Associazione Casa Garda: apertura sede

Con l’arrivo della bella stagione venerdì 3 maggio 2019 i volontari di casa garda dalle ore 14.00 in poi apriranno l’Associazione di via Collegio, 3 a tutti i pensionati lenesi.

Per tutti coloro che volesser trascorrere un pomeriggio in totale relax qui troveranno un ambiente accogliente e confortevole con angoli dedicati alla lettura di riviste, al gioco delle carte, dama e scacchi o semplicemente socializzare incontrando amici nuovi o rivedere quelli già conosciuti. Per intrattenere i partecipanti nel giardino verranno organizzati dei mini tornei di calciobalilla e piattello al termine dei quali si premieranno le persone in gara. Va ricordato che l’Associazione organizza tutto l’anno per gli associati corsi di yoga, cucito, ballo liscio e di gruppo, inglese ed anche cicli di cure termali in quanto molto attenta alle esigenze dei fruitori del centro. Alla fine del pomeriggio verrà offerto un rinfresco per tutti.

Il Presidente, i consiglieri ed i soci colgono l’occasione per augurare a tutti i più sereni auguri di Buona Pasqua.

Prega con tutto il cuore e starai meglio

Numerose ricerche scientifiche hanno esaminato, negli ultimi anni, gli effetti della preghiera sulla salute. É stato dimostrato che la preghiera offre sostegno spirituale, trasmette al malato energie e conforto per affrontare meglio la malattia. Di recente, la rivista inglese British Medical Journal ha pubblicato i risultati di una ricerca dell’Università di Pavia secondo la quale la recita del rosario, producendo un abbassamento del ritmo respiratorio in coloro che lo recitano, ne abbassa la pressione arteriosa e ne migliora l’attività cardiaca.

Il beato Novarese è stato un maestro dell’orazione. Ha insegnato ai malati la pratica di una preghiera profonda e intensa: un cammino spirituale capace di far loro raggiungere lo spazi interiore nel quale il Signore è presente dentro di noi. “Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Giovanni 14,23). Dio “dimora” dentro di noi in uno spazio di silenzio che Novarese, nelle Meditazioni Spirituali, definisce la “tenda interiore”. É qui che incontriamo il Signore.

E tuttavia, per sentirlo realmente presente, dobbiamo imparare a prendere le distanze dal nostro io, a superare l’egoismo e fuggire il peccato. “Se non si lavora dentro se stessi niente costruisce il silenzio dentro di noi. Nella tenda interiore – scrive Novarese – si svolge il lavoro di officina, di limatura, per far scomparire gli angoli, per smussare, arrotondare, fare in modo che l’azione somigli sempre più a Gesù”. E’ Così che il malato conosce la propria profondità. E inizia un cammino che è, nello stesso temo, preghiera ed esperienza spirituale.

Nella preghiera egli esprime l’amore per il Signore, nell’esercizio spirituale che lo coinvolge nella sua totalità di persona formata da corpo e spirito, impara a fare dentro di sé il vuoto dell’io per fare spazio a lui. Un insegnamento potente che ha cambiato la ita di migliaia di infermi rendendoli capaci di sorridere e offrire amore anche nella malattia.

(Mauro A. un ammalato)

La Corona del Rosario

Il Rosario è la forma di preghiera prediletta dalla Madonna, ed è il mezzo che porta Dio nei cuori delle persone e le persone a Dio! Insomma, il Rosario è un grande gesto d’amore, che possiamo fare per dire alla Madonna che le vogliamo bene e per domandare a Lei ogni cosa.

Se domandiamo aiuto con un cuore gentile, Lei non potrà far altro che ascoltarci e intercedere per noi presso Gesù. La Madonna è apparsa a Lourdes recitando la corona con la piccola Bernadette Soubirous. A Fatima, a Lucia, Francesco e Giacinta per ben 6 volte ha raccomandato la recita del Santo Rosario, spiegando quanto è importante per l’umanità.

La Madonna è la via più sicura per arrivare a Gesù, per questo motivo, caro amico, raccomando vivamente la recita del Santo Rosario. Non stancarti di dire ogni giorno tante Ave Maria, per te, per i tuoi cari, e anche per chi non conosci…

Casa Garda

Dal 16 al 19 di ottobre si è svolta, presso la sede del centro anziani di Casa Garda, la gara di bocce che ha visto la partecipazione di 32 appassionati giocatori. Il torneo, il secondo della stagione dopo quello organizzato in primavera, ha visto per quattro giorni, sedici coppie di arzilli pensionati darsi battaglia durante le combattute eliminatorie che hanno preceduto la finale, disputata giovedì 19 ottobre. Come spesso succede nello sport, i pronostici sono stati sovvertiti. L’agonismo e l’entusiasmo, unito a un pizzico di fortuna, di chi non era favorito, ha avuto la meglio, imponendosi a sorpresa nella finale che è stata vinta dalla coppia Felter Sandro e Bertoletti Angiolino. Al secondo posto si sono piazzai Piccinelli Adriano e Massetti Mauro. Le due coppie finaliste sono state premiate con dei graditi cesti gastronomici, mentre la terza e quarta coppia classificata, sono state omaggiate con dei premi di consolazione. Ha fatto da cornice per tutta la durata del torneo un pubblico attento e partecipe che non ha fato mancare il proprio sostegno. La serata finale è stata allietata da un rinfresco offerto ai partecipanti e a quanti hanno seguito con entusiasmo l’intero svolgimento del torneo, che ha rappresentato un vero e proprio momento di festa per tutti gli amici di Casa Garda. Il torneo è stata una piacevole occasione di svago, di incontro e di divertimento aperta a tutti, che ha contribuito a rendere più solidi i rapporti di amicizia tra tutti i frequentanti di Casa Garda, sia quelli abituali, che quelli occasionali. Il successo dell’iniziativa e la grande affluenza di pubblico, hanno gratificato i coordinatori del campo bocce che sicuramente la riproporranno per la prossima primavera. Il gradimento riscontrato, sarà da stimolo per un rinnovato impegno per il prossimo anno. A tuti coloro che si sono spesi per la buona riuscita della manifestazione, va il sentito ringraziamento di tutto il consiglio. Un grazie va all’amministrazione comunale, alla coordinatrice , ai volontari e a tutti quanti in qualsiasi modo contribuiscono al buon funzionamento dell’associazione. Auguriamo a tutti un Buon Natale e un sereno 2018 con noi a “Casa Garda”

Consolare gli afflitti

“Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che è finita la sua schiavitù” (Isaia 40,1-2)

Quali parole maggiormente appropriate di quelle del profeta Isaia, per introdurci nella riflessione sull’opera di misericordia “Consolare gli afflitti”.
Chi sono gli afflitti? Se l’afflizione è uno stato d’animo e l’essere afflitto è la condizione di chi sia profondamente triste, deluso, amareggiato, sconfortato, privo di fiducia e di speranza che le cose possano rimettersi al meglio, possiamo riconoscere almeno due categorie fondamentali: quelli che soffrono per delle circostanze obiettive (malattia, lutto, fallimento, disgrazia) e quelli che soffrono essenzialmente per mancanza di fiducia in se stessi o perché ingigantiscono i problemi. Conseguentemente ci possono essere due atteggiamenti fondamentali verso la vita: quello attivo e quello passivo. Il primo rielabora le proprie esperienze, positive o negative che siano, per approfondire la propria esperienza del reale e per perfezionare il proprio cammino spirituale; il secondo si abbandona stancamente alla vita, entusiasmandosi quando le cose vanno bene ed abbattendosi, magari anche oltre la misura del giusto e del ragionevole, quando vanno male.

L’atteggiamento attivo è quello delle persone forti, che non si scoraggiano facilmente e che, quando cadono, hanno solo bisogno di raccogliere nuovamente le forze per tornare ad alzarsi in piedi; l’atteggiamento passivo è delle persone rassegnate e stanche, le quali, continuamente assumono quella che le circostanze esterne impongono loro, così nel bene come nel male. Tutti, o quasi, quando soffriamo, desideriamo ricevere una parola buona o ricevere un gesto, anche soltanto uno sguardo di simpatia e di comprensione, da un amico, da un parente, da un conoscente, fosse pure da un estraneo. D’altra parte, non tutti riescono ad aprirsi o, peggio, vogliono realmente essere consolate per ricostituire le proprie forze e rimettersi in piedi; ve ne sono di quelle che vorrebbero seguitare a lamentarsi all’infinito per poter essere consolate all’infinito, insomma “farsi compatire”. I testi della Sacra scrittura ci presentano l’amore del Signore con alcune eloquenti immagini, soprattutto con quella stupenda dell’amore della mamma o del papà nei confronti del loro bambino: «Sion ha detto: “Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato”. Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,14-15); oppure dall’amore dello sposo nei confronti della sua sposa:«Poiché tuo sposo è il tuo creatore, Signore degli eserciti è il suo nome, tuo redentore è il Santo di Israele, è chiamato Dio di tutta la terra. Come una donna abbandonata e con l’animo afflitto, ti ha il Signore richiamata. Viene forse ripudiata la donna sposata in gioventù? Dice il tuo Dio. Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti riprenderò con immenso amore. In un impero di collera ti ho nascosto per un poco il mio volto; ma con affetto perenne ho avuto pietà di te, dice il tuo redentore, il Signore» (Is 54,5-8).

logo anno misericordia 2015

Dio, il Padre, ci ha costituiti suoi figli: siamo della sua famiglia. Siamo per lui preziosi, siamo degni di stima, siamo la sua gioia, siamo la sua vita. Per questo egli ci ama come una mamma o un papà. Non ci può mai dimenticare, non ci può mai perdere, ci riprende sempre con sé. In modo speciale nell’insegnamento di Gesù, che è, comunque, in consonanza con i profeti, possiamo cogliere pienamente le caratteristiche dell’amore di Dio. Dio ci desidera. Brama che noi viviamo e insieme il nostro amore. E ciò in modo permanente. Non può stare senza la nostra presenza (viene a cercarci come con Adamo), non può resistere senza il nostro amore, soffrirebbe se non tornassimo a vivere con lui. Non può assolutamente perderci, non può essere felice, anzi non può vivere, senza la nostra presenza, senza il nostro amore. Per questo ci ama per sempre.

“Consolare gli afflitti”: esistono varie afflizioni, vari tipi di sofferenze, ma c’è un’afflizione essenziale che consiste nella mancanza di Dio e nella brama di avere Dio. E questa afflizione essenziale può essere consolata solo dallìamore di Dio. Il nostro cuore sarà inquieto finchè non troverà riposo in Dio e nel suo amore. Sta a noi di essere convinti di tale amore e di riceverlo in noi. C’è un passo di San Paolo assai significativo: «Sia benedetto Dio, padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio» (2Cor 1,2-4). Consolare gli afflitti diventa ora un impegno nostro. Il testo paolino ci dice schematicamente tre cose: Dio ci consola, perché consolati da Dio possiamo consolare gli afflitti, con lo stesso tipo di consolazione con cui Dio ci consola. Sia con le parole sia con la vita. Con le parole, facendo conoscere l’amore di Dio, predicando il Vangelo dell’amore di Dio, quindi insegnando, nei modi adeguati alle capacità di ciascuno, quello che la Sacra scrittura contiene sull’amore di Dio. Con la vita, facendo sperimentare l’amore di Dio, con concrete opere di misericordia, però con le stesse caratteristiche proprie dell’amore di Dio, nello stile proprio di Dio.

Santa Bernadette in una sua meditazione affermava: “1° punto: Gesù mio modello. 2° punto: Gesù mia forza. 3° punto: Gesù mia consolazione”. Compiere atti d’amore nello stile proprio di Dio consiste nel sentire che gli altri sono per noi persone importanti, persone preziose, degne di stima, motivo, quindi, di gioia e di vita. Questo sentimento è, a volte, spontaneo, come si verifica nel caso degli amici o, ancor più, dei familiari, ma è, a volte, solo voluto, come avviene nel caso degli estranei o delle persone sgradevoli o, al limite, dei nemici.
In ogni modo, sentire gli altri come persone importanti vuol dire in pratica: ascoltare attentamente l’altro per conoscerne con interesse l’identità unica, e soprattutto, nel nostro caso, i problemi e i motivi di sofferenza; poi offrire la nostra gioia, anche, semplicemente, con il servizio di un sorriso. Coloro che assistono un ammalato, col loro impegno e con la loro attività, portano il sorriso di Maria e la sua bontà materna accanto ad ogni sofferente.

Non è sufficiente consolare gli afflitti che si trovano tra noi. C’è un Altro, non dico afflitto, ma potenzialmente afflitto, e cioè Dio, il Padre. Dobbiamo essere convinti, che Dio aspetta con ansia di ricevere il nostro amore. Se non glielo dimostreremo, egli sarà afflitto come il Padre della parabola (Lc 15,11ss). A lui, soprattutto, dobbiamo pensare quando pratichiamo questa opera di misericordia.
A Maria, Consolatrice degli afflitti, gioia di tutti gli afflitti chiediamo di essere, a nostra volta, consolati dall’amore di Dio e consolatori con l’amore di Dio.

(Da una catechesi di Papa Francesco)

Un caro saluto ed un sincero ringraziamento a don Domenico da tutti gli ammalati, ed un augurio di bene fecondo nella nuova parrocchia affidatale.

a cura di Maria Piccoli

Corrispondeza ai lettori – aprile 1963

Come madre di famiglia sento uno sdegno assoluto verso un’altra madre che, a difesa della figlia che ha commesso un grosso sbaglio, avrebbe detto: «Sono una madre all’antica, ma certe cose le capisco». In che mondo siamo? Io sono una madre giovanissima, ma certe cose mi rifiuto di capirle. Possibile che io soltanto sia una madre retriva e sciocca? Mi perdoni.

(lettera firmata)

Cara signora, io penso che quella madre, seppure ha pronunziato quelle parole, non abbia voluto difendere le sciocchezze della figlia: forse ha voluto essere semplicemente comprensiva verso l’umiliazione della figlia, senza con ciò approvare un fatto che è del tutto immorale e disgustoso. Lei non è una madre né retriva, né sciocca.
Una figlia vale non per la sua celebrità, ma per quanto riesce a non perdere la testa per questa sua celebrità. I giovani dovrebbero sapere che ci sono cose più importanti della voce e di una certa pettinatura, e, in fatto di amore, bisogna comportarsi da creature responsabili e non da «gatti», mi perdoni.
Dimentichiamo tutto e volgiamo lo sguardo alle cose belle, che capitano ancora nel mondo, grazie a Dio!

 

Desidero fare alcune utili osservazioni in calce ad una lettera apparsa recentemente sopra una rivista italiana, indirizzata al solito postino. Così si esprimevano i firmatari della lettera: «Siamo un gruppo di studenti e siamo stufi della tutela degli anziani (genitori, insegnanti giù di lì). Vogliamo la piena indipendenza fisica, intellettuale, morale e spirituale. Chiediamo di credere a quel che vogliamo, non agli idealismi o alle tradizioni. Vogliamo farci una vita nostra, secondo i nostri bisogni, senza falsi scrupoli per quanto riguarda il nostro piacere ed il nostro interesse, rispetto agli interessi, ai beni, ai sentimenti altrui».

Un gruppo di studenti milanesi

Quante stoltezze in poche parole tutte in una volta! Respingere ogni tutela, ogni consiglio, ogni esperienza degli anziani, per il gusto di provare a far l’adulto anzitempo.
Essere maleducati, ostentare atteggiamenti anarcoidi, non sacrificarsi mai a nessuna legge o principio che esuli dall’egoistico interesse personale. Criticare tutto e tutti, senza volere o sapere qualcosa di meglio. Questo, che in fondo vorrebbe essere il loro nuovo «credo», non rappresenta certo una evoluzione in senso positivo, ma soltanto una corruzione che cede alla delinquenza, e troppo spesso se ne lamentano i frutti nelle quotidiane cronache di delinquenza minorile!

Il Pescatore

Diamo anni alla vita e vita agli anni

A Roma si è svolto recentemente un convegno-studio sui problemi degli anziani. Leno, sempre sensibile alle varie iniziative sociali, ha voluto essere presente con un suo rappresentante. Diamo qui un breve resoconto di queste giornate di studio perché ognuno possa conoscere quanto il problema degli anziani sia sentito ed esiga soluzioni nuove ed urgenti.

1- LA LEGISLAZIONE PREVIDENZIALE ED ASSISTENZIALE A FAVORE DEGLI ANZIANI

La nostra epoca ben si può dire che ha rivoluzionato tutte le strutture sociali che hanno caratterizzato le generazioni passate fino ad un trentennio fa. Infatti alle prime forme di carità organizzata istituite dalla Chiesa per sopperire ai bisogni dei poveri si è giunti agli albori del 1900 alla forma di «Pubblica Assistenza e Beneficenza». La attuale legge fa appunto ancora obbligo ai Comuni ed alle Provincie di provvedere al ricovero degli infermi indigenti, negli Ospedali, degli inabili al lavoro e quindi degli anziani poveri, come pure dei minori abbandonati e degli alienati.

Anche il concetto della Pubblica Assistenza e Beneficenza è ormai superato e siamo passati alla forma di «Previdenza Sociale». Cosa vuol dire questo vocabolo che i Sociologi ed i Politici usano con tanta frequenza? Significa che un sempre maggior numero di categorie sociali «Lavoratori dipendenti» (coltivatori diretti, mezzadri, artigiani, commercianti, casalinghe, ecc.) non devono più aspettare la assistenza e beneficenza del Comune e della Provincia, erogazione che poteva essere data e anche negata a secondo dei casi, ma bensì appunto in forza di questo nuovo rapporto avere diritto alle prestazioni ospedaliere, alle cure mediche a domicilio, in ambulatorio, all’assistenza ostetrica, farmaceutica, specialistiche, invio in luoghi di cura, agli assegni familiari, ai giorni di malattia pagati, alla pensione e reversibilità, ecc.

Al punto in cui siamo il passo dalla «Previdenza Sociale» alla forma di «Sicurezza Sociale» è breve. Sarà quindi attuato anche in Italia quanto sancisce l’art. 38 della Costituzione. In Inghilterra ogni cittadino, appunto per il fatto di essere un cittadino, fruisce già di un assegno mensile; gli è quindi garantita la libertà dal bisogno.
Non facciamoci illusioni comunque perché i Poveri ci saranno sempre. Ce lo ricorda Gesù nel Vangelo. Resta tuttavia sempre valido l’impegno per la Società di rendere ad essi la vita più facile.

Va precisato che in Italia non vi è ancora una Legislazione volta alle particolari esigenze e necessità degli Anziani. Sono però problemi che già affiorano e vengono prospettati dai responsabili della vita nazionale e speriamo che trovino una possibile soluzione nella prossima legislatura.

2- MUTAMENTI NELLA POSIZIONE SOCIALE E FAMILIARE DEGLI ANZIANI

Abbiamo brevemente accennato ai mutamenti delle strutture sociali, mutamenti che hanno messo in crisi gli Anziani ed in particolare i più sprovveduti. Vediamo brevemente le cause della:

  • crisi nei rapporti con la famiglia
  • crisi nei rapporti sul lavoro
  • crisi nei rapporti con la società.

Nelle generazioni precedenti la nostra di quarantenni, l’Anziano era sinonimo di saggio, di virtuoso, del  «pater familias». I nostri padri ed i nostri nonni sono cresciuti e si sono formati nell’idea del «Vecchio» da cui tutto dipendeva, al quale tutti dimostravano, se non amore, rispetto ed obbedienza. Giungere quindi alla vecchiaia significava arrivare a questo traguardo. Anche sul lavoro l’Anziano aveva il posto preminente: era richiesto, consultato. L’esperienza che aveva acquistato nella sua vita lo poneva in una posizione di rispetto. Nell’officina l’apprendista guardava con venerazione l’operaio insegnante e con lui solidarizzava. Nella società civile i posti di responsabilità erano occupati solo dagli Anziani e la posizione del «Vecchio» era ambita e rispettata.

Con l’avvento della macchina e della tecnica questa posizione si è mutata e ai nostri giorni si è verificata una vera e propria emancipazione dalla tradizionale via. Nella società familiare i figli hanno iniziato una propria vita autonoma con proprie responsabilità morali e finanziarie. Dalla forma patriarcale si è passati a tante famiglie quanti ne sono i nuclei familiari; la formazione a piramide si è disciolta ed ogni famiglia parte da una comune base. Quindi anche per l’Anziano si è trattato di accettare tale impostazione e quindi anche per lui ripartire di nuovo, certo in una posizione di svantaggio rispetto ai giovani, e di mantenere se non di conquistare posizioni nell’inserimento in società (affetti, lavoro, svaghi, ecc.). L’Anziano ha dovuto rinunciare, quando ciò è anche possibile, alla propria potestà ed autonomia ed entrare nella famiglia dei figli come un semplice membro con tutti gli inconvenienti che tale posizione comporta. Sul lavoro l’Anziano si è trovato pure a dover sostenere la concorrenza delle nuove leve, ed anche qui con punto di partenza dì svantaggio, in quanto i giovani sono più pronti ad apprendere e ad adattarsi alle mutevoli fasi di lavoro che l’odierna produzione consiglia.

Anche nella società civile osserviamo che i giovani entrano nelle cariche pubbliche con impeto ed impegno spodestando chi tiene posizioni tradizionali. In tutte le discipline è entrato questo spirito nuovo cui non fa riscontro possibilità alcuna di intesa tra prima e dopo. Lo stesso dialogo alcune volte è più facile tra coetanei di nazionalità più disparate che non tra padre e figlio. Pure nella costruzione del dopo guerra, soprattutto nei grandi centri e città, l’abitazione è concepita in funzione del nucleo familiare autonomo: casette o appartamento in condominio ove i vani sono limitati ai genitori due o al massimo tre figli, con esclusione di altre persone.
Di tutto questo stato di cose di chi la colpa: dei giovani o degli anziani? Non sono più così buoni i giovani come lo erano stati gli attuali anziani?

Le cause vanno ricercate nelle mutate prestazioni dei mezzi che sono a nostra disposizione senza che l’uomo abbia potuto e saputo aggiornarsi ad usarli come strumenti per maggior elevazione; nella ricerca di una maggiore agiatezza da parte dei giovani; nel voler rifugiarsi da parte degli Anziani in posizioni ormai superate e anacronistiche; disparità di vedute dovuta anche alla maggior istruzione dei figli rispetto ai padri. E l’elenco potrebbe continuare. Quali le possibili soluzioni per appianare divergenze che alcune volte sembrano incolmabili?

(continua)

Visita alla Casa di Riposo

Natale è una festa così grande e bella in cui ogni animo si sente felice e pronto a donare. Anche noi aspiranti, dietro suggerimento della nostra delegata, abbiamo avuto modo di compiere un atto gentile: una visita al ricovero dei vecchi.
Ognuna, con piccole cose, ha cercato di soddisfare i gusti dei vecchietti, e credo proprio ci siamo riuscite! …
Appena entrate i loro visi avevano un’espressione un po’ interrogativa, la rev. Madre che ci accompagnava ha spiegato loro lo scopo della nostra visita. Distribuendo i doni, capivamo dai foro occhi la felicità che in quel momento provavano, ma forse le più felici eravamo noi e avremmo voluto essere noi a porgere un sincero grazie a loro. Essi ci avevano dato l’occasione di ornare il nostro Natale con un gesto di amore verso il prossimo e di solidarietà umana verso chi non può vivere nella propria famiglia.

L.B.
Aspirante Maggiore