Qui Caritas parrocchiale

Per informare

Poche , in questo numero, le informazioni. Il Covid19 che ancora ci accompagna ci impedisce di pensare ad iniziative diverse dalla quotidianità.
Punti fermi, tra le “azioni” della Mano Fraterna, rimangono la distribuzione dei pacchi alimentari e l’ascolto. Al C.di A. abbiamo ripreso a pieno il ritmo e nuove persone hanno bussato alla nostra porta per chiedere aiuto.
Le bollette delle utenze, il lavoro, l’abbonamento scolastico, la spesa alimentare o farmaceutica o per cure mediche (soprattutto dentistiche) per i figli: questi i bisogni più ricorrenti.
Per queste problematiche la Caritas si è fatta promotrice di domande per contributi economici da inviare alla Caritas Diocesana e alla Congrega ed usufruire, così, dei fondi messi a disposizione. Ha, inoltre avviato una propria iniziativa : i Buoni-Spesa.
Questi, con una convenzione stipulata con un supermercato di Leno, sono stati stampati in forma di scheda magnetica e sono consegnati alle famiglie che ne fanno richiesta per andare incontro alle loro esigenze alimentari. Alcuni di questi buoni-spesa sono stati già consegnati.
Comincia a realizzarsi, infine, l’iniziativa Offerte mensili mirate a progetti specifici: una persona, infatti, ha raccolto l’invito e si è impegnata, per un anno, a pagare un abbonamento scolastico.

RACCONTARSI PER CONDIVIDERE LE ESPERIENZE

Questa volta, con un’intervista, facciamo spazio alla testimonianza di una persona che è stata aiutata.

Quando ti sei rivolta alla caritas?

Ho conosciuto la caritas tramite l’assistente sociale del Comune nel 2016. La mia famiglia era composta da me, mio marito, un figlio di sei anni e una bimba di due mesi; ci eravamo rivolti all’Ufficio dei Servizi Sociali per chiedere assistenza in quanto mio marito aveva perso il lavoro e, con questo, la casa messa a disposizione del datore di lavoro, dove abitavamo. Ci era stato concesso il pacco alimentare mensile e l’aiuto a cercare una casa. E’ stato allora che sono entrata in contatto anche con i volontari del Centro di Ascolto.

Cosa hai ricevuto in questi anni?

Ho ricevuto molto e sono grata per tutto quello che la caritas ha fatto per me.
All’inizio siamo stati aiutati a pagare la cauzione e l’affitto di casa.
Negli anni successivi la situazione famigliare è peggiorata e i problemi si sono moltiplicati. Mio marito è tornato in Africa lasciandomi con una quantità di debiti soprattutto per multe e bolli auto non pagati. Nella caritas mi sono stati vicino in tutte le difficoltà che ho dovuto affrontare: Mi hanno aiutato più volte a trovare il lavoro, perché ogni volta era provvisorio; mi hanno sostenuta moralmente e materialmente nel pagare utenze e rateizzazioni dei debiti lasciati da mio marito. Ultimamente sono stata inserita in un progetto chiamato Energie Potenziali per comunità solidali di cui la caritas fa parte. Grazie a questo progetto sto frequentando, con passione e soddisfazione, un corso ASA che terminerà a fine anno. Per me è stata una grossa opportunità e spero, dopo, di trovare subito anche il lavoro e quella sicurezza economica che uno stipendio fisso mi potrà assicurare per far fronte alle esigenze della mia famiglia.

Come vedi il futuro tuo e dei tuoi figli?

I bisogni sono sempre tanti ma, ottimista di carattere e religiosa, penso che il futuro sarà sicuramente migliore. Ho fatto e faccio molti sacrifici per crescere al meglio i miei due bambini ma non mi lamento; sono, anzi, grata a Dio per avermi fatto incontrare molte persone che, come i volontari della caritas, mi sostengono e accompagnano. A loro dico e dirò sempre un grande GRAZIE.

PER SUSCITARE RELAZIONI

Oltre a ricordare a tutti i lettori l’indirizzo mail: caritasnsn.leno@libero.it, e ad invitare i lettori a contattarli anche in Via Viganovo, 5 il martedì o il venerdì pomeriggio dalle 14,30 alle 17 rinnoviamo l’invito a a considerare l’idea di fare delle offerte mensili mirate a progetti precisi sui quali si assicura, a chi aderisce, l’informazione puntuale. …GRAZIE
Per la Caritas Giusy

Grazie, Elisa

In questi giorni, dopo circa 38 anni, Davo Elisa ha concluso il suo servizio presso l’Ufficio parrocchiale di Leno e da parte di diverse persone mi è stato chiesto di esprimerle il grazie di tutta la comunità parrocchiale.

Lo faccio volentieri, anche perché ho saputo che Elisa è stata una presenza viva e significativa in molti aspetti della vita parrocchiale: per parecchi anni ha fatto catechismo; è stata presidente dell’Azione Cattolica e segretaria delle ACLI; da buona “francescana”, sempre attenta alle persone malate e alle famiglie in difficoltà, si è prodigata per trovare risposte e persone di sostegno; avendo poi la macchina, faceva spesso da tramite tra la Parrocchia e la Diocesi o la città, riportando documenti, bollettini parrocchiali, libri e sussidi per le celebrazioni; sempre con la sua macchina, raggiungeva le cascine più lontane per consegnare “La Badia”; aveva inoltre un numero molto elevato di anziani e malati a cui, come ministro straordinario dell’Eucaristia, portava la Santa Comunione; è stata anche domestica e collaboratrice del parroco Mons. Galli.

E tante altre cose ha fatto Elisa nella sua sensibilità e passione per la parrocchia, spesso nascoste, ma non a Dio.

Per questo, Elisa, ti diciamo grazie. Che Dio ti ricompensi. E ti chiediamo: “Continua ad amare la tua parrocchia e prega per tutti noi”.

Il parroco don Renato Tononi

Aiuti concreti per le parrocchie

Criteri e modalità di distribuzione delle risorse (8 milioni di euro) messe a disposizione dalla Cei e dalla donazione di Banca Intesa Sanpaolo

La pandemia di Covid-19 che tanto dolore e tante sofferenze ha provocato nelle famiglie e nelle comunità del Bresciano ha fatto sentire i suoi effetti anche nella vita della Chiesa bresciana, chiamata nella lunga stagione del lockdown a inventarsi modi nuovi per essere comunque vicina alla sua gente. Molto si è scritto nelle scorse settimane della riscoperta dei social per le celebrazioni, i momenti di catechesi, le occasioni di preghiera; molto altro è stato detto sulle disposizioni e sulle norme a cui è stata vincolata la ripresa delle celebrazioni e delle altre attività pastorali.

Poco è stato, invece, scritto su un altro aspetto non meno importante rispetto a quelli ricordati: le difficoltà economiche con cui anche le parrocchie sono state costrette a confrontarsi. Per comunità che sostanzialmente vivono delle offerte dei fedeli i tre mesi di stop totale alle celebrazioni sono stati un dramma, a fronte di spese di gestione ordinaria che non sono venute meno. Nessuno, a differenza di altre realtà, ha voluto battere sul tasto delle difficoltà economiche.Alle prese con la necessità di garantire la vicinanza alle persone in un tempo tanto difficile, parroci e curati non hanno avuto il tempo di dare la giusta sottolineatura al problema. Il tema e la sua urgenza, però, non sono sfuggiti al vescovo Tremolada che ha istituito il fondo “In aiuto alla Chiesa Bresciana” per fare fronte alle esigenze e alle necessità delle parrocchie secondo principi di perequazione, uguaglianza e solidarietà.

La gestione del Fondo è affidata a don Giuseppe Mensi, vicario per l’Amministrazione in accordo con l’Economo diocesano Paolo Adami. I destinatari del Fondo sono tutte le parrocchie della diocesi di Brescia (473), gli enti ecclesiastici, gli Istituti religiosi e le famiglie in particolare difficoltà economica, secondo i criteri definiti dalla Conferenza episcopale italiana per la distribuzione del “Fondo straordinario 8xmille”. Tre sono le fonti che alimentano il fondo: due arrivano dall’8xmille della Cei (1.811.036,49 euro erogati per l’Emergenza Covid-19 più altri 1.267.418 per la Zona Rossa).A questi si aggiunge l’erogazione di 5 milioni di euro effettuata da Banca Intesa Sanpaolo (già annunciata sullo scorso numero di “Voce” che va ad alimentare il fondo diocesano di solidarietà “do.Mani alla speranza” e quello “In aiuto alla Chiesa Bresciana”.

Diverse sono le modalità di distribuzione delle risorse a disposizione: a tutte le parrocchie verranno erogati, entro il 31 luglio, 2 euro per ciascun abitante; alle comunità parrocchiali con meno di 500 abitanti, invece, sarà dato un contributo fisso di 1.000 euro.Le parrocchie che non hanno particolari necessità economiche possono, nella prospettiva di quella solidarietà già ricordata, corrispondere la propria quota, tutta o in parte, ad altre con maggiore necessità, sia attraverso l’Ufficio Amministrativo, sia direttamente, comunicando all’Ufficio la quota erogata. La quota annuale destinata alle parrocchie in difficoltà, derivante dall’8xmille, nel 2020 viene integrata con 650mila euro e nel 2021 con altri 250mila.

La Diocesi provvede a rimborsare entro il 31 dicembre 2020 la quota di interessi maturati sui mutui e sui fidi bancari risultanti nell’esercizio finanziario 2019. Al “Fondo diocesano di solidarietà”, gestito dalla Caritas per le famiglie in difficoltà, viene assegnato un milione di euro. Agli Enti ecclesiastici e agli Istituti religiosi che operano nelle situazioni di emergenza o in difficoltà economica causata dall’epidemia viene riservata una quota pari a 1milione e 500mila euro.

Per accedere al Fondo le parrocchie devono avere presentato, con relativa approvazione, da parte dell’Ufficio Amministrativo della diocesi, il bilancio 2019; devono provvedere al pagamento della tassa diocesana del 2% per il bilancio 2019 entro il 30 settembre 2020. Entro il prossimo 30 settembre le parrocchie in particolari difficoltà economiche e che intendono ricevere ulteriori contributi, dovranno compilare il modulo di richiesta di aiuto straordinario per le parrocchie Per quanto riguarda, invece, gli altri enti ecclesiastici e gli istituti religiosi l’accesso al fondo è condizionato dall’invio di una richiesta formale inviata al Vicario per l’amministrazione nella quale viene descritta la situazione di difficoltà economica generata da questa emergenza. La quota rimanente delle risorse viene investita in un fondo bancario come riserva finanziaria per rispondere a ulteriori emergenze delle parrocchie, che potrebbero essere causate dal protrarsi dell’epidemia.

Nel dicembre del 2023, al termine di un periodo di tre anni, il Vescovo, sentito il consiglio episcopale, potrà destinare la somma restante per altre finalità diocesane, ma sempre secondo i criteri stabiliti dal fondo.