Pace: frutto della redenzione in Cristo

Il testo integrale dell’omelia pronunciata dal vescovo Tremolada nella celebrazione eucaristica nella chiesa della Pace a Brescia

In occasione della giornata mondiale della Pace, istituita da San Paolo VI nel 1968, il vescovo Pierantonio Tremolada ha presieduto ieri una santa Messa nella chiesa della Pace a Brescia. Questo il testo integrale dell’omelia pronunciata.

“Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”: il canto degli angeli nella notte del Natale risuona in questi giorni e richiama il mistero adorabile della visita di Dio all’umanità in cammino nella storia.  È un canto che ci consegna una verità sempre sorprendente: la gloria che è nell’alto dei cieli e che è contemplata dagli angeli di Dio, ha un suo meraviglioso riflesso nella pace che Dio desidera far fiorire sulla terra, a favore dell’umanità che egli ama. Pace tanto cara ai cuori umani e tanto desiderata, eppure così faticosa da realizzare, così delicata, così fragile, così precaria. In questo primo giorno dell’anno nuovo, ormai tradizionalmente divenuto per la Chiesa universale Giornata della Pace, in questa Chiesa e in questo luogo che a Brescia naturalmente evocano la pace, siamo invitati a fermare su di essa per qualche istante il nostro pensiero e soprattutto a invocarla come dono prezioso che viene dall’alto.

La pace cantata dagli angeli la notte del Natale del Signore e donata da lui negli incontri con i discepoli dopo la sua morte e nella potenza della sua resurrezione, ha un che di misterioso. Se è riflesso della gloria dei cieli, rimanda al mistero di Dio. È una pace che l’uomo non si può dare, ma che piuttosto riceve come frutto della redenzione in Cristo. La rivelazione dell’amore trinitario costituisce l’effettiva sorgente di questa pace tanto desiderata. È la pace che Gesù stesso promette ai suoi. È la pace che la liturgia ci fa invocare prima di accostarci alla comunione sacramentale e dopo aver insieme proclamato le parole della Padre nostro: “Liberaci o Signore da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni e con l’aiuto della tua misericordia saremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento”. E ancora: “Signore Gesù Cristo che hai detto ai tuoi apostoli vi lascio la pace, vi do la mia pace, non guardare ai nostri peccati ma alla fede della tua Chiesa e donale unità e pace secondo la tua volontà”.

Questa pace genera i sentimenti capaci di affrontare la sfida di una realtà complessa, di un vissuto sociale che spesso mette alla prova. È una pace dai vari volti e dai molteplici risvolti. È pace nel senso di amabilità e benevolenza, di sincera apertura verso tutti, di naturale disposizione ad ascoltare, a comprendere, a sostenere e confortare; ma è anche fermezza di fronte alle prove della vita, è serena perseveranza in grado di contrastare la tentazione dello scoramento, dell’amarezza rassegnata, della parola lamentosa e pungente, del lasciarsi cadere le braccia; è infine miracolosa capacità di perdono, rifiuto di ogni forma di violenza anche qualora ci si trovasse a subirla, è testimonianza profetica del rinnovamento compiuto dalla Pasqua del Signore, dal suo sacrificio d’amore.

Questa pace che viene dall’alto suppone la conversione del cuore: è infatti frutto di una dura lotta contro se stessi, è opposizione tenace ad ogni movimento distruttivo suscitato nell’animo dall’orgoglio e dall’avidità, le due le passioni madri – così le chiamano i maestri dello spirito – che mirano a fare dell’uomo uno schiavo, a togliergli il governo di se stesso, la sua autodeterminazione per il bene, inducendolo a guardare il prossimo come una minaccia o come un a preda, consegnandolo in balia della gelosia, dell’odio e della ricerca morbosa del proprio appagamento. In questo modo il cuore dell’uomo perde la pace.

Alla base dei conflitti sanguinosi che sempre hanno devastato la vita dei popoli e ancora oggi procurano dolori indicibili a tanti uomini e donne c’è sempre la brama insaziabile e capricciosa del cuore umano ferito, il desiderio accecante della ricchezza e del potere, la voglia di mostrarsi grandi e la paura di non apparire tali agli occhi degli altri, l’ebbrezza di sentirsi padroni delle cose e anche degli uomini, l’obbligo di esserlo per non rischiare di diventare schiavi di chi, dall’altra parte della barrica, la pensi – ne siamo convinti – allo stesso modo. Una sorta di reciproca condanna all’ansia e alla paura, che può giungere addirittura a togliere il respiro e comunque impedisce all’animo si sentirsi in pace. La famiglia umana diventa così la controfigura di se stessa: si trasforma in una moltitudine di gente che fatica a riconoscersi, un insieme di entità tendenzialmente estranee e in reciproca concorrenza, ciascuna preoccupata di difendere il proprio diritto e di ricercare il proprio interesse. Allora prendono piede l’ingiustizia e la prepotenza: chi ha tende a possedere sempre di più e chi si sente forte vuole esserlo sempre di più; mentre chi ha poco si trova a possedere sempre di meno e chi è debole rischia facilmente di soccombere.

Non si cambia il mondo se non si cambiano i cuori. Lo diceva molto bene san Paolo VI nell’Esortazione Apostolica Evangelii Nuntiandi, quando, parlando dell’evangelizzazione, così si esprimeva: “Evangelizzare, per la Chiesa, è portare la Buona Novella in tutti gli strati dell’umanità, è, col suo influsso, trasformare dal di dentro, rendere nuova l’umanità stessa: «Ecco io faccio nuove tutte le cose». Ma non c’è nuova umanità, se prima non ci sono uomini nuovi, della novità del battesimo e della vita secondo il Vangelo. Lo scopo dell’evangelizzazione è appunto questo cambiamento interiore e, se occorre tradurlo in una parola, più giusto sarebbe dire che la Chiesa evangelizza allorquando, in virtù della sola potenza divina del Messaggio che essa proclama, cerca di convertire la coscienza personale e insieme collettiva degli uomini, l’attività nella quale essi sono impegnati, la vita e l’ambiente concreto loro propri”.

L’essenza della redenzione è il cambiamento del cuore. Nelle parole dei grandi profeti dell’Antico Testamento troviamo questo annuncio che è in verità una promessa. Così dice per esempio il profeta Ezechiela, dando voce al Signore Dio dell’Alleanza: “Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli, vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme” (cfr. Ez 36,25-27)

L’unica vera rivoluzione di cui l’umanità ha bisogno è quella spirituale. Ogni epoca, per non cadere nel baratro della violenza cieca, deve puntare sul primato della grazia e sulla centralità della coscienza. Solo così regnerà la pace. Essa si irradierà dal segreto dei cuori, si sprigionerà anzitutto nella forma di sentimenti sinceri, di intenzioni limpide, di desideri nobili, di ideali coraggiosi, cui seguiranno progetti lungimiranti e azioni efficaci. Dove giunge la luce amabile del Dio con noi, dove ci si apre all’energia straordinaria dello Spirito di Dio, che rigenera e purifica, dove la coscienza si mantiene in dialogo con colui che è fonte della vera sapienza, si avvia un misterioso processo spirituale, il cui frutto più prezioso è appunto la pace: pace interiore che poi diviene pace sociale, pace del cuore che dà vigore alle braccia e prima ancora creatività alla mente, in vista di una convivenza umana realmente civile.

Sappiamo bene che la vera pace non è di questo mondo. La vedremo nella sua forma perfetta quando “Dio sarà tutto in tutti”; e ne saremo affascinati. Allora capiremo che cosa il nostro Creatore aveva da sempre pensato per noi. Ora si deve lottare per difenderla e per promuoverla, si deve lottare con fiducia, con coraggio, con perseveranza; senza paura e senza rabbia; sapendo che già in questa lotta spirituale per la pace si fa esperienza della pace. Chi infatti difende la pace e la promuove già ne gusta il buon sapore e ne viene consolato: “Beati gli operatori pace – ci ha promesso il Signore Gesù – perché saranno chiamati figli di Dio”.

Nella festa della Divina maternità di Maria a lei affidiamo questo desiderio di pace così vivo e ancora così drammaticamente lontano dall’essere esaudito. A lei chiediamo il dono di un’autentica conversione dei cuori. A lei affidiamo gli sforzi sinceri di tanti uomini e donne di buona volontà, che anche oggi fanno della pace lo scopo del loro generoso impegno. Voglia Dio che tra questi ci siamo anche noi”.

Un inno al tanto bene fatto

“Il bene non fa rumore ma crea quella rete invisibile che sorregge il mondo intero”. L’omelia pronunciata dal vescovo Pierantonio in occasione del “Te Deum” alla Basilica delle Grazie

“Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia risplendere il suo volto; perché si conosca sulla terra la tua via, la tua salvezza fra tutte le genti”. Queste parole del salmo, che la liturgia ci ha fatto proclamare, risuonano con particolarità intensità in questo giorno che conclude un anno di grazia del Signore. Volgendo lo sguardo al cammino che abbiamo compiuto, non possiamo non scorgere le tracce di questa benedizione annunciata. Davvero la luce del volto di Dio è brillata su di noi nei giorni che stiamo consegnando alla memoria della storia. Luce a volte contrastata dalle ombre, ma comunque luce vera, luce tenace e vittoriosa, luce amabile e benefica. La debolezza della nostra fede e una diffusa tendenza alla malinconia potrebbero rischiare di offuscare la verità delle cose e impedirci di riconoscere i segni di una provvidenza che in realtà sempre ci accompagna. È ancora il salmo a ricordarci che degno di lode è colui che veglia sulle sorti del mondo e che non dimentica l’umanità che egli ama. L’invito alla gratitudine è accorato ed è rivolto a tutti: “Ti lodino i popoli o Dio, ti lodino i popoli tutti”. Salga dunque il nostro Te Deum di ringraziamento in questo ultimo giorno dell’anno e la solenne celebrazione dell’Eucaristia conferisca a questo ringraziamento la sua espressione più alta e più vera.

Che cosa ricordare di questo anno trascorso a testimonianza della benevolenza divina per noi, per l’intera umanità e in particolare per la nostra comunità? Ognuno di noi conosce il diario quotidiano della propria esistenza e potrebbe raccontare, illuminato dallo Spirito, in quale modo la grazia lo ha visitato. Guardando come dall’alto al cammino dell’intera famiglia umana, acquistano particolare rilievo eventi che vedono protagonista papa Francesco e con lui la Chiesa universale. Penso in particolare al discorso da lui pronunciato lo scorso febbraio in occasione della visita agli Emirati Arabi, presentato come Documento della fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune e sottoscritto dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayye: “Noi credenti in Dio, nell’incontro finale con Lui e nel Suo Giudizio – da detto il papa – partendo dalla nostra responsabilità religiosa e morale, e attraverso questo documento, chiediamo a noi stessi e ai del mondo, agli artefici della politica internazionale e dell’economia mondiale, di impegnarsi seriamente per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace; di intervenire, quanto prima possibile, per fermare lo spargimento di sangue innocente, e di porre fine alle guerre, ai conflitti, al degrado ambientale e al declino culturale e morale che il mondo attualmente vive […] Altresì dichiariamo fermamente che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue”. Parole forti, coraggiose e illuminanti, che tracciano una via di speranza per il futuro.

Sempre da parte di papa Francesco è ci è stato offerto nel marzo di quest’anno il testo dell’Esortazione Apostolica Christus vivit, che riprende e porta a compimento l’evento del Sinodo per i giovani e consegna alla Chiesa universale il frutto della riflessione in esso maturata. Le parole con cui l’Esortazione si conclude sono un invito commosso ai giovani. Ci fa piacere riascoltarlo e sentirlo profondamente nostro, pensando al nostro cammino di Chiesa: “Cari giovani, sarò felice nel vedervi correre più velocemente di chi è lento e timoroso. Correte attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Ne abbiamo bisogno! E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci».

L’anno che si chiude è stato particolarmente rilevante per la comunità dei popoli che formano l’Europa e che si stanno faticosamente ricercando la forma adeguata di una comunione sociale e politica tendente a rendere attuale il sogno dei padri fondatori. Si sono infatti svolte nel mese di maggio le elezioni in tutti i paese che compongono l’attuale Unione Europea, e si è venuto a costituire un nuovo parlamento. È stata anche rinnovata la Commissione europea, il cui ruolo appare determinante in relazione al commino dell’Unione. La nuova presidente, Ursula von der Leyen, così ha concluso il suo discorso di insediamento: “Tutti noi qui riuniti viviamo in un’Europa che è cresciuta, maturata, si è irrobustita e che conta ora 500 milioni di abitanti. Questa Europa ha un peso. Vuole assumere responsabilità per sé e per il mondo. Non sempre è facile, spesso costa dolore e fatica, ma è il nostro dovere più alto! Per questo esorto tutte le europee e tutti gli europei a partecipare, perché è il bene più prezioso che abbiamo”. Sono personalmente convinto del grande valore che ha l’Europa per se stessa e per il mondo intero. Europa come Comunità di popoli e non solo come Unione monetaria, fondata sul riconoscimento dei grandi valori che le sono propri ed espressione di una civiltà che trova le sue radici nella forza umanizzante del Cristianesimo. L’animo onesto di ogni europeo difficilmente potrà rinnegare questi legami profondi, come ha forse dimostrato la comune commozione provocata dall’incendio, il 15 aprile scorso, della magnifica Cattedrale di Notre Dame a Parigi.

E purtroppo altri incendi devastanti hanno ferito il nostro pianeta in questo anno che si chiude: incendi in Amazzonia, nell’America del Nord e recentemente in Australia. Insieme ad essi eventi atmosferici di straordinaria portata e di tremendo impatto, che ci hanno molto turbato per la loro intensità e frequenza. Anche il nostro territorio è stato segnato in modo pesante da episodi simili, con gravi conseguente per persone e famiglie. Quanto accade ci obbliga ad una riflessione seria sui cambiamenti climatici in corso e sulle nostre responsabilità nei confronti dell’ambiente in cui viviamo e che dobbiamo consegnare alle future generazioni. Il futuro esige il coraggio di scelte personali e politiche di alto profilo, ultimamente di carattere etico.

Tra gli eventi che hanno visto protagonista in questo anno trascorso la nostra città mi piace ricordare il viaggio compiuto a Betlemme da parte di una delegazione bresciana altamente rappresentativa. Colgo qui l’occasione per ringraziare dell’invito a farne parte. Si è voluto in questo modo onorare e rimarcare il gemellaggio a suo tempo sancito tra le città di Brescia e di Betlemme. In questo tempo natalizio l’esperienza vissuta torna alla mente con una forza ancora maggiore e ricorda quanto sia vivo in alcune regioni del mondo il bisogno di pace e quanto sia a volte tortuoso il cammino che vi conduce. Al Dio della pace, che a Betlemme è venuto ad abitare in mezzo a noi, vorrei affidare le speranza di quanti abitano quella terra, la terra che lui stesso ha visto e sulla quale ha camminato.

Alcuni lutti che hanno colpito la nostra città e la nostra diocesi hanno lasciato in tutti noi un segno particolarmente profondo. Penso in particolare alla morte prematura di Nadia Toffa, a quella del piccolo Daniele Bazzardi di Chiari, vittima di un tragico incidente stradale. Sempre in un incidente proprio qui in centro città ha perso la vita Jennifer Rodriges Loda ancora nel fiore degli anni, mentre un drammatico investimento ha tolto la vita al giovane Andrea Nobilini. Li accolga il Signore nella sua pace senza tramonto. E insieme a loro accolga tutte le altre persone, meno note, che in circostanze dolorose hanno concluso quest’anno la loro esistenza tra noi: vittime sul lavoro, sulle strade, sulle montagne, vittime delle malattie e anche della violenza che acceca i cuori. Una preghiera particolare vorrei rivolgere al Signore per i ministri della Chiesa che in questo hanno salutato la nostra Chiesa pellegrina sulla terra e sono entrati a far parte della Chiesa celeste. Tra loro in particolare S. E. Mons. Vigilio Olmi, per molti anni stimato vescovo ausiliare di questa diocesi, padre Giulio Cittadini, che ha segnato indelebilmente la storia di questa città, ma anche don Ettore Piceni e don Enrico Andreoli, che il Signore ha voluto con sé quando noi speravamo per loro ancora lunghi anni di fecondo ministero. Sia fatta la sua volontà, secondo il suo misterioso disegno di grazia.

Vorrei concludere elevando un inno di ringraziamento per il tanto bene che in questo anno è stato compiuto, nel mondo e in particolare nella nostra diocesi e nella nostra città. Il bene non fa rumore ma crea quella rete invisibile che sorregge il mondo intero. A volte giustamente è reso evidente, come nel caso del premio Bulloni che ormai da anni a Brescia chiama sul palcoscenico la bontà umile e tenace di uomini e donne abituati a operare dietro le quinte. A loro va tutta la nostra gratitudine. Ma il nostro ringraziamento deve giustamente allargarsi e raggiungere gli uomini e le donne delle istituzioni: amministratori, forze dell’ordine, personale dei servizi pubblici; gli uomini e le donne degli ospedali, delle scuole, di tutti gli ambienti di cui il vivere sociale ha bisogno. Non dimenticheremo, infine, l’eroico esercito dei volontari, che dimostrano nei fatti quanto sia insensata e comunque non assoluta la regola dell’interesse e del tornaconto.

Il ringraziamento si fonde nella lode rivolta Dio, nel Te Deum che sale riconoscente e adorante verso di lui. È lui che custodisce il mondo da ogni male. È lui la fonte perenne del bene. È lui che guida l’umanità sulla via della pace. È lui che permette ai cuori degli uomini di non perdere mai la speranza. A lui sia gloria, nei secoli dei secoli. Amen

Temperantia

Nessun tempo
è mai troppo lontano
dal cuore;

Ci sono ricordi
che te li senti ancora vivi
nelle mani,

Quasi ancora si potesse
farne un destino migliore –

Ma si può vivere
soltanto in avanti;

Siamo fili su cui la vita
giorno per giorno

inanella perle

Illustrazione di Daniele

Processione mariana

Sabato 7 settembre alle 20.30 il vescovo Pierantonio presiede la processione con le fiaccole pregando il Rosario per affidare alla Madonna il nuovo anno pastorale. La partenza è dalla Cattedrale e la conclusione è nella Basilica delle Grazie

Sabato 7 settembre alle 20.30 il vescovo Pierantonio presiede la processione con le fiaccole pregando il Rosario per affidare alla Madonna il nuovo anno pastorale. La partenza è dalla Cattedrale e la conclusione è nella Basilica delle Grazie.

Domenica 8 settembre le Messe alle Grazie sono alle: 7.30, 9, 10.30, 12, 15, 16 e 18; alle 16 la Messa con l’affidamento a Maria e la benedizione dei bambini e dei ragazzi; alle 18 il Pontificale presieduto dal vescovo Pierantonio.

Iscrizioni al catechismo

Leno, 31 agosto 2019

Carissime famiglie,

diamo inizio ad un nuovo anno pastorale ricco di opportunità per vivere l’esperienza della comunità cristiana, condividendo la nostra fede e la nostra appartenenza alla Chiesa.

Se ora ci stiamo incontrando, è perché abbiamo scelto di fidarci della provvidenza del Signore ed anche delle proposte che la Parrocchia esprime per facilitare la partecipazione alla vita comunitaria. Se ci stiamo incontrando, ancora, è anche perché avete responsabilmente scelto di accompagnare i vostri figli attraverso i percorsi di catechesi, dove alcuni tra voi cominciano assieme a famiglie nuove ed altri continuano le esperienze in atto.

In base alle diverse fasce d’età, ciascun gruppo avrà un calendario con le indicazioni per gli incontri dei ragazzi e dei genitori e comprensibilmente diversi saranno i momenti nei quali ci si ritroverà. Ci sembra, comunque, bello e pensiamo esprima anche un forte senso di appartenenza, che assieme, tutti, ci presentiamo a Dio in un momento di preghiera per ringraziarlo delle attività estive appena concluse e per affidarci in vista del nuovo periodo. Ecco, allora, che in occasione delle Sante Quarantore, che già sono una tappa significativa all’interno dell’anno pastorale, possiamo dare inizio ufficiale al catechismo davanti all’Eucarestia.

Ci incontreremo in un unico momento: domenica 29 settembre alle ore 10.30 in Chiesa; in quell’occasione vi chiediamo di riportare compilato il modulo di iscrizione che avete ricevuto in Oratorio. L’invito è esteso a tutta la famiglia.

Augurandoci ogni bene nel Signore Gesù, vi salutiamo.

I Sacerdoti, le Suore e i Catechisti.

Quando arrivate in chiesa parrocchiale vi invitiamo a consegnare il modulo iscrizione all’ingresso e ad accomodarvi nella parte indicata sulla piantina sotto riportata.

Le iscrizioni saranno aperte dal 16 al 23 settembre, presso l’Oratorio, dalle ore 15:00 alle ore 18:00.

Cattolica: l’umanesimo cristiano oggi

Il testo della riflessione che mons. Tremolada ha proposto in occasione del Dies Academicus dell’Università Cattolica. “Bello del vivere. L’umanesimo cristiano oggi” il tema scelto

Questo il testo della lectio magistralis che il vescovo Tremolada ha proposto ieri, al Dies Academicus dell’Università Cattolica di Brescia. “Bello del vivere. L’umanesimo cristiano oggi”, il tema scelto per il suo intervento.

“Magnifico Rettore, Illustre Pro Rettore, Eccellenza Reverendissima Signor Assistente Spirituale, Autorità civili, militari e religiose, Stimatissimi docenti, Personale tecnico e amministrativo, Carissimi studenti e studentesse, Voi tutti qui presenti in questa solenne circostanza, è per me un onore, oltre che un piacere, prendere la parola in occasione del Dies Academicus che inaugura l’anno degli studi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Sono, infatti, pienamente consapevole del ruolo che questa Istituzione riveste in ordine all’educazione dei giovani e alla promozione della cultura, nella nostra città in particolare e nel più vasto raggio del territorio circostante. Si tratta di un’Opera che tende ad offrire, con costante sforzo di discernimento, un’esperienza di studio e di ricerca nella quale l’istanza del sapere, coltivata con la rigorosa serietà che le è si addice, mira a coniugarsi sapientemente con la fede, sul presupposto che tra queste non via sia opposizione ma, al contrario, reale e profonda sintonia.

Mi è stato chiesto di condividere qui una riflessione che prendesse le mosse dalla lettera pastorale da me proposta alla diocesi di Brescia per il corrente anno pastorale. In essa ho voluto parlare della santità, considerandola nell’ottica della bellezza e indicandola come la prospettiva in cui porsi per il nostro cammino di Chiesa dei prossimi anni. Che la santità rettamente intesa possa di fatto dar vita ad umanesimo cristiano, da intendere in totale corrispondenza con l’umanesimo tout court, e che quest’ultimo sia chiamato oggi ad assumere una sua singolare configurazione, è quanto costituisce l’argomento di questa mia relazione. Lasciandomi guidare dal titolo stesso, e cioè: Il bello del vivere. L’umanesimo cristiano oggi, intenderei svilupparla in tre momenti. Nel primo vorrei mettere a fuoco il significato del termine santità; nel secondo mostrarne il nesso con l’umanesimo cristiano; nel terzo indicare alcuni elementi a mio giudizio rilevanti che ne possano dimostrare l’attualità.

La santità e il bello del vivere

Ci sono parole che provengono dal mondo della religione e suonano inevitabilmente lontane a chi non lo frequenta. La santità è una di queste. La realtà cui si allude con questo termine suscita normalmente rispetto, ma potrebbe anche creare un certo disagio. Potrebbe cioè evocare una perfezione inarrivabile che poi finisce per giudicarti, o una eroicità al limite delle forze umane davanti alla quale ci si impaurisce, o un’osservanza esemplare propria di un modo a cui ci si sente estranei. Credo sia importante cogliere l’essenza della santità ponendosi nella giusta prospettiva e cioè riconoscendola come il pieno compimento di ciò che tutti noi siamo in quanto appartenenti al genere umano. In altre parole, credo che la santità abbia a che fare con la nostra stessa umanità, presa dal suo lato migliore.

Sono convinto che “Il bello del vivere” possa essere una buona definizione della santità. Mi piace pensare che santità sia il nome religioso della bellezza, quando questa si coniuga con la vita stessa nell’orizzonte della fede. Potremmo anche dire, in prospettiva cristiana, che la santità è l’altro nome della vita considerata nell’ottica di Dio. È, cioè, il lato buono dell’umanità, originario e indistruttibile. È l’umanità così come il Creatore l’ha pensata da sempre; è l’umanità che, ferita dal male, in Cristo è stata redenta, liberata da ciò che la offende, la mortifica e la intristisce; da ciò che la rende crudele, volgare e violenta. È l’umanità che vorremmo sempre incontrare, che non ci farà mai paura, che, al contrario, ci attira, ci stupisce e ci commuove. È l’umanità avvolta nella luce del bene.

Quando la Bibbia parla di santità si riferisce prima di tutto a Dio. Con l’aggettivo qadósh – che in lingua italiana traduciamo con “santo”la lingua ebraica tenta di esprimere qualcosa che è per sua natura inesprimibile, cioè la dimensione trascendente propria di Dio. Se Dio esiste non può essere ricondotto a schemi umani di interpretazione. Diventerebbe un idolo di cui l’uomo può disporre a piacere e a cui non si potrebbe mai affidare. Il nostro intelletto non è il recinto entro cui rinchiudere il mistero del Dio vivente: saremmo noi più grandi di lui. La nostra intelligenza, che non è la dea ragione ma la magnifica facoltà di comprendere con gratitudine e umiltà ciò che ci è stato donato, ci può in realtà condurre fino ad una soglia che mai potrà oltrepassare. Da lì in avanti si deve procedere in altro modo. O meglio: è tutto il cammino, fino alla soglia e oltre quella, che va compiuto in un costante atteggiamento di riverente ricerca, consapevoli di muoversi entro un orizzonte che è insieme ignoto e luminoso.

Nel suo libro capolavoro dal titolo L’uomo non è solo, il grande pensatore ebraico Abraham Hescel così scrive: “La maggior parte – e spesso il meglio – di quel che accade in noi rimane un nostro segreto. Nessuna lingua è in grado di spiegare quel che si agita nel nostro cuore allorché guardiamo il cielo ingioiellato di stelle. Quel che ci colpisce con incessante stupore non è il comprensibile e il comunicabile, ma ciò che, pur trovandosi alla nostra portata, è al di là della nostra comprensione”. L’esperienza del sublime e dell’ineffabile è – secondo Hescel – la grande via della conoscenza.

È per questa via che si giunge a riconoscere anche la santità di Dio, maestà eccedente e insieme amorevole, trascendenza amica e misericordiosa. Il Dio vivente è un fuoco ardente, che tuttavia non distrugge. Come si racconta nel terzo capitolo del Libro dell’Esodo, Mosè assiste allo spettacolo di un roveto che brucia in una fiamma di fuoco e che tuttavia non si consuma. È il segno della presenza del Dio tre volte santo che si volge all’umanità in atteggiamento di amore. È lui che chiama Mosè all’opera di liberazione per i figli di Israele resi schiavi in Egitto e che gli promette il sostegno della sua invincibile potenza. Quest’ultima, infatti, è a totale disposizione dell’uomo, in particolare del povero e dell’oppresso. L’Altissimo è dunque diverso da noi ma non è separato, totalmente altro ma non inaccessibile. La sua santità non gli impedisce di abitare la storia. La narrazione biblica degli eventi di salvezza attesta che egli cammina con il suo popolo, al quale si è unilateralmente legato con un patto di alleanza. Lo ha fatto per rendere l’umanità partecipe di ciò che gli è proprio, cioè, appunto, la santità. Il vero Dio, infatti, non è geloso. Egli ama condividere. Si legge nel libro del Levitico: “Sarete santi perché io, il Signore vostro Dio sono santo” (Lv 19,1). Parole che suonano come un invito e un impegno, il cui presupposto è però l’opera di grazia di Dio stesso: è lui che crea le condizioni per una effettiva esperienza di santità da parte dell’uomo. Segno evidente di tale santità saranno le opere di bene che i credenti compiranno, in conformità ad una legge ugualmente offerta in dono da Dio. Ma il segreto di questa santità andrà cercato nella potenza stessa dell’amore divino, che opera nel cuore dei santi e li rigenera costantemente.

Con l’avvento del Cristo Salvatore, la solidarietà tra Dio e l’uomo in vista di una santità condivisa raggiunge il suo culmine. “Il Verbo si fece carne – si legge nel prologo del Vangelo di Giovanni – e venne ad abitare in mezzo a noi. E noi vedemmo la sua gloria”. Splendore di bellezza e perfezione d’amore, la gloria di Dio viene a trasfigurare l’umano. La santità degli uomini sarà il frutto della resurrezione del Cristo crocifisso. In lui il divino salverà definitivamente l’umano, lo riscatterà da tutto ciò che lo deturpa e lo offende, per elevarlo alle sue altezze. La santità degli essere umani è dunque una santità di riflesso. È la testimonianza in terra della gloria di Dio nei cieli. La sua sorgente è il mistero dell’Incarnazione.

Questa santità – vero tesoro della storia umana – fonde costantemente in armonia il bello e il bene, nell’orizzonte dell’ineffabile; ha una dimensione necessariamente morale ed estetica, in un’ottica ultimamente spirituale; chiama in causa la totalità dell’uomo, la sua interiorità segreta e la sua corporeità visibile. È la santità dei volti, degli sguardi, dei gesti, che rinviano ai sentimenti sinceri, ai desideri puri, alle intenzioni di bene, alle decisioni illuminate, in una parola al cuore dell’uomo raggiunto e conquistato dal fuoco ardente del mistero di Dio. Apparsa nel volto del Cristo una volta per sempre, questa santità si irradia nei volti umani di tutti i tempi.

Santità e umanesimo cristiano

Ritengo si possa affermare che la santità così intesa crei le condizioni per un autentico umanesimo e che quest’ultimo, pur qualificandosi come cristiano, conservi intatta tutta la sua valenza universale. Per definizione, infatti, l’umanesimo fa riferimento all’umano in quanto tale, al di là di ogni credo religioso. Si impone tuttavia, prima di ogni altra considerazione, un chiarimento. Occorre precisare il senso della stessa parola “umanesimo”, poiché diverse sono le risonanze che in esso si trovano.

Vi è anzitutto la risonanza storica: con questo termine si designa, infatti, un movimento culturale nato a Firenze intorno alla metà del secolo XIV e poi fiorito in Europa. “Esso è caratterizzato – come spiega l’Enciclopedia Treccani – da un più ricco e più consapevole sviluppo degli studi sulle lingue e letterature classiche, considerate come strumento di elevazione spirituale per l’uomo, e perciò chiamati, secondo un’espressione ciceroniana, studia humanitatis”. Vi è poi una seconda risonanza, di carattere più generale. “Con riferimento all’Umanesimo quale periodo storico – si legge ancora nell’Enciclopedia Treccani – il termine è anche usato per caratterizzare ogni orientamento che riprenda il senso e i valori affermatisi nella cultura umanistica: dall’amore per gli studi classici e per le humanae litterae alla concezione dell’uomo e della sua dignità quale autore della propria storia, punto di riferimento costante e centrale della riflessione filosofica”. È questo secondo significato che a noi interessa in modo particolare. Esso mette a tema la rilevanza dell’uomo, la sua dignità e grandezza. Credo si possa dire che l’Umanesimo ha posto storicamente e pone in generale l’uomo al centro, esaltandone le facoltà, celebrando le scienze e le arti, il pensiero e la tecnica. L’affermazione ha tutta la sua verità: l’uomo deve essere posto al centro. Dal nostro punto di vista, cioè in prospettiva cristiana, sarà importante aggiungere semplicemente quanto segue: l’orizzonte luminoso dell’uomo posto al centro è il mistero santo di Dio. Lo splendore della bellezza di Dio e la perfezione del suo amore misericordioso sono l’ambiente vitale in cui l’uomo si colloca e da cui attinge quella dignità e nobiltà. E un’altra verità va aggiunta in prospettiva cristiana: la chiave di volta dell’umanesimo cristiano è Gesù, il Dio con noi. In un passaggio del discorso tenuto a Firenze il 10 novembre 2015, in occasione del quinto Convegno Nazionale della Chiesa italiana, papa Francesco così si esprime: “Possiamo parlare di umanesimo solamente a partire dalla centralità di Gesù, scoprendo in Lui i tratti del volto autentico dell’uomo. È la contemplazione del volto di Gesù morto e risorto che ricompone la nostra umanità, anche di quella frammentata per le fatiche della vita, o segnata dal peccato. Non dobbiamo addomesticare la potenza del volto di Cristo. Il volto è l’immagine della sua trascendenza. È il misericordiae vultus. Lasciamoci guardare da Lui. Gesù è il nostro umanesimo”.

Vorrei provare a delineare in modo sintetico alcuni tratti essenziali di questo umanesimo in chiave cristiana, aperto ad una visione universale e quindi capace di offrirsi come ideale credibile ad ogni uomo e donna di buona volontà. Credo dunque si possa dire così:

  • Umanesimo è anzitutto dare piena espressione al senso di umanità che è in noi. Ciò significa coltivare simpatia e empatia verso tutto ciò che è umano, secondo il celebre adagio di Publio Terenzio Afro: “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” («Sono un essere umano, niente di ciò che è umano ritengo a me estraneo”). Significa poi rifiutare e contrastare con fermezza tutto ciò che disumano: l’odio, la crudeltà, la violenza cieca, il cinismo, la volgarità, lo sfruttamento del debole, il disprezzo del povero, la corruzione. Significa soprattutto custodire e mantenere viva una consapevolezza profonda della realtà umana nella sua duplice dimensione: quella della grandezza e dignità da una parte e quella della fragilità e debolezza dall’altra. Lo splendore dell’umano, cioè la sua gloria, attinge al mistero di Dio che è sublime misericordia: non ne rinnega la debolezza mentre ne celebra la grandezza. Nobiltà e povertà dell’uomo non si escludono. L’umanesimo autentico, radicato nell’amore di Dio, non è mai orgoglioso. Vi è, infatti, un pericolo particolarmente insidioso, di cui purtroppo la storia ha dato evidente attestazione: quello – paradossale – di negare l’umanesimo in nome dello stesso umanesimo. Ciò avviene quando l’uomo esalta se stesso nella prospettiva di una volontà di potenza che lo rinchiude in se stesso. La bramosia del denaro, la smania del successo e l’ebbrezza del potere – le tre tentazioni cui i Cristo stesso fu sottoposto nel deserto – danno corpo a questa tragica e tracciano la via della rovina sulla quale si può tristemente incamminare un’umanità che ha smarrito l’orizzonte luminoso del mistero di Dio.
  • Umanesimo è, in secondo luogo, riconoscere che l’uomo non è solo ragione ma è anima e coscienza. L’uomo è molto di più di quel che si vede di lui e di quel che la sua mente gli offre. Lo si comprende quando, nel coraggio del raccoglimento interiore, si dà voce a quel sentire misterioso che metta a tema la nostra unicità, che ci fa intravedere il segreto legato al nostro nome, che con tenace dolcezza propone la domanda di sempre: “Chi sono io veramente?”. È l’esperienza dei grandi cercatori della verità, da Platone ad Agostino, da Dante a Pascal. Nel quadro dell’umanesimo cristiano, l’uomo è mistero a se stesso perché attinge al mistero santo di Dio. “Non dovremo aspettarci dai pensieri più di quanto essi contengono – scrive Abraham Hescel – L’anima non è uguale alla ragione”. L’uomo a una dimensione esiste nelle teorie che hanno alimentato le ideologie, ma non nella realtà. La direzione in cui l’uomo si muove non è semplicemente quella orizzontale, del sensibile e del concettuale. Vi è anche la dimensione verticale, della trascendenza e dell’interiorità, del guardare in alto e del guardarsi dentro. L’uomo è capace di farlo perché è anima e coscienza, apertura all’ineffabile e consapevolezza del bene, occhio interiore sensibile alla bellezza dell’amore. “Il bene – scrive Romano Guardini – è in relazione con me, mi tocca. C’è in me qualche cosa che per sua natura risponde al bene come l’occhio alla luce: la coscienza”. L’umanesimo della santità cristiana è l’umanesimo di una coscienza vigile e serena, grazie alla quale si sperimenta l’unione armonica del buono e del bello, nello slancio verso il sublime.
  • Umanesimo, in terzo luogo, è tendere non alla sola conoscenza ma alla sapienza e alla responsabilità. L’autentica forma del sapere non è la pura recezione di informazioni o l’incremento delle competenze. Vi è certo un sapere teorico che si alimenta attraverso la sperimentazione pratica e va ad accrescere il patrimonio cognitivo dell’intera umanità. È il sapere scientifico e tecnico, cui si devono le grandi invenzioni che hanno segnato le epoche storiche dal punto di vista delle condizioni di vita del genere umano. Ma vi è poi il saper essere, cioè il saper vivere, il sapere che riguarda non più le condizioni ma il senso stesso della vita. È il sapere che diviene sapienza e senza il quale non si può parlare di autentico progresso dell’umanità. La sapienza è un vero e proprio tesoro. Essa suppone tutta la ricchezza nascosta nel termine “esperienza”, intesa come complessiva percezione del vissuto quotidiano e caratterizzata da un discernimento costante e profondo. È infatti l’esperienza della vita a rendere l’uomo saggio. La sapienza porta poi con sé il senso di responsabilità, tramite il quale la conoscenza viene coniugata con la libertà, in vista della decisione. Il bene personale e comune, percepito dalla coscienza vigile e onesta, rappresenta il fine di ogni decisione consapevole. Ogni sapere va considerato nell’ottica del bene e deve mantenersi sottoposto al suo giudizio rigoroso e liberante. È sapienza anche accettare il proprio limite a fronte del mistero che ci avvolge, non sentirsi padroni del mondo che ci è stato donato e riconoscere un pericolo sempre incombente: che il nostro cuore ferito trasformi le nostre conoscenze in strumenti di morte.
  • Umanesimo, infine, è considerarsi non solo individuo ma comunità e civiltà. “Non è bene che l’uomo sia solo”: è la frase che troviamo nel libro della Genesi attribuita al Creatore, con la quale viene esplicitata la dimensione intrinsecamente relazionale dell’uomo. Creato a immagine e somiglianza di Dio, l’uomo, maschio e femmina, è chiamato a vivere l’esperienza dell’incontro come esperienza qualificante la sua identità. Qui si scopre il senso più vero della società, intesa come configurazione ordinata del vivere propria del genere umano considerato nel suo insieme. Il vero umanesimo non si limita a considerare il singolo individuo. Guarda alla società e la intende nell’ottica della comunità. La società, infatti, è più della somma dei singoli individui che la compongono. È una sorta di grande famiglia dove ciascuno è se stesso nella misura in cui sente propria la felicità altrui. È la regola della solidarietà e della condivisione, che in prospettiva cristiana prende la forma della carità. Quest’ultima, in verità, attinge – secondo la rivelazione di Cristo – al mistero stesso di Dio, che è splendore di grazia, misericordia inesauribile nella quale si manifesta a favore dell’umanità l’essenza stessa di Dio, cioè il suo amore trinitario. Nella misura in cui la società edifica se stessa nella verità, calandosi nella concretezza delle singole epoche storiche, darà vita alle civiltà, esse stesse commisurate, in modo diverso, a quell’ideale di socialità prospera e solidale che è proprio di un autentico umanesimo.

Santità e umanesimo cristiano oggi

Di questo terzo punto della mia riflessione mi limiterò ad offrire una semplice traccia. L’argomento è tuttavia importante, poiché costituisce una sorta di approdo. Si tratta di provare a capire quali caratteristiche dovrebbe assumere oggi un umanesimo cristiano che dia concretezza ai tratti sopra indicati: un umanesimo della santità per il mondo di oggi. Occorre – credo – anzitutto – porsi in attento ascolto della situazione attuale, coglierne tutte le potenzialità e lasciarsi interpellare dalle sfide. Soffermandoci su queste ultime, penso ci si possa arrischiare a identificarne alcune cruciali, lasciandosi istruire da un acuto interprete del tempo attuale, universalmente riconosciuto tale, cioè Zygmunt Bauman. Potremmo polarizzare queste sfide intorno a un duplice binomio: globalità e liquidità; individualismo e consumismo. Il paradigma della società attuale così fotografato è complesso: ci aiutano alcuni termini efficaci e suggestivi, che Bauman usa per definire tutti che apparteniamo al mondo di oggi: turisti e vagabondi, estetica del consumo, primato della sensazione, perenne eccitazione, sospetto e disaffezione, solitudine e malinconia.

A fronte di questa sfida epocale, mi permetto di indicare quattro caratteristiche di un umanesimo della santità che scaturisce dal Vangelo e delinea un orizzonte di universale possibile azione:

L’ospitalità: occorre offrire dei porti a chi è in costante navigazione, per poter vincere l’incertezza e il senso di smarrimento. A chi può sentirsi perso in un mare sconfinato, in un immenso mondo globalizzato, in una enorme rete di relazioni, in un vortice travolgente, occorre far dono di oasi di pace, contesti di reciproca accoglienza, luoghi di dialogo onesto e non violento, di buone relazione e di pensiero;

La gratuità: sarà decisivo dimostrare per le persone un “interesse disinteressato”, contro la corruzione, la logica del profitto a tutti i costi, l’abitudine al consumo. Dimostrare che il bene può essere fatto semplicemente perché è bene, senza secondi fini. Suscitare lo stupore del non guadagnarci nulla. Promuovere una solidarietà amichevole e costruttiva: la mano tesa, il sorriso sincero, il tratto gentile, la delicatezza e il rispetto. La gratuità ha il suo stile, che ultimamente è quello dell’amore.

L’umiltà. Alla volontà di potenza va contrapposta l’accettazione del limite e della fragilità. L’impegno serio nell’operare il bene va coltivato in un atteggiamento di semplicità e mitezza, senza presunzione e arroganza. La forza disarmante dell’umiltà, che è propria delle grandi anime, è straordinariamente efficace ma sempre sulla distanza e lascia dietro di sé una scia di luce.

La speranza. Al consumo che inchioda al presente e tutto brucia nell’istante vanno contrapposti i grandi desideri, che chiedono tempo e aprono al futuro. Occorre tornare a coltivare il senso dell’attesa e a proporre l’azione lungimirante. Occorre imparare la sapienza che viene dall’esperienza e dallo stupore riconoscente. Si sperimenterà così una sostanziale serenità, che sempre accompagnerà quel senso di responsabilità che conduce alle decisioni illuminate, cariche di futuro.

Conclusione

Concludo facendo mie le parole di un documento recentissimo e a mio giudizio già storico: il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, sottoscritto ad Abu Dabi il 4 febbraio 2019 dal grande Imam di Al-Azhar e da papa Francesco. Vi si legge: “In nome di Dio e di tutto questo [sopra esposto], Al-Azhar al-Sharif – con i musulmani d’Oriente e d’Occidente –, insieme alla Chiesa Cattolica – con i cattolici d’Oriente e d’Occidente –, dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio […]. Noi ci rivolgiamo agli intellettuali, ai filosofi, agli uomini di religione, agli artisti, agli operatori dei media e agli uomini di cultura in ogni parte del mondo, affinché riscoprano i valori della pace, della giustizia, del bene, della bellezza, della fratellanza umana e della convivenza comune, per confermare l’importanza di tali valori come àncora di salvezza per tutti e cercare di diffonderli ovunque”. Credo si possano qui riconoscere le caratteristiche di un umanesimo nel quale la Chiesa Cattolica si riconosce e che manifesta chiaramente la sua dimensione universale, riconosciuta anche da eminenti esponenti della religione islamica. Un umanesimo – potremmo dire – della fede e della santità, che nella sua essenza può legittimamente proporsi a tutti gli uomini di buona volontà. L’auspicio è che questo germe di speranza possa efficacemente contribuire, nel presente e in vista del futuro, all’edificazione comune di una vera civiltà”.

Sarà un anno scoppiettante

Tante sono le cose che di cui vorrei mettervi al corrente per farvi il più possibile partecipi di Hamici. I ragazzi sono entusiasti di partecipare a tutte le iniziative che vengono via via proposte, molto studiate nei minimi particolari per far vivere loro momenti belli e interessanti.

In questo anno ci saranno ben due momenti importanti il 7 aprile con una bella festa per il 10° anno della nascita del nostro amato centro e il 2 giugno la Festa di Hamici presso la sede, in particolare Vi aspettiamo numerosi a sostenerci così potrete toccare con mano ciò che fa l’associazione durante l’anno.

Nei prossimi 6 mesi in calendario vengono proposte tante occasioni per stare insieme, queste sono le date in modo che chi vuole potrà partecipare: 

Febbraio

02 sabato uscita alternativa ragazzi e volontari;
03 domenica tombola in sede;
10 domenica gara di biliardino;
16 sabato gara di briscola gastronomica;
17 domenica gara di briscola gastronomica;
23 sabato film in sede;
24 domenica Forajido + merenda.

Marzo

02 sabato uscita alternativa;
03 domenica spiedo in sede;
09 sabato prove di ballo;
10 domenica due salti alle Cupole;
16 sabato film in sede;
17 domenica giochi in sede;
23 sabato pizza in sede;
24 domenica karaoke in sede;
30 sabato prove di biliardino;
31 domenica gara di biliardino;

Aprile

02 martedì vendita uova al mercato;
06 sabato mercatino Italmark a Leno;
07 domenica festeggiamento 10 anno inaugurazione sede;
12 venerdì  Via Crucis a Porzano;
13 sabato mercatino al Simply;
14 domenica  giochi e scambio auguri in sede;
27 sabato pizza in sede;
28 domenica pomeriggio pescando.

Maggio

04 sabato uscita alternativa;
05 domenica visita al santuario;
11 sabato film in sede;
12 domenica mercatino festa della mamma e bocce;
16-17-18-19 MARE
25 sabato
 uscita alternativa;
26 domenica spiedo in sede.

Giugno

01 sabato uscita alternativa;
02 domenica festa di Hamici e giochi in sede;
08 sabato biliardino;
09 domenica gioco dell’oca;
15 sabato film in sede;
16 domenica tutti a Goito in piscina termale;
22 sabato prova di bocce;
23 domenica gara di bocce;
29 sabato pizza in sede;
30 domenica gelato alle Campagnole.

Luglio

01 lunedì inizio grest estivo: in montagna fino a venerdì;
06 sabato uscita alternativa;
07 domenica angariata in sede;
08 lunedì inizio seconda settimana di grest estivo;
13 sabato festa di fine grest;
14 domenica tutti in piscina ad Ostiano;
20 sabato bocce;
21 domenica gara di bocce e gnocco fritto;
27 sabato cena dei soci;
28 domenica assemblea dei soci.

La sede chiude per manutenzione fino a settembre

 

Anno nuovo…

Eccolo! Annunciato da botti e fuochi d’artificio, il nuovo anno è iniziato.

Alla mia non più giovane età, da un po’ di anni, guardando lo spettacolo pirotecnico di luci che esplodono nel cielo mille colori, ma che, come meteore, subito svaniscono, mi chiedo come saranno i giorni che mi, che ci attendono. Quali sorprese positive o meno incontreremo? La risposta l’avremo solo vivendo giorno dopo giorno.

La vita è il meraviglioso dono che si compone e prende forma nello stile che noi vogliamo darle. Possiamo scegliere di viverla concentrati su noi stessi, alla ricerca dei piaceri o delle cose che pensiamo ci possano rendere felici. Oppure viverla avendo acquisito la convinzione che la vita è un cammino da percorrere insieme: nella famiglia, nella comunità civile e religiosa, nella società.

Il giorno del’Epifania, alla Messa nella chiesetta dell’ospedale, don Riccardo, nella sua bella e profonda omelia, ha usato un’espressione che mi ha molto colpito e che ho portato a casa con me:

Non anestetizziamo il cuore!

Nell’attuale contesto sociale, la propaganda, la pubblicità, la comunicazione quasi esclusivamente virtuale, falsano la visione concreta, piena e vera della vita. Anestetizzano il cervello ed i sentimenti perché tutto ciò che ci raggiunge non può essere verificato o sperimentato, tanto da chiedermi se sia la mia testa a ragionare in un certo modo o se ormai sia inquinata da una overdose di messaggi, anche subliminali. A questo punto, alzare gli occhi dal telefonino o distoglierli da qualsiasi video, per posarli su una pagina del Vangelo, è un buon metodo di verifica.

Mi sorprendo che il testo, sia esso una parabola o un detto di Gesù, anche se so di conoscerlo, mi suggerisca ogni volta punti di vista nuovi ed inesplorati, preziosi per affrontare la realtà. Cristo conosceva profondamente l’animo umano ed il Vangelo è il perfetto manuale di istruzioni per vivere intensamente e risvegliare il cuore dalle anestesie. Provare per credere!

Buon anno e buona vita.

Associazione Straleno

Si è concluso un 2018 ricco di soddisfazioni per la nostra società podistica. I nostri atleti sono stati grandi protagonisti nelle numerose competizioni sul territorio Bresciano, Nazionale (dal Campionato Italiano di Trento al Passatore) che Mondiale(una su tutte la Regina, la Mitica New York City Marathon).

Altro motivo di grande vanto e orgoglio è la corsa dei Lenesi, la nostra corsa, la Straleno che si è svolta in Oratorio nel di mese di Maggio, un successo di partecipanti e grandi consensi per festeggiare la decima edizione (grazie a Don Davide per il sostegno e per la location molto gradita dai podisti).

Ovviamente la nostra società non dimentica le persone meno fortunate di noi , e con piacere continua la collaborazione con A.I.L. di Brescia, e con i nostri Amici del Paolo il Pro, e quest’anno abbiamo aiutato i volontari nel progetto Madagascar.

Per il 2019 abbiamo tre grandi progetti: il 5 Maggio l’ 11° edizione della Straleno a Leno, il 10 novembre la novità la Baobab tour a Castelletto di Leno, il terzo… far correre e camminare tutta la gente di Leno!!!

Un grazie di Cuore al Presidente Avis di Leno e tutti gli Avisini per la fattiva collaborazione e sostegno, e tutti coloro che aiutano la nostra squadra durante la stagione.

Il Presidente
Zanelli Luigi

Programma C.A.G. 2018/2019

Quest’anno il Centro di Aggregazione Giovanile “Don Milani” vuole affrontare il tema delle elezioni e ricreare le tappe fondamentali per la realizzazione del Consiglio comunale dei ragazzi . 

Il progetto di educazione alla cittadinanza è in stretta collaborazione  con la Giunta e il Consiglio Comunale di Leno e ha come obiettivo la creazione di un vero e proprio consiglio comunale di giovani, con un suo sindaco e suoi consiglieri, che possa discutere ed elaborare proposte  da presentare ai “colleghi” adulti.

Questo  progetto,  pensato per stimolare nei più giovani una partecipazione attiva alla vita della comunità di cui fanno parte, ha la finalità di far conoscere ai ragazzi le modalità attraverso cui il cittadino esercita i propri diritti democratici, incoraggia  la cultura del dialogo e della legalità,  promuove la conoscenza del funzionamento delle amministrazioni locali. Sappiamo bene che i cittadini hanno un ruolo importante nel costruire una società migliore e più democratica; e che sviluppare le competenze e gli atteggiamenti per una cittadinanza attiva è essenziale nell’educare i giovani.

I cittadini attivi non solo conoscono i loro diritti e le loro responsabilità, ma mostrano anche solidarietà con le altre persone e sono pronti a dare qualcosa alla società. 

L’attività sarà articolata in diversi momenti:

  • Incontro con il Sindaco di Leno Cristina Tedaldi, che spiegherà come si è giunti alla nascita della Costituzione e all’importanza del diritto di voto: seguirà una breve intervista al Sindaco. 
  • presentazione, da parte dei ragazzi interessati,  della propria candidatura a sindaco con il proprio entourage di consiglieri; seguirà la presentazione di un programma elettorale;
  • organizzazione della campagna elettorale da parte dei candidati, con strutturazione di manifesti, volantini ecc., e presentazione delle liste formatesi agli altri ragazzi del C.A.G;
  • Visita in Comune per vedere gli spazi adibiti al Consiglio Comunale per conoscere le autorità;
  • elezione dei consiglieri e del Sindaco da parte dei ragazzi del C.A.G, scrutinio e proclamazione ufficiale degli eletti;
  • insediamento del Consiglio e del Sindaco;
  • incontro tra il Sindaco del C.A.G. e le istituzioni.

Le proposte dell’anno

Attività e uscite 

  • Cene (animazione a seguire: gara di Just Dance): a Gennaio e a Maggio
  • Visita in Comune per vedere gli spazi adibiti al Consiglio Comunale 
  • Un incontro con un’ostetrica del distretto di Ghedi che tratterà il tema dei problemi adolescenziali con i ragazzi di terza media (Maggio 2019)
  • Uscita serale con classi terze (indicativamente Aprile)
  • Gite di tutta la giornata (una uscita con i mezzi pubblici e una con il pullman): il 4 Marzo (lunedì di Carnevale) e venerdì 26 Aprile (vacanze pasquali)

Don Davide e le educatrici del C.A.G.