Le campane del seminario in Albania

Sono arrivate come “dono di fede” in Albania le campane dell’ex seminario di Brescia in via Bollani. Risuoneranno nei villaggi

Sono arrivate come “dono di fede” in Albania le campane dell’ex seminario di Brescia in via Bollani. Ad annunciarlo è don Gian Franco Cadenelli, fidei donum nel Paese delle Aquile dal 2002. “Per me è un grande regalo, perchè ho sentito suonare queste campane per 13 anni da educatore in seminario. Questo “segno” rimarrà a perenne ricordo della presenza della diocesi di Brescia in questa piccola parte del mondo, sui Balcani! Ringrazio il Vescovo Pierantonio, la famiglia Andreis-Montini (donatori del castello campanario posto sulla Rotonda, in ricordo di mons. Carlo Montini), don Roberto Ferranti, Giuseppe Ungari e Paolo Adami. Qui, le nuove campane, dopo la distruzione operata dalla furia della dittatura ateo-comunista, nelle varie chiese dei villaggi in cui verranno poste, serviranno a ridare simbolicamente “voce” a Dio che chiama tutti gli uomini alla salvezza”.

Per metterle “in opera” c’è bisogno di lavoro e ci sono dei costi da sostenere.” Se qualcuno vuole e può darci una mano, contribuirà a far in modo che la “missione bresciana” in Albania abbia più voce e sia ricordata anche con questi segni”.

Per le donazioni

CONTO IN BANCA ETICA – BRESCIA
CADENELLI GIANFRANCO
Numero conto: 00000 104909
IBAN: IT 50K 05018 11200 000 000 104909
codice BIC: CCRTIT2T84A

Progetti di sostegno nella diocesi di Rreshen

Brescia 16 Giugno 2017 

A Don Giovanni e alla Commissione Missionaria Parrocchiale
Leno

La Missione fisica in Albania appartiene a un tempo ormai “passato” e del quale sono profondamente riconoscente al Signore, una esperienza che ho potuto sempre affrontare anche attraverso il vostro aiuto. Gesù nel Vangelo ricorda che “i poveri li avrete sempre con voi”… così tornando a casa io, non è che i poveri che ho incontrato ora non esistono più nella mia vita, anzi, intendo continuare un sostegno di quelle situazioni  più bisognose che ho incontrato e ormai appartengono in modo definitivo alla mia vita. Ecco perché vi sarei grato se, nel limite del possibile, all’interno delle vostre iniziative fosse possibile mantenere questa finestra aperta sull’Albania. Io mi faccio ovviamente garante di questa carità che continuerò a condividere con questi fratelli. Come sempre allego alcune idee concrete che continuerò a sostenere e per le quali vi chiedo di avere un’attenzione.

Sempre disponibile a ogni chiarimento, con amicizia vi auguro buon lavoro e buone attività.

Con riconoscenza

Don Roberto Ferranti

Progetti di sostegno attività educative e socio-assistenziali nella diocesi di di Rreshen (Albania) nella missione bresciana nella regione del Mat

Progetto 1 –  “Fondo Cassa Farmaceutico”

Sostegno per acquisto materiale per una famiglia – 500,00 €

Tra le tante carenze e assenze con cui ci dobbiamo confrontare troviamo la totale assenza di un servizio sanitario nazionale che mette i malati, e soprattutto i più poveri, nella impossibilità di accedere anche alle minime cure, nonché all’acquisto anche di medicinali generici di prima necessità ecco perché tengo sempre un piccolo fondo cassa che destino all’acquisto di medicine per persone bisognose che accompagniamo nel loro cammino. Sostegno al Fondo Cassa per le medicine 500,00 € (per una persona per un anno)

Progetto 2 – “Borsa di studio scolastica o universitaria”

Borsa di studio per “Università Cattolica” per un anno 1.500,00 €
Borsa di studio per “Università statale” per un anno 1.000,00 €
Borsa di studio per Scuola Superiore per un anno 500,00 €

Non è facile pensare a un futuro in una terra dove manca la capacità di progettare il futuro; ecco perché mi piace investire nella formazione di giovani che pian piano iniziano a pensare a innalzare il proprio livello culturale… e mi piace investire aiutandoli a studiare. Non è un’opera evidente come costruire case o ospedali, ma è un’opera che forse ci aiuta a mettere le basi per un futuro diverso. Siamo riusciti anche ad aprire una vera e propria “Università Cattolica” dopo che la comunità musulmana ha accettato questa cosa, per formare soprattutto medici, infermieri e farmacisti che hanno a cura la vita. Aiutare un giovane ad affrontare questi percorsi universitari ha un valore forse non evidente, ma decisamente grande. Le famiglie di questi giovani sono tutte che vivono di un’agricoltura di sussistenza (1 capra, 1 mucca e un po’ di orto) i pochi soldi che hanno vengono da emigrati. Ecco perché mi impegno a garantire alcune borse di studio.

Progetto 3 – “Aiutiamo una famiglia ad affrontare l’inverno”

Sostegno per acquisto legna per una famiglia 250,00 €

L’inverno tra non molto inizierà e non sempre le condizioni delle case e delle situazioni economiche permette di avere gli strumenti per affrontare il freddo che si presenterà… Le case non hanno impianti di riscaldamento, spesso nei villaggi anche l’energia elettrica è debole… non resta che la legna come sorgente di calore. Ma anche l’acquisto della legna per molti è un problema. Ho individuato alcune famiglie bisognose alle quali vorrei dare una mano per l’acquisto della legna per vivere almeno in modo più confortevole anche se in situazioni difficili.

Gesù è dietro le sbarre

Baz, giovedì 29 giugno 2017
Festa dei santi Pietro e Paolo

Cari amici della missione,
oggi voglio comunicarvi i miei sentimenti a riguardo di una esperienza che da qualche tempo sto facendo: l’incontro con i carcerati di Burrel! Non riesco a tenermi dentro le emozioni che sto provando. Non so chi avrà il coraggio o la pazienza di leggermi fino in fond … ma io ci provo.

Ogni mercoledì, dalle 9 a mezzogiorno, io e Genti (il mio fedele collaboratore) andiamo in carcere! Tre ore alla settimana… poi ci lasciano liberi. Ma queste tre ore cambiano la nostra vita. Immaginate, quindi, cosa può cambiare nella vita di chi sta “dentro” per 15, 20 o 30 anni e più! Sì, e vero… là dentro si può cambiare in meglio o in peggio: ma il carcere, comunque, ti cambia!

Prima di tutto, voglio dirvi che la mia emozione, entrando nel carcere più “malfamato” dell’Albania, viene dal fatto che lì dentro sono stati imprigionati e torturati alcuni martiri della chiesa albanese, beatificati lo scorso novembre. Uno (Karl Serreqi) è morto proprio lì, a causa di stenti e di torture. E poi, la consolazione che provo in questa mattinata che dedico alla visita dei carcerati, mi viene dalle parole del Vangelo: “Venite benedetti dal Padre mio… perché ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,36). Perciò, in quel momento, incontrando quelle persone, stringendo loro la mano, abbracciandoli, parlando e pregando con loro … mi sento davvero davanti a Gesù! L’emozione è unica.

E poi, quando sono “dentro” per poche ore … mi ripeto spesso la frase che Papa Francesco disse ai detenuti di Regina Coeli: “Perché voi siete qui e non io?”. Ricordando che anch’io faccio molti sbagli, molti peccati… che per grazia di Dio non sono “condannabili” dalla legge, ma che mi fanno sentire, a volte, anche peggio di quei detenuti. Perché io, a differenza di loro, ho avuto, e ho tuttora, tutte le condizioni favorevoli per essere “bravo”… e, nonostante questo, sbaglio ugualmente. Mi pento, ma ormai è fatta!

Va bene, ora passo alla descrizione delle tre ore in cui incontro Gesù che si trova “dietro le sbarre”. Io e Genti entriamo puntualmente alle 9, dopo aver preso un caffè al bar di fronte al carcere per “ripassare” l’attività che abbiamo preparato per i carcerati. La giovane poliziotta che sta al cancello ci accoglie con un sorriso. Ormai ci conosce. Gli siamo simpatici. Anche lei, per me, è una ragazza simpatica. Tutti i gli “impiegati” del carcere ci accolgono bene. Con tutti riusciamo a farci accettare con il sorriso, anche se portiamo a loro un po’ di lavoro in più. Sono dei lavoratori in una situazione difficile. Sono anche poco pagati e corrono dei rischi… e, a volte, devono essere “duri”. Ma con noi sono accoglienti. Anche loro capiscono che la nostra presenza, lì dentro, fa del bene a tutti. Dopo aver sbrigato le pratiche di ingresso… andiamo nella “saletta” della perquisizione. Leka, il poliziotto incaricato, fa sempre alcune battute per alleggerire la situazione e, abbastanza formalmente, “ci mette le mani in tasca”. Non esiste uno scanner per i controlli… tutto manuale! Poi, dopo che anche i nostri “fogli” preparati per l’incontro sono stati osservati ad uno ad uno… entriamo nel “braccio B”, dove ci sono i detenuti condannati definitivamente per crimini gravi (in maggioranza, per omicidio).

Attraversiamo il cortile “dell’aria” circondato da quattro muraglie (20 mt x30 e cinque metri in altezza). In genere, ci sono una ventina di detenuti che stanno passeggiando… Ci salutano cordialmente. Alcuni si avvicinano per stringerci la mano. Genti mi indica i “boss” là nell’angolo… che salutano con un cenno. I “boss” hanno una loro dignità… non si avvicinano. Il cortile, così come le celle dove sono rinchiusi i detenuti, è una ghiacciaia d’inverno e un forno d’estate. Non c’è un filo d’erba. Ieri ho fatto una battuta ad un carcerato che era a torso nudo tutto abbronzato : “Ehhh… sei stato al mare questa settimana!”. E lui, di risposta, fa una grande risata che allarga il cuore e che gli fa passare qualche minuto di serenità.

Grazie Gesù della tua risata! Con poco, sono riuscito a farti contento!

Dopo aver passato altre due cancellate (con sbarre del diametro di 3 cm, che danno un senso di “chiusura” impressionante, (soprattutto quando i catenacci sbattono rumorosamente alla nostre spalle), entriamo nella “sala degli incontri e delle attività socio-educative”.  Un ambiente disadorno, non curato, che forse possono immaginare solo quelli che sono venuti almeno una volta alla missione, e che hanno visto le povertà strutturali dell’Albania. Tempo fa, don Roberto, l’iniziatore di questa attività, aveva arredato la stanza con qualche tavolo e sgabello di plastica… alcuni sono finiti nelle celle, ma lì ce ne sono ancora a sufficienza. In uno scaffale abbiamo messo alcune Bibbie e altri libri e opuscoli… soprattutto di genere “spirituale”, ma anche altro. Ognuno può prendere quel che desidera da leggere in cella.

Ieri, Gjon, il mio “santo protettore” , che è anche mio coetaneo, era entusiasta per aver letto il libro che descrive la vita e i miracoli di S. Antonio (almeno 5 volte! mi ha detto). Lui è dentro da una quindicina d’anni perché un giorno gli è andato il sangue alla testa per gravi problemi famigliari… Ma ha una fede grande che lo sostiene. Una delle emozioni più forti che sto provando in questo periodo della mia vita è proprio quando incontro Gjon. Lui, all’incontro, viene sempre “sbarbato” e vestito bene, elegante al massimo. Mi ha insegnato che quando si va ad incontrare il Signore, ci si deve vestire “al meglio”.  E, così, da quando lui me lo ha detto, anch’io mi vesto sempre bene quando vado in carcere: come se andassi dal Papa! Ogni mercoledì, con occhi brillanti di soddisfazione, mi dice sempre: “Ho pregato per te questa settimana… un rosario al giorno!”. E quando me lo dice sottovoce, io mi commuovo sempre.

Gesù che prega per me… è straordinario! Lo abbraccio senza riuscire a dire nulla.

Poi c’è Florjan… Gesù Bambino. Lui è cresciuto senza famiglia. A 5 anni era in strada. E doveva vivere “della strada”. Mai andato a scuola. Non sapeva ne leggere ne scrivere fino a quando in carcere, un “collega” si è fatto suo insegnante. Ora ha 37 anni. Da 18 è in carcere perché in una rapina gli è scappato il colpo, e, di anni, ne ha ancora 5 da fare.  La settimana scorsa, durante l’incontro, gli ho detto: “Ormai sei in discesa… ne hai solo 5!”. E lui, davanti a tutti, ha risposto: “Non mi preoccupano questi cinque anni. Prima di tutto… perché ci siete voi che venite qui ogni settimana e mi date forza” (e qui si è fermato qualche secondo per sottolineare la verità di quel che diceva). E, continuando, ha aggiunto: “Poi perché mi sto preparando: quando uscirò, voglio costruirmi una vera famiglia, diversa da quella che ho avuto io”.

É Gesù bambino che vuol ricostruirsi la vita. Eccezionale!

Li dentro c’è anche Emanuel, un ragazzo di 25 anni che è cresciuto “in chiesa”… proprio come i ragazzi della missione di Suç e di Baz che voi conoscete. A lui, qualche anno fa, è “capitato” di colpire un bambino che passava di lì, durante uno scambio di pistolettate tra adolescenti incoscienti. Oramai è successo, e gli anni che ha da passare “dentro” sono tanti. Non si da pace, ma è successo… ed è giusto, secondo la legge, che paghi. Ma a me sembra che anche lui sia un po’ come Gesù… di fronte alla strage dei bambini innocenti. Forse anche Lui, Gesù, l’Emmanuele, si è sentito male quando ha scoperto che tanti bambini erano stati uccisi… “a causa sua”! Senza volerlo, si capisce. Gjergj, un giovane papà di 30 anni, è finito dietro le sbarre… per un “sciocchezza”, diremmo noi. Ha fatto saltare in aria la sua macchina per poter dimostrare di essere perseguitato, sperando, così, essere accolto in Europa come rifugiato-perseguitato, insieme alla sua famiglia. Per dare il pane ai suoi bambini… voleva arrivare ad essere come Gesù “esiliato in Egitto”. Invece lo hanno accusato di terrorismo e gli hanno dato parecchi anni. Adesso, in carcere, lui costruisce croci, di ogni genere e di ogni misura, con stuzzicadenti, colla, sabbia del cortile…  e altri materiali “di fortuna”. Le croci le fa bene, sono belle… Abbiamo fatto con lui un accordo per acquistarle e distribuirle nelle case dei villaggi quando noi missionari andiamo per le benedizioni. Così lui potrà aiutare un po’ la moglie e i due bambini che sono rimasti fuori, per qualche anno senza papà.

Un Gesù “assaltato dai briganti mentre scendeva da Gerusalemme a Gerico” è l’amico che noi chiamiamo “il professore”. Perché è un bravo insegnante di 40 anni, intelligente e preparato, che, fino a pochi mesi fa, faceva con passione il suo lavoro. Di insegnanti così ce ne sono pochi, non solo in Albania. Lui è “dentro” perché una sera tardi, di rientro dopo una festa con la squadra di calcio dei suoi alunni, che avevano vinto un torneo, si è trovato davanti dei “briganti” (povericristi anche loro) che volevano svaligiare la sua casa. Ha menato un bastone per aria e ne ha colpito uno alla testa. Il colpo è stato fatale e, così, lui è sotto accusa per eccesso di legittima difesa. Forse anche l’uomo del vangelo… prima di prenderne tante, si sarà difeso, non so. Ma, come quell’uomo, anche il professore è rimasto ferito e sanguinante sulla strada. É finito in gabbia, senza rendersi conto, come un topo inseguito da gatti inferociti.

Dopo un periodo di disorientamento e di incredulità… ora si sta riprendendo e si sta facendo una ragione di quel che è successo e delle conseguenze che ha avuto. Forse anche noi, incontrandolo ogni settimana, gli stiamo dando una mano… abbiamo la pretesa di essere un po’ come il “Buon Samaritano” che sta fasciando le sue piaghe.  Anche lui ci sta aiutando molto negli incontri del mercoledì. É bello sentirsi un po’ come degli “infermieri”  che curano le piaghe di Gesù.

E così via…

La tentazione sarebbe quella di continuare e di descriverveli tutti questi “gesù”. Ma capisco che finirei per annoiarvi. Solo di un altro “angioletto” voglio parlarvi: di Juljan, un ragazzo che ne ha passate di tutte, che è cresciuto “da solo” a Roma, dopo che i genitori lo avevano abbandonato al suo destino, e che è poi entrato anche nel “tunnel” dell’eroina per qualche anno. Estradato dall’Italia a Burrel… perché ha venduto droga, quella “signora” che ha preso possesso della sua povera vita. Ora si presenta entusiasta quando viene all’incontro con noi (nell’altro braccio del carcere, in quello dei detenuti in attesa di giudizio definitivo).  É felice di poter annunciare, ogni volta, che è riuscito a diminuire ancora di qualche grammo la dose di metadone. Ha 20 anni, parla molto, ha bisogno di comunicare con estrema apertura e sincerità. In qualche modo è uno che sorprende, che sa trasmettere la voglia di “vincere” la vita, al di là delle difficoltà che si incontrano e delle mazzate che si prendono.

É un Gesù che non si arrende mai! Gesù, davanti al male, è proprio così, come lui.

Va bene, mi fermo qui. Ecco, avete capito perché il carcere mi sta cambiando: perché incontro quel Gesù che vuol ricominciare sempre. É quel Gesù che mi aiuta a rimettermi sempre in piedi dopo essere caduto, sempre in cammino sulla giusta strada, dopo aver sbagliato direzione. Proprio come sta facendo Lui, là dentro. Di questa cosa sono sicuro, non ho dubbi. Perché la dimostrazione ce l’ho lì, davanti agli occhi, ogni mercoledì, quando entro nel carcere “di massima sicurezza” di Burrel. Quando, poi, “la dentro”, nella stanza del degrado, celebriamo la S. Messa (come abbiamo fatto ieri), la presenza di Gesù è “lampante”. L’intensità di quel momento fa invidia alle più belle celebrazioni che si svolgono in S. Pietro a Roma e a tutti i più bravi cerimonieri di questo mondo.

Grazie Gesù, della tua presenza dietro le sbarre! Non c’è luogo più maestoso e solenne di questo dove poterti incontrare.

Don Gianfranco Cadenelli
Missionario “fidei donum” in Albania

Una Finestra sui Balcani… parte 7

E’ passato un po’ di tempo ma non mi sono dimenticato della nostra finestra; l’inizio però del tempo estivo mi ha “rapito” in una serie di attività a pieno ritmo e mi sono rallentato nella scrittura, ma non vi ho dimenticato. Soprattutto spero che questo riflettere insieme possa essere servito a tutti quanti per pensare alla nostra vita quotidiana non solo dal nostro personale punto di vista ma allargando lo sguardo anche su chi vive diversamente da noi.

Finestra sui Balcani 2016

Vorrei iniziare la mia riflessione ancora dal servizio in carcere per raccontarvi la gioia di questi miei amici quando, a inizi di Giugno, sono riuscito a fargli un regalo promesso da tempo: una piccola biblioteca… con libri di carattere religioso e altri di argomenti vari; abbiamo inaugurato questo scaffale di libri il giorno della memoria di Sant’Antonio da Padova (santo molto popolare in Albania) e vedere la loro felicità… prendendo di assalto questo centinaio di libri che avevamo portato, mi ha come sempre colpito. Con un dono cosi insignificante (noi ormai i libri non li compriamo nemmeno più) sembrava di aver donato oro a questi fratelli… le loro strette di mano come sempre mi hanno colpito e di nuovo ho imparato che incontrare una persona e farla felice, senza nessun pregiudizio, è il modo più forte per annunciare il Vangelo di Gesù… senza bisogno di troppe spiegazioni, quando uno si sente amato cosi come è, il Signore Gesù fa i suoi miracoli.

Finestra sui Balcani 2016
In queste settimane siamo poi impegnati in alcune attività che ho chiamato “Campi-Vangelo”, non trovavo altri termini… ovvero è una trasformazione dell’idea di grest che agli inizi avevamo portato qui. Al posto cioè di fare attività con i bambini con cui già lavoriamo tutto l’anno, mi impegno con i nostri educatori ad andare nei villaggi più lontani, dove non abbiamo la chiesa, dove non facciamo attività durante anno ma dove sappiamo che ci sono delle famiglie cattoliche, e con questi piccoli gruppetti di 10-15-20 bambini, leggiamo insieme il vangelo, giochiamo e celebriamo alcuni sacramenti. Sono settimane di grandi spostamento…. polvere… chilometri di vai e vieni…. di grande caldo… ma sapere che qualcuno ti aspetta e che ciò che gli dici li fa felici, è il dono più grande e piu bello.
Penso anche il nostro Oratorio a Leno impegnato a offrire momenti di crescita e di incontro… penso alla Menonera Missionaria e al lavoro dei volontari che ogni sera fanno del loro meglio perché da quell’ambiente parta un aiuto per noi missionari… penso a tutti voi che mi avete letto in questo anno, condividendo o meno le mi provocazioni…. A tutti auguro BUONA ESTATE…. E dopo la metà di agosto arriverò anche io a Leno per qualche settimana in mezzo a voi….

CIAO,

don Roberto

Guarda la galleria con le foto inviate dall’Albania da don Roberto!

Una Finestra sui Balcani… parte 6

Hanno fatto il giro del mondo queste parole di Papa Francesco al Giubileo dei Ragazzi pochi giorni fa: «La vostra felicità non ha prezzo e non si commercia; non è una “app” che si scarica sul telefonino: nemmeno la versione più aggiornata potrà aiutarvi a diventare liberi e grandi nell’amore». E proprio da queste parole vorrei partire per una nuova semplice riflessione-testimonianza da questo piccolo e povero pezzo di chiesa.

Finestra sui Balcani 2016

La felicità non ha prezzo… non si compra… non si scarica dal web…; mi hanno toccato queste parole, sono vere e lo sappiamo tutti, ma quante volte invece la felicità ce la vogliamo costruire come ci pare e piace. Lo facciamo perchè ne abbiamo la possibilità, abbiamo qualche soldino in parte, abbiamo possibilità di muoverci, abbiamo una casa dove vivere… ma… tutto ciò che si “compra” non dona felicità vera, riempie per un pò e poi finisce. Allora vorrei offrirvi il racconto di due brevi fatti che ho riletto in questi giorni alla luce di queste parole del Papa.

Finestra sui Balcani 2016

Il primo fatto mi riporta in carcere (è una esperienza che mi sta provocando molto)… mi riporta alla mattina del Giovedi Santo, quando dopo un cammino di un po di mesi, 7 dei detenuti che incontro regolarmente hanno accettato di vivere l’esperienza del sacramento della riconciliazione. Per loro erano circa 15 anni che non vivevano una cosa simile… che non potevano riflettere su ciò che era avventuo in modo grave nella loro vita… era la prima volta che parlavano non essere giudicati ma accolti…; nelle loro lacrime, nei loro singhiozzi… ho visto che la felicità non si compra, ma è un dono che arriva inaspettato! Pur sapendo poco e niente del Giubileo, avevo spiegato loro che la porta della cella diventa Porta Santa… e se li avessi visti passare la porta della cella dopo la confessione, piangendo… in ginocchio… beh… non esistono parole per dire che quella era vera felicità. Ho passato il triduo pasquale pensando solo a questa esperienza… ed è vero che solo attraveroso il Signore Gesù arrivano certe gioie che fanno vivere.

Finestra sui Balcani 2016

Il secondo fatto mi riporta a una messa celebrata qualche giorno fa nella festa di san Giorgio in un villaggio; all’aperto… non abbiamo una chiesa vera e propria…. con poche persone, perchè la gente ormai non vive più lì… e ho provato una sincera gioia mentre ascoltavo la lettura degli Atti degli Apostoli che diceva “…così ci ha ordinato il Signore: «io ti ho posto per essere luce delle genti, perchè tu porti la salvezza sino all’estremità della terra»…. e nell’udire queste parole i pagani si rallegravano e glorificavano la Parola del Signore…” (At 14, 44-52). Vedere quelle poche persone, venute a piedi, per ascoltare una parola “diversa” dalle altre, anche se conoscono bene il Signore… vederli lì sereni anche se non avevano niente, ecco mi ha fatto davvero capire ancora una volta che la felicità vera nasce nel cuore di chi sa accogliere questa Parola del Signore al di là delle situazioni in cui vive. Spesso sono proprio i “pagani” quelli che sanno gioire di più nell’ascoltare la Parola perchè capiscono che è proprio quello che manca alla loro vita… ed ecco perchè resto convinto la missione “fino agli estremi confine della terra” è una provocazione perchè ci aiuta a scoprire ciò di cui veramente abbiamo bisogno per vivere!

Alla prossima…. ciao….

don Roberto

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“Avete a disposizione anche la Forza della Risurrezione”

PASQUA 2016

Sappiamo che non si può tornare indietro, sappiamo che quel che è fatto è fatto; perciò ho voluto celebrare con voi il Giubileo della misericordia, poiché questo non significa che non ci sia la possibilità di scrivere una nuova storia d’ora in avanti. Voi avete conosciuto la forza del dolore e del peccato; non dimenticatevi che avete a disposizione anche la forza della risurrezione, la forza della misericordia divina che fa nuove tutte le cose …; Lavorate perché questa società che usa e getta non continui a mietere vittime.

Papa Francesco, ai detenuti di Ciudad Suarez Febbraio 2016

Cari amici,
eccomi a raccogliere alcuni pensieri da condividere per vivere una Pasqua che non sia solo “da calendario” ma che sia occasione davvero di ritrovare la “vita” che la Risurrezione di Gesù ci consegna…una vita piu grande della morte, di ogni morte fisica o spirituale. E come ci sia bisogno di questa “vita” che fa vivere al di là delle nostre situazioni, lo sto comprendendo nel tempo che condivido con i carcerati di massima sicurezza di Burrel. Quale altra possibilità per rinascere potrebbero avere dopo che una società li sta “dimenticando” tra quelle fredde mura per ciò che hanno fatto? Dove potrebbero trovare una vita che gli dona futuro dopo che il loro tempo si consuma inesorabilmente nel far passare le ore, i giorni, gli anni tra quelle mura che non aprono nessuna strada? Abbiamo visto in loro in questi mesi un aprirsi nuovamente al sorriso, nonostante tutto, semplicemente sedendoci una volta a settimana insieme, leggendo una pagina di Vangelo, unica cosa che ci è concesso portare dentro. Ho capito ancora di più che il Vangelo è vita perchè vedo che queste parole toccano la vita di queste persone che da tempo non si sentivano dire certe parole… che da tempo non si sentivano “cercati” da qualcuno in modo regolare, ogni settimana. E’ stato “difficile” rompere quella diffidenza che all’inizio restava tra noi e loro, dettata dal fatto che sembrava non credessero che andavamo per loro e per stare con loro… ma una volta visto che davvero noi tornavamo, avevamo parole per loro, ecco che si è aperto un pò di cielo, e di nuovo ho capito che il Vangelo è vita… vita nuova… che è Risurrezione veramente.

Finestra sui Balcani 2016

Quante volte il martedi, confrontandomi con Ghenti, il nostro educatore con cui viviamo questa esperienza, condividiamo a volte il timore di parlare in modo facile perchè tanto noi siamo “liberi”… e invece questi fratelli che incontriamo ci ascoltano e condividono senza pregiudizio… e sono loro a mettere noi a nostro agio, perchè hanno bisogno di questa Parola che solo Gesù riesce a consegnare…

Con questi pensieri vorrei augurarvi una Santa Pasqua… vivete con impegno queste giornate e questo tempo per saper “ricominciare-risorgere” a partire da Gesù, l’UNICO che offre questa possibilità; non cercate in tanti altri surrogati la vita… ma in Lui… certamente guardate la Croce, ma la Croce ci spinge a guardare in alto… e in alto troviamo il cielo e la vita nuova che si speriementa solo passando da quella Croce. Grazie perchè il vostro sostegno per la mia missione è uno strumento che aiuta a alcune persone a guardare in alto e a ritrovare vita attraverso Gesù.

BUONA PASQUA,

don Roberto Ferranti

Una Finestra sui Balcani… parte 5

Un saluto a tutti… e bentornati al nostro appuntamento affacciati su questa finestra per provare a vedere il mondo da un altro punto di vista, ma soprattutto per provare a vedere il mondo con il sapore del Vangelo, aiutati dalla semplice testimonianza della missione in questa terra, cosi vicina e cosi lontana.

Finestra sui Balcani 2016

Non posso non parlarvi dell’esperienza che da qualche mese mi sta prendendo tanto a livello umano, spirituale e educativo…. ed è la presenza nel Carcere di Massima Sicurezza della città dove vivo. Una esperienza intensa, che mi provoca; una esperienza che vi racconto perché penso sia una provocazione su come noi guardiamo gli altri. Inizio la mia condivisione con delle parole forti che Papa Francesco ha detto in carcere durante il suo ultimo viaggio in Messico; cosi ha detto a Ciudad Juarez il 17 Febbraio: “Nel dirvi queste cose, ricordo quelle parole di Gesù: “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra” (cfr Gv 8,7). E io me ne dovrei andare…. Nel dirvi queste cose, non lo faccio come dalla cattedra, con il dito alzato, lo faccio sulla base dell’esperienza delle mie stesse ferite, di errori e peccati che il Signore ha voluto perdonare e rieducare. Lo faccio sulla base della coscienza che, senza la sua grazia e la mia vigilanza, potrei tornare a ripeterli. Fratelli, mi chiedo sempre, entrando in un carcere: “Perché loro e non io?”. Ed è un mistero della misericordia divina. Ma questa misericordia divina oggi la stiamo celebrando tutti quanti, guardando avanti con speranza”. Parole forti… che bastano a farci stare un po in silenzio… e a capire che il mondo non dipende da noi!

Finestra sui Balcani 2016

Come ho già raccontato sono il primo sacerdote che ottiene un permesso di questo tipo per entrare ogni settimana, senza restrizioni, per fare delle attività con questi detenuti. Ogni martedi, insieme a uno degli educatori della nostra missione che si chiama Ghenti, oltreppasiamo la prima grande cancellata di ferro… poi il portone… poi passiamo alle perquisizioni… poi un altro grande cancello… altre perquisizioni… un cancello con altri lucchetti che si aprono e chiudono… un lungo corridoio… bussiamo all’ultima porta di ferro… una guardia ci apre… ed entriamo in un altro mondo, il cortile delle celle dei detenuti ordinari. E qui comincia l’esperienza… ti senti osservato, ti senti diverso, trovi sguardi curiosi, seri, gente che cammina freneticamente sfrutando il tempo all’aperto (il resto del giorno lo passano in cella), gente che si lava, altri che lavano i pochi vestiti che hanno… e che fare noi? Come comportarsi? Se mi fermassi a pensare perchè loro sono lì, non ti verrebbe voglia di avvicinare nessuno… e qui arriva la provocazione, la cosa che mi ha fatto tanto bene in questi mesi: lasciar da parte ogni pregiudizio e fermarti a stringere la mano, a salutare, a chiedere come stanno… e gli sguardi si rasserenano… le loro vite iniziano a parlare indipendentemente dal motivo per cui sono lì. I primi giorni avevo la percezione di entrare nella gabbia dei leoni, pensando che la maggioranza sono uomini che hanno compiuto reati molto gravi… oggi invece aspettiamo sempre con ansia che si apra l’ultimo cancello per entrare in quel cortile, per poter parlare con loro, per stringere le mani, abbracciare e dare anche qualche carezza che strappa loro un sorriso. Poi possiamo passare nelle celle singole della Massima Sicurezza per quelli che non potremo incontrare insieme agli altri… veloci saluti… strette di mano… brevi parole alle volte tra i denti per non farsi sentire dalle guardie e per raccontare qualche pezzo di vita. Poi la possibilità di un incontro con un gruppo di cattolici, una condivisione a partire dal Vangelo e una chiaccherata per seminare nel cuore qualche parola forte di bene. Tra questi cattolici mi ha colpito proprio questa mattina un giovane, che mi ha avvicinato alla fine dell’incontro (alla fine possiamo incontrarli personalmente se hanno delle richieste come avere un po di riso, pasta, olio, zucchero o dei vestiti perchè alcuni di questi non possono sempre vedere la famiglia) e questo giovane mi ha avvicinato e mi ha chiesto se potevo aiutare un suo compagno di cella anche se è musulmano perchè la famiglia non ha da mangiare e vivono abbandonati in un villaggio sulle montagne a causa delle traversie che la famiglia ha vissuto… e per sè questo ragazzo non ha chiesto nulla. Mi ha colpito e mi ha fatto bene… e mi ha fatto cadere tante barriere di giudizio. Enrtare in carcere mi sta insegnando a essere essenziale: anche quando entro non posso portarmi niente perchè è proibito, solo il Vangelo…e lascio parlare quelle quelle parole che lette dentro, credetemi, hanno tutto un altro sapore. E anche questo giovane, che non aveva niente, mi ha chiesto di aiutare qualcun’altro. Sono cosec he fanno pensare. Vi assicuro che a volte è difficile dire… ”ok, adesso usciamo”… le prime volte avevamo paura ad entrare, adesso ci fa soffrire dover uscire e aspettare una settimana per tornare. Non facciamo grandi cose… ma ho imparato a incontrare delle persone, ad amarle… senza giudicare, senza nemmeno conoscerle; sono già tanti che giudicano… ma chi di noi si preoccupa di avvicinare e ascoltare?

Don Roberto Ferranti

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