Grest 2009: oddio! C’è un adolescente come animatore!

Lo slogan scelto quest’anno dagli Oratori delle Diocesi Lombarde è, Nasinsù un invito ad alzare lo sguardo verso il cielo, per riscoprirci ancora capaci di stupore e di meraviglia davanti all’infinito e alle meraviglie del Creatore.

II Grest è certamente una delle attività più importanti dell’animazione del tempo libero dell’oratorio. È una realtà molto conosciuta e gradita alle famiglie e ai ragazzi della nostra comunità. È dopo la catechesi, la proposta che raccoglie in oratorio il maggior numero di bambini e preadolescenti oltre che attirare a sé una grande quantità di educatori e assistenti.

Non ci si improvvisa animatori del GREST, ne si improvvisa un GREST, per questo è indispensabile una preparazione, fatta di formazione personale e di esperienza sul campo, e una preparazione, fatta di lavoro concreto di allestimento delle attività. Organizzare un Grest come si deve non è semplice. Non bastano i manuali e le guide; il Grest è fatto di persone, e queste persone sono gli animatori insieme a tutti i ragazzi che partecipano.

Ma perché inseriamo gli adolescenti?

Molto spesso si collega automaticamente la parola Grest ai bambini e ai ragazzi che fruiscono di questa importante iniziativa messa in campo in estate dalle parrocchie, dimenticando però un’altra grande fascia di età che vi risulta coinvolta: gli adolescenti. Sono loro infatti, i ragazzi e le ragazze dai 14 ai 19 anni, a ricoprire un ruolo fondamentale nel Grest: quello degli animatori. Ogni centro che si rispetti infatti, anche quello con meno bambini o quello dell’oratorio più scalcinato, non può prescindere da questa categoria che si trova a giocare un ruolo di cerniera fra il versante degli educatori e quello dei bambini. Un ruolo, quello degli animatori, che viene a volte bistrattato dai primi ma altrettanto venerato dai secondi che vedono nell’animatore un esempio, un modello che fa nascere in loro la voglia di emularli. Capita molte volte infatti di sentire dai ragazzini delle scuole medie il loro desiderio di diventare al più presto animatori per poter essere dall’altra parte della barricata. Ogni giovane che riveste il ruolo di animatore decide di impegnarsi liberamente in questo servizio a seconda di motivazioni personali più o meno profonde che possono essere le più disparate: i crediti scolastici, passare il tempo, l’impegno serio, stare con i propri amici, mettersi a servizio, verificare le proprie qualità, le motivazioni religiose. Gli adolescenti si lasciano coinvolgere facilmente nell’esperienza del Grest estivo. Forse fanno più fatica a partecipare al cammino del gruppo dell’anno… “ma d’estate ricompaiono”!

La comunità parrocchiale con quest’attività va incontro al loro desiderio di stare insieme, di vivere un’esperienza caratterizzata dalla gioia e dalla condivisione. Gli adolescenti si lasciano coinvolgere al Grest perché “ci sono gli altri”, “perché è bello e mi diverto”, “perché si sta insieme”. Certamente motivazioni legate al mondo delle sensazioni e delle emozioni, ma non per questo meno importanti da prendere in considerazione.

Il mondo adulto, invece, scopre come attraverso il servizio di animatore, l’adolescente inizia a vivere concretamente l’esperienza del prendersi cura dei più piccoli, vive rapporti diversificati e nuovi con il mondo adulto che gravita intorno al Grest, sperimenta alcune prime importanti assunzioni di responsabilità diretta nei compiti che gli vengono assegnati. Inoltre sappiamo come per molti adolescenti il tempo del Grest è occasione per ritornare a frequentare lo spazio dell’Oratorio (qualcuno poi riprende un cammino di gruppo) e lo “spazio di Dio” nella propria vita.

Ogni giorno al Grest si rinnovano dei piccoli miracoli che spesso passano inosservati. Nei momenti di verifica si mette più volte l’accento su ciò che non va rispetto a quello che è andato bene, dando quest’ultimo quasi per scontato.

Ma quando penso a quanto è bello vedere gli animatori, – dipinti come turbolenti, scatenati, irrispettosi, attaccati al cellulare , all’I-pod, oppure annoiati nelle panchine in attesa di emozioni forti – stare con i bambini a giocare, organizzare, ballare, cantare… mi emoziono ogni volta.

Durante questi giorni i ragazzi possono conoscere momenti importanti legati alla crescita affettiva, avvertire il senso più profondo dell’amicizia e della condivisione. Noi adulti li vorremmo già perfetti pronti ad animare 24 ore su 24, tuttavia bisogna accoglierli con le loro qualità e i loro difetti, accompagnandoli a migliorarsi ogni giorno e facendo capire loro che il Grest non è solo un passatempo,  ma una grande palestra per la vita da adulto che verrà.

I Grest posseggono anche una bella e utile qualità: quella di alleggerire le famiglie in difficoltà che non sanno a chi affidare i propri figli nel periodo estivo. Spesso rappresentano davvero uno spazio importante: permettono ai giovani di non passare i pomeriggi per strada, di divertirsi, di sentirsi meno soli.

I bambini di adesso saranno, mi auguro, gli animatori del domani, perciò ben vengano i Grest: reale occasione di crescita”.

GRAZIE RAGAZZI E RAGAZZE!!!!

Ornella

Una nuova esperienza, un nuovo cammino

Che meravigliosa avventura. Con queste poche parole posso riassumere questi anni passati a far l’animatore. Se penso all’inizio mi viene da sorridere, ricordo i primi incontri con la paura di sbagliare, di non essere simpatico ai ragazzi e mille altri dubbi, ma allo stesso tempo ricordo i bei momenti condivisi, le uscite, le chiaccherate fatte sotto il portico, i camposcuola, i momenti tristi perchè la serata era andata male, oppure quando alla fine del secondo anno ci siamo ritrovati con solo due ragazzi. Allo stesso tempo molti legami sono diventati importanti e sono cresciuti sempre più.

 Trovo nella parola crescere la chiave del rapporto con i “miei” ragazzi, crescere insieme, perchè anche a noi animatori fa bene ricordare che c’è sempre qualcosa da imparare.

E come dimenticare il bellissimo rapporto con gli animatori, le lunghe riunioni di preparazione i momenti in cui scambiare idee ed esperienze.

Quest’anno si riparte, nuovi animatori e nuovi ragazzi, una nuova esperienza da coltivare e far crescere, durante la messa, durante gli incontri, nelle uscite e nel camposcuola, nelle varie proposte che faremo ai ragazzi, durante gli incontri di preparazione, nella preghiera, nei momenti belli e in quelli più difficili.

Cari Blinky Doo vi voglio augurare un anno pieno di grandi emozioni e soddisfazioni. Ci vediamo ai prossimi incontri.

Cesare

Essere animatore

Essere un animatore degli adolescenti nel nostro oratorio è una delle esperienze più significative della mia vita. Non dico questo per fare della retorica, ma sento di affermarlo sulla base di esperienze reali e vissute.

Vivere il ruolo di educatore cristiano porta ad instaurare un intenso rapporto con gli adolescenti della nostra comunità: da un lato c’è la nostra testimonianza di fede, che non deve essere imposta come “verità assoluta”, ma piuttosto come una volontà di maturare la nostra relazione con Dio insieme ai ragazzi; dall’altra le difficoltà ed i sogni dei nostri ragazzi che spesso creano sani interrogativi anche nell’animatore più “esperto”.

Ed è la risposta a tali quesiti che mi ha aiutato a crescere in questi anni, nonostante i sacrifici e le “apparenti” delusioni che si vivono svolgendo questo compito gratificante.

Per tutto questo non smetterò mai di ringraziare tutti gli adolescenti che hanno avuto la sfortuna di sopportarmi ed il Signore che mi ha concesso di ricoprire l’incarico di educatore.

Luca

Ciao a tutti! Guardate come mi diverto!!!

Ciao a tutti, sono mattia, ho vent’anni e sono al secondo anno di università. Il mio impegno nell’oratorio come animatore è iniziato circa tre anni fa, il gruppo che mi venne affidato fu quello dei ragazzi nati nel 1993. “Pachisi” ( questo è il nome scelto dagli adolescenti per il gruppo) è stata ed è tutt’ora una realtà dell’oratorio della quale vado orgoglioso.

Si sentono e si leggono tutti i giorni notizie al telegiornale e sui giornali di una gioventù ormai allo sbando, senza regole, senza ideali, senza obbiettivi. Io mi sento di dire NO. Perlomeno non un SI generalizzato.

I ragazzi e il mio rapporto con loro in questo tempo è cresciuto, ed ho scoperto che per fortuna i “bravi ragazzi” ci sono ancora, per fortuna ci sono ancora ragazzi che sono disposti ad accettare e dire si alla chiamata di Cristo, con i loro alti e bassi, con i loro limiti, ma lo dicono e confermano con i gesti quotidiani.

La partecipazione massiccia alla “raccolta alimentare” organizzata dall’assessorato ai servizi sociali, la partecipazione ad incontri dove si discute di temi forti, seri, la voglia di confrontarsi e di crescere, la continua ricerca di ideali e di punti di riferimento, fa di questi ragazzi una realtà che “grida” ai “grandi” << noi ci siamo. e ci stiamo!>>

In quest’ultimo anno, inoltre, il gruppo si è “espanso” aprendosi anche ad altri ragazzi e  ragazze di diverse età, ragazzi che sembravano ormai “fuori dal giro” si stanno riavvicinando, segno questo che il buon clima e l’amicizia vissuta è servita come attrattiva anche per altri. Personalmente penso che  il rapporto con i ragazzi sia un’occasione di crescita prima per me e poi per loro, a me da la possibilità di rivedere le mie passate esperienze e di trarne insegnamento; a loro serve come confronto forte, alcune volte anche “aspro”, con ragazzi, non di molto, ma comunque più grandi di loro che hanno già passato la fase dei “problemi esistenziali” e che posso essere per loro un “punto di riferimento”.

Già, i punti di riferimento, io e gli altri miei “colleghi” animatori… come farei senza di loro? Cosa sarebbe il gruppo senza di loro? Niente, nulla. Penso che un’altra delle formule vincenti sia proprio questa, una forte coesione e sinergia fra il gruppo degli animatori.

Ci basta poco per “capirci al volo”. Penso che l’amicizia che ci tiene assieme sia allo stesso momento cemento e carburante del gruppo. In conclusione, mi sento di poter affermare che i ragazzi affidatici sono davvero un dono di Dio, dono e presenza viva dell’amore che Egli ha per noi. Spero che anche noi possiamo essere dono per loro.

Mattia