Monsignor Renato Tononi nuovo parroco di Leno

S.E. il vescovo Pierantonio ha nominato monsignor Renato Tononi nuovo parroco delle parrocchie di Leno, Milzanello e Porzano.

Monsignor Renato, nato il 13 marzo 1951, è stato ordinato il 7 giugno 1975. É stato successivamente studente a Roma (1975-1980), vicario coop. fest. a Lumezzane Fontana (1980-1990), parroco a S. Faustino di Bione (1990-1995), prefetto degli studi dello Studio Teologico Paolo VI presso il seminario di Brescia (1993-1995; 2001-2004), vicario parrocchiale fest. a Castel Mella (1995-2010), direttore dell’Ufficio Catechistico (1999-2011), insegnante in Seminario (1980-2011), Vicario episcopale per i laici e la pastorale (2008-2018) e parroco di Sant’Alessandro e San Lorenzo in città dal 2010.

Don Davide Colombi sarà l’amministratore pastorale fino all’arrivo del nuovo parroco.

Tra Brescia e Montecassino: un convegno su Petronace

É Paolo Diacono, lo storico dei longobardi, che ci racconta di Petronace, patrizio bresciano, originario della pianura, probabilmente di Pedergnaga, odierno San Paolo, che tra il 718 e il 719 decise di compiere un pellegrinaggio in Terra Santa, per visitare il Santo sepolcro. Giunto a Roma e incontrando il papa Gregorio II, gli fu consigliato di recarsi a Montecassino, per farvi rinascere il monastero fondato da san Benedetto e distrutto dai longobardi più di un secolo prima. Persino il sepolcro di san Benedetto giaceva abbandonato.

Con la sua opera, in pochi anni il monastero rinacque e divenne la grande abbazia che diffuse in tutta Europa la proposta del suo fondatore, ispirata al principio dell’ora et labora. Cinquant’anni dopo il suo successore Ottato, accogliendo la richiesta del lenese Desiderio re dei longobardi, inviò a Leno una colonia di dodici monaci, che fecero sorgere il monastero di San Salvatore, poi San Benedetto ad Leones, definito la Montecassino del nord.

Per ricordare la figura di Petronace, conosciuto anche come Secondo fondatore di Montecassino, Fondazione Dominato Leonense, in collaborazione con la Parrocchia dei Ss. Pietro e Paolo di Leno, promuove venerdì 29 giugno alle ore 15.00 presso Villa Badia a Leno il convegno “Petronace. Tra Brescia e Montecassino”.

All’incontro interverranno: dom Donato Ogliari, abate di Montecassino, Mariano Dell’Omo, direttore dell’archivio dell’Abbazia di Montecassino, Nicolangelo D’Acunto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e Cesare Alzati dell’Accademia Rumena di Bucarest.

Presiederà Angelo Baronio, coordinatore scientifico della Fondazione Dominato Leonense. Le conclusioni saranno affidate a mons Giovanni Palamini, abate di Leno.

Al termine del convegno si terrà la cerimonia di rinnovo del protocollo di intesa tra la Fondazione Dominato Leonense e l’Abbazia di Montecassino.

Il convegno è promosso dalla Fondazione Dominato Leonense e dalla Parrochhia dei Ss Pietro e Paolo in collaborazione con il Comune di Leno, il Comune di San Paolo, Brixia Sacra, Fondazione Civiltà Bresciana, Cassa Padana Bcc, Libera Università dei Santi Benedetto e Scolastica e con il sostegno di Arcoba srl.


INFORMAZIONI
Convegno “Petronace. Tra Brescia e Montecassino”
Sabato 29 giugno 2019 ore 15.00
Villa Badia, Leno (Bs) – via Marconi 28

Per info e contatti
Fondazione Dominato Leonense
tel.: 331-6415475 | 030-9038463
mail: info@fondazionedominatoleonense.it
web: www.fondazionedominatoleonense.it

Il superiore, il maestro, il padre: l’Abate

Dopo aver visto che Benedetto fonda “una scuola del servizio del Signore” (Prologo 45), nei Capitoli 2 e 64 della stessa Regola provvede, per la sua Famiglia: un Padre, un Maestro, un Superiore che sia dottore nelle cose di Dio e dell’uomo.
Intanto incomincio a dire che: la Regola prevede, impone (unica di tutti gli altri Ordini religiosi) che siano i monaci stessi dei singoli monasteri-famiglie, ad eleggere il proprio Padre-Maestro. Egli chiamò questo Superiore con nome biblico secondo quanto dice San Paolo nella Lettera ai Romani 8,15, Abate, infatti “Avete ricevuto uno spirito di figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre”. Nel monastero benedettino è l’Abate, eletto dai suoi fratelli-figli, il responsabile ultimo di tutto. A motivo di ciò Benedetto ne parla in due capitoli fondamentali: nel capitolo 64 della “elezione dell’Abate”; nel capitolo 2 su “Le qualità che deve avere l’Abate”, avvertendo “gli elettori” della responsabilità che hanno nella scelta del Padre-Dottore del monastero.

Siccome nei due capitoli citati appare: tutta la grandezza spirituale, psicologica, la conoscenza dell’umanità dei monaci, e la santità di Benedetto, non potrò certo trarne commenti, nel breve spazio concessomi, in modo teologico esaustivo. Pertanto ne citerò direttamente alcuni brani degli stessi capitoli, lasciando ad ognuno di gustarli e farne tesoro, leggendo personalmente, totalmente i due testi. “Dopo l’ordinazione l’Abate consideri sempre quale carico si è assunto e a Chi dovrà rendere conto della sua amministrazione” (RB 64,7) Qui viene espressa un’etica della dirigenza, un’esigenza morale. “Sappia di dover aiutare più che comandare” (RB 64,8). Il testo latino dice: “magis prodesse quam praeesse”, e la traduzione letterale sarebbe: “essere più al servizio che in avanti”. Essere in avanti è la presidenza, e ci sono molti modi di pre-siedere, che però richiedono tutti previdenza da parte di Chi è in avanti. “E cerchi di essere amato piuttosto che temuto” (64,15).

E ancora: “Non sia causa di agitazione e ansioso, non sia esagerato e ostinato, non sia invidioso e troppo sospettoso perché non avrebbe pace mai” (64,16). ”Nell’impartire ordini sia previdente e ponderato, e quando dà direttive, sia riguardo alle cose di Dio sia riguardo a quelle del mondo, abbia discrezione e misura, tenendo presente la discrezione di Giacobbe che diceva:- Se farò stancare troppo i miei greggi a camminare, moriranno tutti in un sol giorno- (Gen. 33,13; RB. 64,17-18). E ancora: “…alternerà secondo le circostanze rigore e dolcezza, mostrerà ora la severità del Maestro ora il tenero affetto del Padre. In concreto deve correggere con una certa severità gli indisciplinati e i turbolenti, sollecitare invece a procedere verso il meglio quelli che si mostrano obbedienti, miti e pazienti; ma gli incuranti e gli arroganti l’esortiamo a rimproverarli e punirli” (RB 2, 24-25). Il tutto tenendo conto di quanto la Regola asserisce nel Capitolo 2 Dell’Abate: “… difatti per fede in lui (l’Abate) si vede chi fa nel monastero le veci di Cristo”. E per far trasparire Cristo nella sua comunità, bisogna che l’Abate Lo possegga: Solo allora sarà capo e cuore della sua famiglia monastica, come Cristo è capo del suo Corpo Mistico, che vivifica con il suo Spirito. L’unità nella Comunità, per essere vissuta concretamente e durare nel tempo, richiede che vi sia un capo e l’obbedienza all’Abate verifica l’autenticità della carità fraterna.

Talvolta viene posta la domanda se questo ideale sia possibile oggi. Ma noi siamo consapevoli che l’autorità nella comunità monastica, come d’altra parte nella Chiesa, resta un Dono di Dio. E il Dono resta offerto, anche se l’ideale non è raggiunto. Per conoscere Benedetto, la sua Regola e la vita monastica, si deve però conoscerla in profondità: io non ne ho il tempo. Pertanto, ripeto: comperate la santa Regola e meditatela confrontandola con la Parola di Dio, e se potete, andate ospiti in uno dei monasteri per costatare come viene amata e vissuta sotto il magistero dei singoli Abati, oggi, ripeto: OGGI! Indaghiamo anche nella storia: come la Regola benedettina abbia influito in bene e sviluppo nella Nostra Europa e nella Chiesa: in cultura, lavoro, santità e amore a Cristo, a Cui il benedettino “non deve anteporre nulla”!

Sulla validità e attualità della Regola, ne sono testimoni i tanti secoli dalla sua stesura: anche oggi migliaia di uomini e donne la fanno propria, cercando di poterla attuare in pienezza: Monaci, Monache e Oblati benedettini. Il Signore voglia inviare alla Vigna di Benedetto, anche oggi, tante sante vocazioni!

Silvano Mauro Pedrini OBS

Don Giovanni Palamini

Sono un cristiano della parrocchia di Castenedolo e in questa circostanza mi è stato chiesto di scrivere un articolo per l’ingresso del nuovo parroco don Giovanni Palamini presso la vostra Comunità; compito che ho accettato volentieri, ma che sicuramente non risulterà essere completo ed esaustivo, perché le molte doti e risorse che don Giovanni possiede e saprà mettere a disposizione della Parrocchia di Leno non si riescono ad elencare con un semplice riassunto. In queste circostanze si cerca sempre di rendere noto le virtù della persona che ha trascorso con te una parte importante del cammino cristiano e non potrebbe essere altrimenti, anche se la vita non riserva sempre momenti spensierati o privi di preoccupazioni e che spesso ti mettono in crisi; quindi cercherò di sintetizzare questo, raccontando un aneddoto della mia esperienza personale.

Conobbi don Giovanni quando fece l’ingresso nel nostro paese come parroco, allora ero un cristiano che era fermo sulla soglia della porta e stava a guardare, pensando cosa fare della propria vita, cercando di essere coerente con le varie scelte, soprattutto per passare il buon esempio ai figli; io e mia moglie ci consideravamo adeguati: il ritorno alla messa della Domenica dopo un periodo di allontanamento, i Sacramenti per i figli, un comportamento normale, adatto allo stile del cristiano, cose che oggi non reputo più sufficienti. La vita riserva sempre sorprese, spesso non gradite ed un giorno d’agosto di nove anni fa una grave malattia bussò improvvisamente alla porta della nostra casa e come una tempesta portò desolazione e smarrimento; venne colpita in giovane età una delle mie figlie e per questo ci trovammo a confrontarci con gli estremi dell’esperienza umana, con tutte le emozioni ed i sentimenti che un avvenimento simile ti fa esplodere dentro. In questi momenti io e mia moglie abbiamo sperimentato nella sofferenza, la vicinanza dolce del nostro Dio e abbiamo ricevuto la grazia del totale affidamento alla sua volontà, accettando ogni circostanza che fosse avvenuta, credetemi, non lo dico oggi perché tutto si è risolto positivamente.

La vera svolta cristiana nella nostra famiglia ed il cammino di conversione è iniziato da questo avvenimento ed attraverso gli strumenti che Dio ha scelto ed utilizzato: don Giovanni e don Gianni (il nostro curato), Gesù ha bussato alla porta della nostra casa proponendoci di iniziare una collaborazione da catechisti con il percorso di iniziazione cristiana con i genitori dei ragazzi interessati al cammino, che ha poi successivamente coinvolto anche le nostre figlie. Come potevamo rifiutare questa proposta, che allora risultava molto impegnativa, facendoci riflettere sulle nostre capacità e possibili inadeguatezze, quando ci eravamo resi servibili al Signore e nelle nostre preghiere offrivamo la nostra disponibilità per i suoi progetti?

Da cosa nasce cosa….. e quando ti offri alle necessità della Parrocchia le occasioni per impegnarti non mancano mai, iniziando dai progetti che a volte nascono dalle proposte degli stessi laici cristiani. In queste iniziative, oltre a quelle proposte da lui direttamente, il nostro don Giovanni ci ha sempre fornito sostegno ed assistenza e con determinazione ha supportato e favorito sempre tutte le nuove attività. Non serve dire che non è sempre tutto facile e che l’impegno del cristiano è a volte difficoltoso, richiede coerenza, rispetto, ed a volte obbedienza e fatica, ma quando il Signore, che ci assiste sempre, ti affianca delle persone oneste e giuste, che mettono a disposizione i propri carismi e talenti, tutto risulta più semplice. Concludo questo mio ringraziamento a nome di tutti i castenedolesi, rivolgendomi alla vostra Comunità Cristiana, invitandola ad accogliete gioiosa il vostro nuovo pastore, con la piena consapevolezza che sarete accompagnati da una persona speciale a voi affidata dal Vescovo Luciano attraverso l’intercessione di Dio Padre. Sono felice per la scelta fatta a vostro favore e per questo voglio augurare a voi tutti ed al vostro nuovo Abate giorni felici, lodando e ringraziando Dio per il dono che vi ha fatto.