Blessed Christmas!

V mando alcune foto della chiesetta di una delle missioni nello Standing Rock reservation che si chiama Kenel. Il tabernacolo a forma di teepee e l’altare, un grosso tronco di cottonwood tree.

Anche una foto con una copia di amici indiani discendenti di Sitting Bull e del Venerabile Nicholas Black Elk di cui è iniziato il cammino per la canonizzazione.

Santa Kateri.

La Chiesa nella prateria

For now, a memory of Leno in the Dakota. Next time the stories of the diocese of which I am a part.

We do not have a bishop, we are in a vacancy. We have in diocesan administrator elected by the consultors and seconded by the apostolic nuncio of Washington DC; has been to Leno a few times. The name of the diocese is Rapid City, West River, South Dakota.

We are west of the Missouri River: black hills and prairies. Later I’ll send the story with pictures of this diocese considered as a mission.

IT – Per ora un ricordo di Leno nel Dakota. La prossima volta la stories della diocesi di cui sono parte. Non abbiamo il vescovo, siamo in sede vacante. Abbiamo in amministratore diocesano eletto dai consultori e assecondato dal nunzio apostolico di Washington DC; è stato a Leno alcune volte. Il nome della diocesi è Rapid City, West River, South Dakota. Noi siamo a ovest del fiume Missouri: black hills e praterie. Piu tardi manderò la storia in sintesi con immagini di questa diocesi considerata un po’ come una missione.

Don Riccardo ci invierà alcune foto e alcune storie sulla sua esperienza negli Stati Uniti, che pubblicheremo in questa rubrica come una sorta di diario. Restate collegati!

Lettera di don Prandelli, fidei donum in Venezuela

Un po’ in ritardo, però con molta simpatia, invio gli auguri di Natale a tutti voi: amici del Venezuela, amici, del Grimm, famiglie adottanti, Arrigo Arrigoni del gruppo missionario di Palazzolo Milanese e Cassina Amata. Da 16 anni sto lavorando in Venezuela come missionario “fidei donum” di Brescia, però il Natale che stimo vivendo in Venezuela quest’anno è diverso dagli altri, molta gente se ne è andata dal Paese per necessità, molti altri sono migrati nella nostra zona aurifera in cerca di fortuna, per cui non potranno vivere in famiglia queste feste. Anche i segni esterni del Natale sono pochi e la gente non può comprare regali. Quello che guadagna non basta per il cibo. Un po’ meglio se la passano i minatori, che però rischiano aggressioni, estorsioni, malattie, soprattutto la malaria. Per questi e altri motivi già molti sono morti o sono stati ammazzati. Nella ricerca dell’oro si stanno invadendo zone di foresta del territorio indigena, le conseguenze sono devastanti per l’ambiente, aumenta l’inquinamento dell’aria e dei fiumi, e molte comunità indigene hanno perso la tranquillità. Si parla anche di massacri perpetrati da bande armate. In un prossimo messaggio invio foto dell’attività che sta svolgendo suor Concita e alcuni collaboratori per i bambini delle comunità indigene Kariña.

Di nuovo saluto tutti e invoco su di voi la benedizione divina, che Gesù bambino porti la pace nei vostri cuori, nelle vostre famiglie e nel mondo intero.

Don Giannino Prandelli 

Camminando s’impara

Il vescovo Tremolada è arrivato in Brasile per incontrare, nel suo secondo viaggio missionario dopo l’Albania, i fidei donum presenti in America Latina. Don Raffaele Donneschi è l’ultimo dono della Diocesi di Brescia alla Chiesa brasiliana

A 66 anni don Raffaele Donneschi si è rimesso nuovamente in gioco dall’altra parte del mondo. Nel mese di ottobre è ritornato ad annunciare il Vangelo in Brasile, là dove aveva già trascorso un lungo periodo (dal 1982 al 1994) come fidei donum. Nel suo ministero ha svolto diversi servizi: curato a Castenedolo e a Roncadelle, parroco di Zone, curato a Botticino e direttore, dal 2002 al 2012, dell’Ufficio per le missioni. Dal 2011 era parroco del Violino e dal 2012 anche della Badia.

Don Raffaele, com’è stato l’impatto con il Brasile? Quanto è cambiato rispetto alla sua precedente esperienza?

Mi sento ancora troppo nuovo di Brasile per poter esprimere delle opinioni che non siano eccessivamente di pelle e condizionate da una lettura parziale e superficiale… Sono passati 24 anni da quando ho lasciato la parrocchia brasiliana di S. Luzia, situata nella campagna e nella foresta, ora mi ritrovo a Macapà, in una città di 500mila abitanti, capitale dello stato di Amapà, e parroco da tre settimane della parrocchia della Cattedrale, in una realtà quindi che è sempre un po’ anomala rispetto alle altre parrocchie. L’impressione è di un forte ingresso nella modernità, da un lato nell’ipertecnologia (qui si vota da anni utilizzando il computer anche nel più sperduto villaggio amazzonico…) e dall’altro i problemi di sempre: la corruzione è diffusa, la società è molto divisa socialmente ed economicamente, la burocrazia è imperante e asfissiante.

Che tipo di Chiesa sta respirando? Quali differenze e quali analogie trova con le comunità cristiane italiane?

La Diocesi di Macapà risente della sua giovane costituzione: dei circa 50 sacerdoti, solo 14 sono i diocesani locali, le parrocchie sono molto vaste come territorio, quelle extra-urbane, oppure troppo numerose quelle ubicate in città. Essendo la maggioranza del clero di estrazione e formazione molto eterogenea (diocesani locali, diocesani fidei donum da altre Diocesi brasiliane, religiosi di varie Congregazioni e Ordini…) si percepisce la “tentazione” di una pastorale proposta secondo la propria visione di Chiesa e non “Diocesana”, condivisa e progettata insieme (tentazione del resto da cui non è immune nemmeno la nostra Diocesi bresciana… che pure gode di una storia molto antica). Ciò che più colpisce è ancora la forte dimensione della religiosità popolare che spinge molti cattolici a partecipare a devozioni, processioni, benedizioni… Non sempre, però, segue un forte coinvolgimento con le scelte di vita… Certamente bisogna sottolineare il buon coinvolgimento di laici impegnati e corresponsabili che assumono servizi e ministeri nella liturgia, nella pastorale, nella catechesi, nella gestione anche pratica della parrocchia e della comunità… Tra i cattolici impegnati è molto presente la dimensione “missionaria”; si sente parlare molto di “azioni e scelte pastorali evangelizzatrici”, bisognerà poi vedere in concreto quali proposte saranno attuate e, soprattutto, quali saranno i soggetti di questa azione. Un fenomeno per me assolutamente nuovo, mi sembra non ancora visibile in Italia, è costituito dalle “nuove comunità”, mentre continua la forte presenza dei Movimenti ecclesiali. Così definisce le “Nuove Comunità” un articolo della Civiltà Cattolica dell’11 marzo 2017: “Non è ancora chiara la relazione che esiste tra le nuove comunità e i Movimenti ecclesiali. Alcuni li indicano entrambi come realtà associative. Noi siamo dell’idea che i Movimenti ecclesiali abbiano una portata più ampia, e che le nuove comunità abbiano una natura più concreta. Esse sono nate in grande maggioranza dal Rinnovamento carismatico cattolico, che consideriamo un Movimento ecclesiale”. Oggi si calcola che in Brasile vi siano circa 800 nuove comunità: il numero è in continua crescita.

L’incontro con le altre culture è determinante in una società che tende a rinchiudersi… Vale per l’Italia ma vale anche per il Brasile dove la Conferenza episcopale ha espresso perplessità e preoccupazioni sull’elezione di Bolsonaro soprattutto per il tema degli indigeni e dei poveri…

Ho assistito da spettatore alla campagna elettorale per il secondo turno delle presidenziali… Certamente sono state elezioni molto divisive, nella società e anche nel mondo cattolico. La tentazione di escludere le minoranze, gli emarginati, gli immigrati (fenomeno che in Brasile si sta affacciando da poco alla ribalta, soprattutto a causa della situazione tragica del Venezuela) e il calcare la mano sulla questione sicurezza, senza tener conto che l’insicurezza non è causa ma effetto di una società diseguale ha portato l’elettorato a una scelta che desta non poche preoccupazioni, tra cui anche quella di una “svolta militare e autoritaria”. Sono molte le incognite che gravano sul futuro politico di questo Paese, soprattutto perché non è ben chiaro chi sta muovendo la “macchina Bolsonaro”, chi detterà le strategie economiche… di cui in campagna elettorale il neo presidente e il suo entourage non hanno dato con chiarezza le linee guida e prospettive. Quello che sembra certo è che prevarrà un neo-liberismo aggressivo (già si parla di privatizzare le grandi realtà dell’energia che adesso sono in forma partecipata), che le grandi lobbies economiche faranno sentire il loro peso, visto che godono di notevoli numeri di deputati e senatori eletti sotto le loro insegne… A questo proposito è da segnalare un fenomeno, penso tutto brasiliano, della cosiddetta “Bancada Evangelica”, cioè il folto gruppo di deputati (75) e senatori (3) che sono i rappresentanti delle chiese-gruppi chiamati “evangelici” (da non confondere con le Chiese Protestanti) e costituiscono la terza forza parlamentare: si pongono politicamente a destra, e quindi dalla parte del neo eletto presidente, pure lui “evangelico”.

Che servizio l’attende? Perché ha scelto di ripartire?

Il vescovo dom Pedro José Conti, bresciano doc e mio compagno di ordinazione, mi ha nominato parroco della parrocchia della Cattedrale di S. José, che è Patrono anche della Diocesi e dello Stato. Sono parroco da tre settimane e mi sto guardando intorno. Della Parrocchia fanno parte l’antica Cattedrale seicentesca (unico ricordo della colonizzazione portoghese insieme alla Fortezza che domina il Rio delle Amazzoni) dove si celebra la Messa da lunedì a venerdì, a mezzogiorno… e la chiesa di S. Antonio molto venerato da queste parti. La parrocchia è nel quartiere del centro e occupa la zona commerciale della città… ci sono più negozi che abitazioni residenziali e in parrocchia ci sono molti volontari e laici che per vari motivi confluiscono in Cattedrale… La sfida sarà quella di “scoprire” anzitutto i parrocchiani residenti e coinvolgerli nel cammino di comunità, in una parrocchia del resto già ben organizzata nelle varie pastorali e nei servizi. Perché ripartire? L’amico dom Pedro era rimasto senza parroco della Cattedrale e mi ha provocato con una richiesta di aiuto, io ricordavo ancora il portoghese e ho pensato che forse potevo ancora “tappare un buco” per qualche anno… Il vescovo Pierantonio ha condiviso la proposta e mi dato il “mandato”. Se Dio parla ancora attraverso i segni e le persone, vuol dire che doveva essere Macapà il luogo dove svolgere il mio ministero per quanto il Signore vorrà ancora concedermi.

Suor Agata Gressioli ci scrive

26/06/2018

Mons. Abate don Giovanni Palamini. Anzi tutto chiedo scusa per il ritardo per la mia comunicazione. Fino dal giorno del mio ritorno nel Chile ad ora non ho potuto riprendere le attività che si sono accumulate durante la mia assenza. Il tempo freddo, autunno invernale, raffreddore, dolori di ossa, etc.

Ringrazio non solo con le parole, ma soprattutto con il cuore per ogni accoglienza attenta e generosa. Dalla Comunità in cui vivo e dalla comunità parrocchiale, i “pendoni” (cartelloni) sono stati accolti con grande meraviglia e ringraziamenti. Alla sua generosità corresponde tutto questo.

Il mio soggiorno a Leno é stato ottimo,ho goduto e ne godo tuttavia le diverse accoglienze fraterne, dalla sorella, parenti, amici ,conoscenti e da tante tante care altre persone. Peró la piú grande accoglienza é stata la mia  cara parrocchia, sempre tanto più bella e accogliente, di preghiera, incontri Eucaristici, lectio divinae, incontri personali con il Signore, incontri personali e fraterni di buoni e cari cristiani. Ringrazio di vero cuore il nostro Signore Dio Onnipotente, per ogni dono ricevuto. Faccio qui una particolarità,perché meritata: é alla mia cara cugina Lucia, che con le sue premure non mi ha mai  abbandonato un solo momento. Grazie di vero cuore Lucia, ti accompagno con la mia preghiera e voglia il Signore ricompensarti con grazie e copiose benedizioni. Grazie cara…

Pure il mio ricordo mi unisce al caro cugino sacerdote don Enrico,che dal 1955 settembre, anno della mia entrata nella Congregazione di Santa Marta, mi accompagna con la sua preghiera, consigli a come vivere la mia chiamata. Grazie Don Enrico.

É gia un mese che sono ritornata, però a volte sono più a Leno che nel Cile. Da questo riconosco quanto il Signore mi ama e come vuole che lo segua. Sono ritornata molto volentieri contenta di rinnovare il mio “Si” alla chiamata del Signore, nonostante tanto affetto e fraternità incontrati e vissuti, che a loro volta hanno rafforzato la mi avocazione. Grazie Signore.

Rinnovo a Lei Mons. Abate i miei ringraziamenti con tanti auguri di bene. Assicuro, come ho promesso, la mia preghiera per ogni sua intenzione. Il Signore la benedica copiosamente come pure i confratelli sacerdoti della cara parrocchia di Leno. Mi accompagni  la sua benedizione.

In Gesù Risorto

Suor Agata Gressioli Suora di Santa Marta en Chile.
“A.M.D.G.”

L’avventura inizia quando finiscono le certezze

Lunedí 9 Aprile, presso la Sala Conferenze dell’Oratorio “San Luigi” di Leno, abbiamo avuto la possibilità di ascoltare la testimonianza straordinaria di Enrico Ghidoni, classe 1954. Ghidoni vive a Ludizzo di Bovegno nell’ Alta Val Trompia; obiettivo dell’incontro, oltre all’onore di avere come ospite un grande personaggio,  era quello di capire grazie alla sua esperienza, quanto lo spirito e la volontà influiscano su un corpo sano ed allenato e viceversa.

Nell’edizione 2017, Enrico è il “re dei ghiacci del Nord America”. «Enrico la leggenda», così lo ha ribattezzato il sito ufficiale della Yukon Arctic Ultra che ne ha seguito passo dopo passo le gesta realizzando un’impresa incredibile: in otto giorni e 21 ore Ghidoni ha coperto a piedi i 700 chilometri che dividono Whitehorse, città del Canada, da Dawson City, estremo nord del territorio dello Yukon al confine con l’Alaska, e lo ha fatto in condizioni climatiche estreme. 

Questo eccezionale sportivo è venuto a trovarci e a parlarci della sua esperienza tra i ghiacci, per far capire che una sana alimentazione unita ad un’attività sportiva può far realizzare cose incredibili a tutte le età. L’incontro è stato straordinariamente interessante: con naturale semplicità Ghidoni ha raccontato come una gara estrema può essere fonte di gioia, sudore, contemplazione, introspezione. Un’avventura che ti porta ad essere solo, fuori e dentro, ma che ti permette di metterti in contatto con la natura … da dove tutto parte.

Nel suo racconto, descritto anche da una un video realizzato da una troup cinese che accompagnava un concorrente, ci ha fatto scoprire luoghi bellissimi e nello stesso tempo paurosi perché mettono alla prova le persone che vivono e si sperimentano in questi luoghi.

Ci ha raccontato della sua avventura con i lupi, di come nonostante le paure abbia saputo superarsi e continuare il suo viaggio, come lui stesso dice:”per vedere l’alba devi attraversare le tenebre”. Ha provato a descriverci il meraviglioso fenomeno dell’Aurora Boreale che ha definito un energetico naturale, infatti l’ha ammirata per tre ore senza sentire né la fame e né il freddo.

Enrico ci ha spiegato che nella sua vita ha privilegiato sempre l’aspetto umano e non agonistico, per questo motivo ha avuto l’opportunità di conoscere tante persone e vivere grandi amicizie condividendo tante esperienze; ha anche detto che non serve l’universo per sentirsi piccoli, basta guardare una lepre che corre più veloce di noi e sopravvive a -42°. 

Ci ha voluto trasmettere che la vita è bellissima e che merita di essere vissuta; per lui la felicità è un diritto e un dovere che ogni persona deve avere e che il coraggio come la paura, servono per fare cose che non piacciono e non si amano.

Alcune frasi che ci hanno colpito sono:  “le situazioni estreme ti mettono a nudo; le maschere cadono; in questa situazione estrema si è tutti uguali, chi si sente il più forte, ma tralascia anche un piccolo dettaglio, è destinato al fallimento; le difficoltà creano complicità e conoscenza” … insomma Ghidoni con semplicità ci ha regalato molto.. anche la sua saggezza. 

Grazie Enrico, il nostro cuore è con te nelle tue avventure!

Io, prete, nel caos venezuelano

Don Giannino Prandelli, sacerdote fidei donum in Venezuela dal 2001, ha raccontato alla comunità di Cortine di Nave la sua esperienza missionaria in un Paese che sta vivendo una situazione drammatica.

Da più di 10 anni a El Callao come parroco di un paese di miniere d’oro ai margini della foresta tropicale venezuelana, don Giannino Prandelli, sacerdote fidei donum, ha raccontato la sua esperienza alla comunità di Cortine di Nave.

Com’è la situazione in Venezuela?

La situazione è critica, già da qualche anno le condizioni sono andate degradandosi in forma progressiva. Il valore della moneta è scaduto tanto che l’inflazione è del 13000%, la moneta quindi non ha nessun valore. Per la gente questo porta a delle conseguenze tristi perché impedisce alla popolazione di guadagnare in forma sufficiente per sopravvivere. Chi ha lavori poco redditizi deve inventarsi qualcosa, molti stanno fuggendo dal paese, si parla di 3 milioni di persone, soprattutto giovani, che emigrano. Altro tipo di migrazione è quella interna, soprattutto nella zona sud-est nella regione della Guayana, famosa per le miniere d’oro, dove la gente arriva in cerca di oro o cercando di vendere oggetti preziosi per recuperare denaro che permetta loro di comprare cibo. La mancanza di acqua e di corrente elettrica è un problema.

Quali sono i suoi compiti?

Le risorse sono poche, quando parlo di risorse non parlo solo di denaro, ma anche dell’organizzazione a livello umano e sociale, non eravamo preparati a tutto questo afflusso. Da tempo abbiamo un club di anziani, composto da 30 membri tra donne e uomini che vivevano in condizioni di disagio, a cui offriamo cibo dal lunedì al venerdì. È un miracolo quello che riusciamo a fare perché nonostante le difficoltà e i pochi aiuti che arrivano, la nostra missione non può fermarsi. La maggior parte riceve la pensione minima che non permetterebbe loro di vivere un mese intero.

A quanto corrisponde uno stipendio medio?

Chi ha un lavoro fisso, come un professore, una maestra o un impiegato guadagna circa tra i 1000 e i 2000 bolivares al mese, che corrispondono a circa 4 o 5 euro al mese. Chi lavora in imprese minerarie abbastanza organizzate può arrivare a guadagnare fino ad un massimo di 20 euro al mese. Se per il cibo ci sono grandi problemi, ancora più grandi sono le difficoltà per la casa, la macchina e le cose più comuni.

Quali sono le risposte del governo?

Il governo fa delle proposte come l’invio di casse di cibo a un prezzo controllato ed economico. Dovrebbero arrivare una volta al mese e invece arrivano dopo tre. Si dice che la corruzione sia presente anche in questo. Evidentemente non è la soluzione al problema, dall’altro lato il governo invita la popolazione a investire nelle piccole coltivazioni, una soluzione limitata perché la gente che vive in città non può farlo: l’orto richiede poi una pazienza che la fame non può attendere. Oltre a tutto questo scenario ci sono anche problemi di sicurezza: si sono formate bande criminali con armi migliori dello stesso esercito. Anche il governo ha responsabilità in questo: come possono i cittadini avere armi sofisticate quando la legge non permette nemmeno il possessi di queste armi? La presenza della guardia nazionale non ha debellato le bande che non sono il pericolo più grande, attualmente fanno più paura i piccoli delinquenti che aumentano a causa della mancanza di risorse, lavoro e denaro. Questo obbliga la gente a cambiare il ritmo di vita, anche l’organizzazione della vita ecclesiale deve cambiare ritmi e orari per adeguarsi.

Ci sono degli aiuti che arrivano dall’Italia?

Abbiamo ricevuto aiuti da parte di associazioni, parrocchie, dal Centro Missionario, ma in realtà non chiedo aiuto perché mi vergogno: come può una terra ricca d’oro chiedere altro? La necessità non dipende dalla mancanza di risorse ma dalla cattiva organizzazione della realtà economica sociale e politica che ci porta ad avere esigenze maggiori rispetto al passato. Effettivamente gli aiuti economici non sono il problema maggiore, il problema è riuscire a trovare una soluzione a questo disordine che sta creando diversi problemi tra cui la mancanza di medicinali, cibo, sicurezza, la sfiducia nelle istituzioni. Il pericolo delle bande e degli stessi militari è che a volte intervengono in forma pesante contro il cittadino comune, non distinguendo il bandito dalla gente disperata che lavora nelle miniere.

Ci sono dei contrasti con le istituzioni?

Non possiamo esporci troppo nel denunciare alcune ingiustizie, rischieremmo di essere censurati. Chi si espone è la Conferenza Episcopale: i Vescovi hanno denunciato in un documento recente, prima della Pasqua, la condizione di disagio nella quale vive la gente. Il flusso migratorio è il risultato di questa situazione: 3 milioni di persone che se ne vanno sono il segno di una situazione difficile. L’impegno della Chiesa Cattolica si fa sentire nel rispetto e nei confronti della gente che ha bisogno di essere aiutata in un cammino che recuperi le condizioni sufficienti per vivere in modo dignitoso.