L’antidoto del Natale

Se ce ne fosse stato bisogno, il signor Coronavirus (chiamiamolo pure così, perché non si arrabbi e inveisca ulteriormente!) ci ha ricordato una verità fondamentale: che tutti gli esseri umani sono interconnessi e interdipendenti. Siamo tutti sulla stessa barca. Ci siamo accorti infatti che il mio star bene dipende dalla salute degli altri e che lo star male degli altri mina anche la mia salute. Nel bene e ne male ci condizioniamo reciprocamente.

Questa verità, oggi dolorosamente riscoperta, ci può forse aiutare a comprendere meglio due aspetti importanti della nostra fede cristiana, intimamente collegati fra loro, quello del cosiddetto “peccato originale” e quello della redenzione o salvezza cristiana.

Il “peccato originale” è un male che ci precede e di cui non siamo immediatamente responsabili; è una specie di inquinamento morale, un male che ci intacca, anche se non è stato compiuto e causato da noi, ma da altri. È il male della cattiveria, dell’egoismo, della disonestà, della violenza, della chiusura a Dio e agli altri che noi respiriamo fin dal concepimento e che ci condiziona, rendendoci inclini, come ha dimostrato anche la psicologia, a ripeterlo. Questo male del mondo si chiama “peccato”, perché va contro la volontà di Dio che, all’inizio (“in principio”) ha creato e voluto un mondo e un uomo “buono”. Si chiama però anche “originale”, perché si è costituito fin dalle origini, in conseguenza del peccato di Adamo ed Eva. Da allora tutti quelli che hanno peccato a somiglianza di Adamo, disobbedendo a Dio e commettendo del male, hanno a loro volta contribuito ad aumentare il male del mondo, rendendolo più violento, cattivo, disonesto, ecc. In altri termini, quando facciamo del male, anche noi siamo Adamo ed Eva e contribuiamo a dilatare un mondo di “peccato (originale)”, che inquina tutti i suoi abitanti.

Questo inquinamento morale (peccato originale), che intacca anche il bambino appena concepito, non essendo una colpa personale di cui essere responsabili, non è in grado di privarci della comunione con Dio o di mandarci all’inferno. Per questo la Chiesa, pur sottolineando la necessità del Battesimo, non ha mai affermato che un bambino morto senza Battesimo vada all’inferno. Tuttavia il peccato originale ci condiziona negativamente, inclinandoci al male.

Se tuttavia la dottrina del peccato originale ribadisce la conseguenza negativa del nostro essere interconnessi e interdipendenti, non bisogna dimenticare che il discorso vale anche in senso positivo. Ogni mio atto buono rende il mondo migliore per tutti. Ora, nella storia dell’umanità, c’è stato soprattutto un fatto che ha cambiato le sorti del mondo, creando una situazione nuova di bene e di salvezza di cui tutti beneficiano, anche senza saperlo: è il fatto dell’incarnazione di Dio in Gesù di Nazareth. Quell’avvenimento, che trova il suo culmine nella morte e risurrezione di Gesù per tutti gli uomini, ha introdotto nel mondo inquinato aria nuova e salutare, il respiro stesso di Dio, il soffio dello Spirito santo, che ci rende partecipi dell’amore di Dio e ci spinge ad amare.

Il santo natale di Gesù è quindi l’antidoto contro ogni inquinamento morale e contro ogni male. Esso ci precede come dono di Dio per tutti e ci attira e inclina al bene. Certo da solo non è in grado di garantire la salvezza, cioè il compimento dell’uomo nell’amore, poiché c’è di mezzo la libertà dell’uomo. Ma il rifiuto del dono non è in grado di cancellare il dono stesso, che come bene sommo è entrato nel mondo, dando inizio ad un nuovo clima salutare e benefico, che, una volta accolto, guarisce dal male e rende possibili il bene e l’amore.

Lo fa capire molto bene l’apostolo Paolo, che fa un paragone tra Adamo, iniziatore del male del mondo (peccato originale) e Cristo, portatore di una vita nuova e salutare:

Come a causa di un solo uomo [Adamo] il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato la morte…, così per l’opera giusta di uno solo [Cristo] si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita (Romani, 5, 12-19).

Quindi noi siamo strattonati, sballottati tra il bene e il male alla pari?

No, risponde sempre san Paolo. “Il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti” (5, 15).

È una iniezione di ottimismo. Siamo legati gli uni gli altri (grazie signor Coronavirus che ce lo hai ricordato!); reciprocamente condizionati nel bene e nel male. Ma il bene è “molto di più”, perché il bene, prima di tutto, è Gesù, il Dio che, col Natale, è venuto ad abitare con noi e vi rimarrà per sempre. Grazie Gesù!