Visita alla Casa di Riposo

Natale è una festa così grande e bella in cui ogni animo si sente felice e pronto a donare. Anche noi aspiranti, dietro suggerimento della nostra delegata, abbiamo avuto modo di compiere un atto gentile: una visita al ricovero dei vecchi. Ognuna, con piccole cose, ha cercato di soddisfare i gusti dei vecchietti, e credo proprio ci siamo riuscite! … Appena entrate i loro visi avevano un’espressione un po’ interrogativa, la rev. madre che ci accompagnava ha spiegato loro lo scopo della nostra visita. Distribuendo i doni, capivamo dai loro occhi la felicità che in quel momento provavano, ma forse le più felici eravamo noi e avremmo voluto essere noi a porgere un sincero grazie a loro. Essi ci avevano dato l’occasione di ornare il nostro Natale con un gesto di amore verso il prossimo e di solidarietà umana verso chi non può vivere nella propria famiglia.

L. B.
Aspirante Maggiore

Le “Quattro sere”

Domandano a me due righe sull’esperimento delle «Quattro sere» per intellettuali e professionisti.
Veramente non toccherebbe a me parlarne per avervi avuta la parte de leone, e meglio di me potrebbe parlarne chi me ne ha richiesto. Ma non voglio essere scortese con amici così cordiali e col vostro Monsignore che è stato con me signorile, generoso e fraterno.

Le mie impressioni? Credo che siano le vostre. Non pensavo che l’impresa riuscisse così bene con un pubblico qualificato, attentissimo e soddisfatto della scelta degli argomenti, di cui ha sentito subito il mordente. Ciò mi convince che si può e si deve muovere incontro all’analfabetismo religioso e al dilettantismo cristiano di cui soffrono oggi un po’ tutti, con esperimenti extra-chiesastici cui più facilmente accedono i disabituati dal tempio e i distratti o gli impediti dei giorni festivi.

E l’esperimento è tanto più degno di ammirazione in quanto colse un pubblico ed una categoria che si voglia dire, appena uscita dalle predicazioni missionarie, il che fa supporre il frutto delle missioni stesse e la sete di verità che devono aver svegliato in tante anime il desiderio di sapere e di sentire per giungere ad una fede, non appena ereditata, ma acquistata col travaglio della ricerca per farne la lampada della vita.

don Schena

Le prime Comunioni

Avranno luogo domenica 21 Aprile.
Alle ore 10.00 il corteo dei piccoli e dei genitori muoverà dall’oratorio femminile verso la Parrocchiale.
Le Prime Comunioni rappresentano per tutti, bambini e genitori, un bellissimo traguardo.
Mensa degli Angeli! Se c’è un’occasione in cui questa espressione appare qualcosa di più di una bella immagine poetica, questa è la prima Comunione. E noi, commossi, guardando ai piccoli durante e dopo la bella funzione, sentiamo salirci spontanea alle labbra la esclamazione: «Cari Angioletti!». Sì, angioletti: non tanto per il candore delle vesti e dei veli, quanto per la luminosità serena dello sguardo, riflesso dello splendore dell’anima.
Cari bambini, vi accompagniamo all’altare con la nostra preghiera e col nostro augurio: siate sempre «Angeli» come oggi noi vi vediamo.

Corrispondeza ai lettori – aprile 1963

Come madre di famiglia sento uno sdegno assoluto verso un’altra madre che, a difesa della figlia che ha commesso un grosso sbaglio, avrebbe detto: «Sono una madre all’antica, ma certe cose le capisco». In che mondo siamo? Io sono una madre giovanissima, ma certe cose mi rifiuto di capirle. Possibile che io soltanto sia una madre retriva e sciocca? Mi perdoni.

(lettera firmata)

Cara signora, io penso che quella madre, seppure ha pronunziato quelle parole, non abbia voluto difendere le sciocchezze della figlia: forse ha voluto essere semplicemente comprensiva verso l’umiliazione della figlia, senza con ciò approvare un fatto che è del tutto immorale e disgustoso. Lei non è una madre né retriva, né sciocca.
Una figlia vale non per la sua celebrità, ma per quanto riesce a non perdere la testa per questa sua celebrità. I giovani dovrebbero sapere che ci sono cose più importanti della voce e di una certa pettinatura, e, in fatto di amore, bisogna comportarsi da creature responsabili e non da «gatti», mi perdoni.
Dimentichiamo tutto e volgiamo lo sguardo alle cose belle, che capitano ancora nel mondo, grazie a Dio!

 

Desidero fare alcune utili osservazioni in calce ad una lettera apparsa recentemente sopra una rivista italiana, indirizzata al solito postino. Così si esprimevano i firmatari della lettera: «Siamo un gruppo di studenti e siamo stufi della tutela degli anziani (genitori, insegnanti giù di lì). Vogliamo la piena indipendenza fisica, intellettuale, morale e spirituale. Chiediamo di credere a quel che vogliamo, non agli idealismi o alle tradizioni. Vogliamo farci una vita nostra, secondo i nostri bisogni, senza falsi scrupoli per quanto riguarda il nostro piacere ed il nostro interesse, rispetto agli interessi, ai beni, ai sentimenti altrui».

Un gruppo di studenti milanesi

Quante stoltezze in poche parole tutte in una volta! Respingere ogni tutela, ogni consiglio, ogni esperienza degli anziani, per il gusto di provare a far l’adulto anzitempo.
Essere maleducati, ostentare atteggiamenti anarcoidi, non sacrificarsi mai a nessuna legge o principio che esuli dall’egoistico interesse personale. Criticare tutto e tutti, senza volere o sapere qualcosa di meglio. Questo, che in fondo vorrebbe essere il loro nuovo «credo», non rappresenta certo una evoluzione in senso positivo, ma soltanto una corruzione che cede alla delinquenza, e troppo spesso se ne lamentano i frutti nelle quotidiane cronache di delinquenza minorile!

Il Pescatore

I giorni della Salvezza

DOMENICA DELLE PALME

Sei giorni prima della sua morte in croce, Gesù entrò trionfalmente in Gerusalemme, accompagnato dai discepoli e da una folla festante, che, agitando rami di palme, gridava: «Osanna! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore! Osanna negli eccelsi!» Fu una manifestazione messianica voluta da Gesù per affermare la sua spirituale regalità, ma fu cosa modesta affinché il popolo non si confermasse nei suoi errori sull’interpretazione politica del Messia. Il rito solenne si svolge nei seguenti momenti:
– Benedizione dei rami di palma o di olivo: Il Sacerdote vestito con abiti rossi, simbolo di regalità, benedice con questa preghiera: «Benedici o Signore questi rami, e donaci la grazia di sentire in noi la Vittoria di Gesù!».
– Distribuzione dei rami: mentre i fanciulli cantano inni di gioia e di trionfo, il sacerdote passa alla distribuzione dei rami.
– Lettura del Vangelo: dove viene ricordato il fatto storico dell’ingresso trionfale di Gesù; mentre tutta la folla agitando rami, osannava al Messia. Solenne processione con i rami benedetti, per ripetere attorno alla Croce l’inno: «Gloria a Te, lode ed onore, o Re Cristo Redentore».
Al termine, la S. Messa introduce al Mistero della rinnovazione del Sacrificio sotto le misteriose apparenze del pane e del vino.

 

GIOVEDI’ SANTO

Il Giovedì Santo è il primo giorno del «Triduo Sacro», che celebra, con solenne austerità, la memoria della passione e della morte del Salvatore e ci fa rivivere avvenimenti lontani nel tempo, ma così vivi nel nostro ricordo e tanto impressi nel nostro cuore da farceli credere e sentire come presenti e come certamente nostri. Nel Giovedì Santo si ricorda principalmente l’istituzione del Sacrificio e del Sacramento eucaristico, gesto supremo di amore compiuto da Gesù alla vigilia della sua morte, al quale l’evangelista S. Giovanni allude con parole che valgono più di ogni altro commento: «Avendo Egli amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine».

Questo è lo svolgimento della solenne liturgia: l’altare è parato a festa ed un velo bianco copre la Croce; il Sacerdote Celebrante, accompagnato dalla solennità degli altri Sacerdoti e del canto, inizia la S. Messa; il momento più commovente è il canto del «Gloria in excelsis», poiché il suono di tutte le campane e dell’organo esplode come d’improvviso, per poi tacere fino alla gioia della notte pasquale. Quasi per rappresentare al vivo la scena narrata dal Vangelo, il Celebrante, lava i piedi a 12 ragazzi; ripetendo il gesto di Gesù prima di istituire la S. Eucaristia. Terminata la S. Messa, il Pane Consacrato viene portato in modo solenne all’altare della Adorazione, preparato con abbondanza di luci e ceri.

Il mistero di questo grande giorno dell’Amore sta riassunto in questa parola di Gesù: «Prendete e mangiate: questo è il Mio Corto sacrificato per voi. Prendete e bevete: questo è il Mio Sangue sparso per voi. Questo fate in memoria di me!»

 

VENERDI’ SANTO

È il giorno più grande che la storia ricordi. Nessun giorno come questo è giorno di morte; nessun giorno come questo è giorno di Vita. Al cospetto del monda intero sta nella maestà della morte il Crocefisso: «La vita offrì la morte per portare con la morte la vita». È in questo giorno che incominciò per l’umanità un’era nuova: dell’amore e della grazia. La solenne funzione liturgica è divisa in quattro parti:

1- Lettura di alcuni grandi fatti del Vecchio Testamento, come il racconto della Pasqua Ebrea, e soprattutto il canto della Passione di Gesù, per narrarci le innumerevoli sofferenze di Gesù per poterci salvare.
2- Sull’altare vengono poste delle tovaglie di lino bianco e poi il Sacerdote celebrante inizia le solenni preghiere per la Chiesa Santa di Dio, per il nostro Beatissimo Papa Giovanni, per i Vescovi ed i Sacerdoti, per coloro che governano i popoli, per coloro che saranno rigenerati dalla grazia del Battesimo, per la necessità dei fedeli cosi presentate al Signore: «Preghiamo fratelli dilettissimi, Dio Padre Onnipotente, affinché purghi il mondo da tutti gli errori, disperda le malattie, scacci la fame, apra le carceri, spezzi le catene, accordi ai pellegrini il ritorno, agli infermi la sanità, ai naviganti il porto della salvezza». Inoltre alza la preghiera per l’unità della Chiesa, per la conversione dei Giudei e degli infedeli.
3- La III parte della solenne liturgia assume un aspetto veramente commovente: un ministro porta all’altare la Croce Velata ed il Sacerdote celebrante ponendosi presso i gradini dell’altare e scoprendo grado grado la Croce Velata canta con tono sempre crescente questa invocazione: «Ecco il legno della Croce, dal quale dipende la salvezza del mondo»; tutto il popolo inginocchiandosi risponde: «Venite, adoriamo!».

Terminato il rito dello scoprimento della Santa Croce, iniziando dal Sacerdote, tutti passano ad adorare la Croce ed a baciare il Crocefisso. Mentre con grande silenzio e raccoglimento si svolge questo rito, la Scuola di Canto ripete: «Popolo mio che ti ho fatto? O in che ti ho contristato? Rispondimi! lo ti esaltai con grande potenza e tu mi sospendesti al patibolo della Croce».
La S. Comunione termina poi il solenne rito del Venerdì Santo.

 

SABATO SANTO

Prima del tramonto di Venerdì, la salma di Gesù era nel sepolcro. La fine di colui che si era proclamato Figlio di Dio non poteva essere più ingloriosa: tradito da un discepolo, scomunicato dal Sinedrio, bestemmiato da un popolo intero, abbandonato perfino dai suoi apostoli, era morto sul patibolo degli schiavi in mezzo a due volgari malviventi. Ora il suo corpo giaceva nel sepolcro.
La vittoria dei nemici di Gesù era completa. Solo che il sedicente Figlio di Dio, ora chiuso e sigillato nel sepolcro, quando era ancora vivo aveva detto: «Dopo tre giorni risorgo!». La mattina della Domenica, le pie donne e i discepoli trovarono il sepolcro vuoto! Non il sepolcro, ma la risurrezione gloriosa è la conclusione della vita terrena di Gesù. Con le feste pasquali celebriamo solennemente il ricordo della risurrezione di Cristo; e perché questo ricordo sia veramente efficace, la Chiesa con riti solenni e suggestivi ci invita a cogliere abbondanti frutti della risurrezione di Cristo, mediante una completa e definitiva rinnovazione inferiore. I riti solenni della veglia pasquale li possiamo presentare in questo modo:

– Il canto della Luce: davanti alla porta della Chiesa viene benedetto il fuoco ed il grosso Cero Pasquale, simbolo di Cristo. Entrando poi dalla porta principale della Chiesa, il diacono che regge il cero, canta a voce solenne: «Lume di Cristo» mentre tutti rispondono: «Siano grazie a Dio». Mentre la processione della Luce entra in Chiesa con i ministri, tutte le luci vanno grado grado accendendosi. Quando il Cero è giunto all’altare, viene posto in centro e circondato da luce e incenso, viene esaltato nel suo simbolismo, con queste mirabili parole: «Si rallegri la terra irradiata da sì grandi splendori, e, illuminata dal fulgore dell’eterno Re, senta di essere finalmente liberata dalle ombre che avvolgevano il mondo intero».
– Il canto dell’acqua: mentre tutti invocano l’aiuto dei Santi, è posto davanti all’altare un recipiente d’acqua. Il Celebrante inizia la solenne benedizione e consacrazione, perché quest’acqua dovrà servire al Battesimo di tutti i nuovi bambini dell’anno. Terminato questo rito, prima che l’acqua sia portata al Sacro Fonte Battesimale, i presenti rinnovano le Promesse battesimali con le quali si rinunzia a Satana ed alle sue opere al mondo che è nemico di Dio e si promette di servire fedelmente il Signore nella Chiesa Cattolica.
– Il canto dell’Alleluia: tutto è pronto; i ministri hanno indossati gli abiti della gioia e l’altare è parato a festa con fiori e luci, ed ecco il momento solenne: con voce commossa il Sacerdote Celebrante canta il «Gloria in Excelsis», prorompe il suono dell’organo, tutte le campane sciolgono il loro concerto. È PASQUA DI RISURREZIONE! Ed allora: «Fratelli, se siete risuscitati con Cristo, cercate le cose del cielo, ove Cristo siede alla destra di Dio; abbiate il gusto delle cose celesti, non di quelle terrene. Poiché voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando Cristo, vostra vita, comparirà, allora anche voi apparirete con lui nella gloria».

 

PREGHIERA DI RESURREZIONE

Per tutto il dolore sofferto ridammi, Dio, la
speranza per cui ho sognato ad occhi aperti.
Tutto un seguir di nuvole sono stati i miei
pensieri; dolce mondo di favole.

Le cose tutte hanno spesso confinato col cielo e
pur mi ritrovo distante da Te.

Non più le piante, i fiori, il mare le albe, i tramonti
mi fanno piangere di gioia: è morta al mio viso
ogni traccia d’incanto. Il tempo ha scandito coi
giorni e le ore anche il vuoto nella mia vita.

C’era nelle stelle un mistero che m’incantava ed
ora non intendo più.

Di nient’altro ho bisogno, o Signore che di
risorgere con Te, null’altro desidero che Te.
Inasprisci il dolore, ma ridonami la resurrezione!

don Pierino

 

Felice esito dell’XI fiera-mercato di S. Benedetto

Anche l’Xl Fiera-mercato di S. Benedetto, che ha avuto luogo nei giorni 17-18 e 19 marzo, ha chiuso i battenti. Leno ha vissuto tre giornate di intensa attività. Infatti la rassegna fieristica ha richiamato nella nostra cittadina circa 3 mila visitatori provenienti dai centri vicini, dal cremonese e dal mantovano, L’esposizione, come negli anni passati, si è svolta nei vasti locali e adiacenze delle scuole elementari. Nel cortile è stato organicamente sistemato il settore delle macchine agricole rappresentate dal meglio che la tecnica ha saputo realizzare in questo campo. Questo settore, inutile dirlo, è stato meta degli agricoltori interessati agli acquisti delle macchine necessarie in vista della prossima campagna agricola. Le capienti aule dell’edificio scolastico, invece, hanno ospitato l’esposizione di una vasta gamma di prodotti: dalla bicicletta alla motocicletta; dalla macchina da cucire ai mobili, ecc; le prime oggetto di curiosità e interesse per i giovani; i secondi meta principalmente di giovani copie intenzionale a formarsi prossimamente una famiglia.

Una novità della fiera 1963 è stata la esposizione, da parte della Brescia Motori, dell’automobile Austin A/40, prodotto dell’industria italiana, molto pratica e conveniente e che ha destato molto interesse.
Grossi volumi di affari sono stati realizzati dalle ditte espositrici.
Nel quadro della manifestazione fieristica, per una tradizionale e simpatica consuetudine, sono stati premiati, presenti autorità cittadine e scolastiche, i migliori alunni delle classi V elementare, quelli del 3° Corso della Scuola di Avviamento, del corso serale per metalmeccanici e gli studenti delle Medie che nel decorso anno scolastico hanno conseguito una media finale non inferiore a 7/10.  

 

ALUNNI PREMIATI

5° Elementare: Borin Giulio • Losio Gian Carlo • Favagrossa Gian Mario • Treccani Lino • Bislenghi Anna  • Corini Giuliana • Perotti Giuliana • Zambolo Martina • Pennati Maria • Tomasoni Benvenuta • Dada Pier Angelo • Sartorelli Gian Battista • Scarpelli Davidica • Zucca Osvalda • Corini Ida • Marazzi Luciano • Migliorati Alice • Nodari Angiolino • Moretti Domenico • Pini Giovanni • Pè Pierino • Agnellini Giulietta.

Scuola Media Statale – 3.o Corso: Adorni Ileana • Marenda Angiolina

Studenti meritevoli con la media di 7 /10: Bolentini Pietro • Laffranchi Santina • Gobbi Francesco • Gamba Graziano.

Corso Metalmeccanici: Cresceri Battista • Betti Gian Maria.

A tutti questi volonterosi e bravi giovani l’augurio di continuare sempre così bene affinché riescano sempre primi oggi nella scuola domani nella vita.
Riconoscimento e gratitudine vada al sig. Sindaco Regosa cav. uff. Angelo e ai suoi collaboratori che continuano l’opera sociale e feconda, intrapresa dai figli di S. Benedetto per il bene della Comunità Lenese.

Civis

Diamo anni alla vita e vita agli anni

A Roma si è svolto recentemente un convegno-studio sui problemi degli anziani. Leno, sempre sensibile alle varie iniziative sociali, ha voluto essere presente con un suo rappresentante. Diamo qui un breve resoconto di queste giornate di studio perché ognuno possa conoscere quanto il problema degli anziani sia sentito ed esiga soluzioni nuove ed urgenti.

1- LA LEGISLAZIONE PREVIDENZIALE ED ASSISTENZIALE A FAVORE DEGLI ANZIANI

La nostra epoca ben si può dire che ha rivoluzionato tutte le strutture sociali che hanno caratterizzato le generazioni passate fino ad un trentennio fa. Infatti alle prime forme di carità organizzata istituite dalla Chiesa per sopperire ai bisogni dei poveri si è giunti agli albori del 1900 alla forma di «Pubblica Assistenza e Beneficenza». La attuale legge fa appunto ancora obbligo ai Comuni ed alle Provincie di provvedere al ricovero degli infermi indigenti, negli Ospedali, degli inabili al lavoro e quindi degli anziani poveri, come pure dei minori abbandonati e degli alienati.

Anche il concetto della Pubblica Assistenza e Beneficenza è ormai superato e siamo passati alla forma di «Previdenza Sociale». Cosa vuol dire questo vocabolo che i Sociologi ed i Politici usano con tanta frequenza? Significa che un sempre maggior numero di categorie sociali «Lavoratori dipendenti» (coltivatori diretti, mezzadri, artigiani, commercianti, casalinghe, ecc.) non devono più aspettare la assistenza e beneficenza del Comune e della Provincia, erogazione che poteva essere data e anche negata a secondo dei casi, ma bensì appunto in forza di questo nuovo rapporto avere diritto alle prestazioni ospedaliere, alle cure mediche a domicilio, in ambulatorio, all’assistenza ostetrica, farmaceutica, specialistiche, invio in luoghi di cura, agli assegni familiari, ai giorni di malattia pagati, alla pensione e reversibilità, ecc.

Al punto in cui siamo il passo dalla «Previdenza Sociale» alla forma di «Sicurezza Sociale» è breve. Sarà quindi attuato anche in Italia quanto sancisce l’art. 38 della Costituzione. In Inghilterra ogni cittadino, appunto per il fatto di essere un cittadino, fruisce già di un assegno mensile; gli è quindi garantita la libertà dal bisogno.
Non facciamoci illusioni comunque perché i Poveri ci saranno sempre. Ce lo ricorda Gesù nel Vangelo. Resta tuttavia sempre valido l’impegno per la Società di rendere ad essi la vita più facile.

Va precisato che in Italia non vi è ancora una Legislazione volta alle particolari esigenze e necessità degli Anziani. Sono però problemi che già affiorano e vengono prospettati dai responsabili della vita nazionale e speriamo che trovino una possibile soluzione nella prossima legislatura.

2- MUTAMENTI NELLA POSIZIONE SOCIALE E FAMILIARE DEGLI ANZIANI

Abbiamo brevemente accennato ai mutamenti delle strutture sociali, mutamenti che hanno messo in crisi gli Anziani ed in particolare i più sprovveduti. Vediamo brevemente le cause della:

  • crisi nei rapporti con la famiglia
  • crisi nei rapporti sul lavoro
  • crisi nei rapporti con la società.

Nelle generazioni precedenti la nostra di quarantenni, l’Anziano era sinonimo di saggio, di virtuoso, del  «pater familias». I nostri padri ed i nostri nonni sono cresciuti e si sono formati nell’idea del «Vecchio» da cui tutto dipendeva, al quale tutti dimostravano, se non amore, rispetto ed obbedienza. Giungere quindi alla vecchiaia significava arrivare a questo traguardo. Anche sul lavoro l’Anziano aveva il posto preminente: era richiesto, consultato. L’esperienza che aveva acquistato nella sua vita lo poneva in una posizione di rispetto. Nell’officina l’apprendista guardava con venerazione l’operaio insegnante e con lui solidarizzava. Nella società civile i posti di responsabilità erano occupati solo dagli Anziani e la posizione del «Vecchio» era ambita e rispettata.

Con l’avvento della macchina e della tecnica questa posizione si è mutata e ai nostri giorni si è verificata una vera e propria emancipazione dalla tradizionale via. Nella società familiare i figli hanno iniziato una propria vita autonoma con proprie responsabilità morali e finanziarie. Dalla forma patriarcale si è passati a tante famiglie quanti ne sono i nuclei familiari; la formazione a piramide si è disciolta ed ogni famiglia parte da una comune base. Quindi anche per l’Anziano si è trattato di accettare tale impostazione e quindi anche per lui ripartire di nuovo, certo in una posizione di svantaggio rispetto ai giovani, e di mantenere se non di conquistare posizioni nell’inserimento in società (affetti, lavoro, svaghi, ecc.). L’Anziano ha dovuto rinunciare, quando ciò è anche possibile, alla propria potestà ed autonomia ed entrare nella famiglia dei figli come un semplice membro con tutti gli inconvenienti che tale posizione comporta. Sul lavoro l’Anziano si è trovato pure a dover sostenere la concorrenza delle nuove leve, ed anche qui con punto di partenza dì svantaggio, in quanto i giovani sono più pronti ad apprendere e ad adattarsi alle mutevoli fasi di lavoro che l’odierna produzione consiglia.

Anche nella società civile osserviamo che i giovani entrano nelle cariche pubbliche con impeto ed impegno spodestando chi tiene posizioni tradizionali. In tutte le discipline è entrato questo spirito nuovo cui non fa riscontro possibilità alcuna di intesa tra prima e dopo. Lo stesso dialogo alcune volte è più facile tra coetanei di nazionalità più disparate che non tra padre e figlio. Pure nella costruzione del dopo guerra, soprattutto nei grandi centri e città, l’abitazione è concepita in funzione del nucleo familiare autonomo: casette o appartamento in condominio ove i vani sono limitati ai genitori due o al massimo tre figli, con esclusione di altre persone.
Di tutto questo stato di cose di chi la colpa: dei giovani o degli anziani? Non sono più così buoni i giovani come lo erano stati gli attuali anziani?

Le cause vanno ricercate nelle mutate prestazioni dei mezzi che sono a nostra disposizione senza che l’uomo abbia potuto e saputo aggiornarsi ad usarli come strumenti per maggior elevazione; nella ricerca di una maggiore agiatezza da parte dei giovani; nel voler rifugiarsi da parte degli Anziani in posizioni ormai superate e anacronistiche; disparità di vedute dovuta anche alla maggior istruzione dei figli rispetto ai padri. E l’elenco potrebbe continuare. Quali le possibili soluzioni per appianare divergenze che alcune volte sembrano incolmabili?

(continua)

Pasqua – Cristo è risorto

Rivive a Pasqua nel nostro cuore l’esperienza ineffabile di coloro che videro il Risorto dopo aver constatato che il sepolcro era rimasto vuoto: Maria e le pie donne; Pietro e i discepoli. Un raggio di divina certezza illuminò il loro spirito; l’ultima, definitiva parola di Cristo era stata pronunciata; ed era di vittoria. Cristo è risorto! Questo l’annuncio della meravigliosa certezza cristiana, che avrebbe superato i secoli ed in una sola corrente di esultanza e di fede, sarebbe giunto fino a noi, per essere ripetuto di generazione in generazione, fino al ritorno del Vivente.

 

Verità storica della resurezione 

Il fatto che a Pasqua ricordiamo e celebriamo è un fatto non dubbio, anche solo da un punto di vista storico. È storico il fatto che Cristo è morto. Molti l’avevano visto sulla croce, sfinito. La sua morte era stata constatata oltre che da sua Madre e dai suoi discepoli, dalle autorità, dai suoi carnefici, dai nemici tutti personaggi storici, di molti di essi abbiamo i nomi, conosciuti dall’evangelista e viventi mentre egli scriveva la sua narrazione i quali, se avevano avanzato l’ipotesi di un trafugamento del cadavere di Gesù da parte dei, suoi amici, non ne avevano messo in dubbio, però, l’avvenuta morte. Come la morte, così è un fatto storico la risurrezione. Lo attestano gli apostoli, in un primo tempo increduli, ai quali Gesù apparì ripetutamente vivo e vero e con i quali parlò, ed i discepoli che, a gruppi persino di cinquecento persone come narra S. Paolo, più volte lo videro nei giorni seguenti la sua risurrezione.

 

Il trionfo della vita

«Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede» dice S. Paolo. Con la risurrezione di Cristo, ha avuto inizio la certezza della vita, nella coscienza della Chiesa. Da quel giorno è stato aperto ad ogni credente l’orizzonte di una infinita speranza.
Per i credenti, la morte è già vinta: «Io sono la Risurrezione e la Vita, dice Gesù, chi vive e crede in me non morrà, ed anche se fosse morto, vivrà». Gli altri, i superbi, i negatori di Cristo, i persecutori dei suoi seguaci, non sono che dei vinti dalla morte. Tragica è la loro situazione e diventa grottesca quando mandano guardie al sepolcro di colui del quale mostrano di avere paura proprio mentre lo proclamano morto.
Ad essi l’augurio di incontrare il Vivente sulle loro strade, quando il terremoto, prima o poi, finirà con lo scoprire il sepolcro lasciato vuoto. Siamo tutti incamminati verso una mistica Galilea, per vedere Gesù; per partecipare della sua risurrezione ed avere la vita.
Lungo la strada ci conforta la parola della divina rivelazione e della nostra certezza: «Cristo è risorto!» Annuncio ed insieme augurio pasquale; essa porta a tutti un’offerta di pace; ai martiri, agli oppressi, ai perseguitati per Cristo, reca un proclama di vittoria.

La voce del pastore

Carissimi,

cosa significa fare la Pasqua? A questa domanda molti cristiani rispondono: è confessarsi e comunicarsi durante il tempo pasquale, che si chiude nella domenica della SS. Trinità. È vero, ma ciò che importa di più, è lo spirito col quale ci si confessa e ci si comunica. Fare la Pasqua non è solo adempiere un obbligo grave, un mettersi in regola con la legge della Chiesa e poi credere che tutto sia finito.

Fare la Pasqua è unirsi interiormente alla risurrezione di Cristo, che è vittoria definitiva, totale, non vittoria d’uomo, ma vittoria di Dio, vittoria della vita sulla morte. La Pasqua cristiana è ogni anno la risurrezione dei cristiani; grazie ai Sacramenti essi passano ad una vita nuova, la vita di Cristo Risuscitato. Poiché Cristo risuscita nelle anime, ogni cristiano riceve nuove energie per vincere il peccato e l’egoismo, per una nuova corsa ed un nuovo balzo in avanti nella imitazione di Cristo, per sottomettere a Lui i propri istinti, tutti i nostri giorni, la vita intera, per dedicarci infine al prossimo ed amarlo come Cristo ci ha amato. Completiamo dunque in noi la vittoria di Cristo. Risuscitati con Lui, non torniamo a morire, né permettiamo che nuovamente ci stringano le pesanti catene della colpa, come abbiamo promesso nelle S. Missioni.

Completiamo la vittoria di Cristo, che è la vittoria dell’amore sull’odio e sull’egoismo. Portiamo dovunque il messaggio del Risuscitato divino, il suo, desiderio di creare un mondo nuovo pacificato ed unito in Lui. Tutti cooperiamo ad edificare la “Città dell’Amore”, ad immagine della vita d’amore che esiste tra le tre Persone divine, come insegna e richiama con paterna bontà l’augusto Vicario di Cristo, Papa Giovanni XXIII, che tutti cerca di pacificare ed affratellare nella luce del grande Concilio ecumenico.

Per questo la Pasqua diventa la domenica nella quale risuscita l’amore, la domenica della riconciliazione, della concordia, della pace, perché Cristo ci ha riconciliati con il Padre suo. Nella Pasqua, deve cessare ogni divisione e rancore: tutti i cuori devono battere con lo stesso ritmo, nell’amore reciproco.
Che in ogni famiglia, i cristiani risuscitati, possano sedere alla domestica mensa, con l’animo in pace, il cuore nella gioia, dividendo con tutti l’allegrezza pasquale.

Buona Pasqua!

Mons. Arciprete

Nel fanciullo c’è senso di Dio

È un fatto, tra i più noti, nell’ambito educativo, che il fanciullo, fin da quando usa la piccola intelligenza, manifesta il senso di Dio. Lo manifesta attraverso una serie di sfumature che potrebbero essere caratterizzate dal candore, dal rispetto, dalla commozione, dal timore, dalla amore, a seconda dell’età e dei suoi stati d’animo.

Quando egli viene invitato alla preghiera e quando di fatto prega, si vede che aderisce alla proposta con semplicità incantevole e con altrettanta semplicità attende alla grande azione: come si trattasse della cosa più normale ed ovvia, della sua occupazione. La sua spontaneità in quei momenti è sempre stata osservata ed ammirata dai grandi. Anche la Sacra Scrittura dice: «Dalla bocca dei bambini … hai ricavato una perfetta lode». Per cui chi guida i ragazzi alla preghiera non può resistere a fare proprio l’invito del Cantore della Scrittura: «Lodate, fanciulli, il Signore, lodate il nome del Signore». Natura e grazia battesimale sono alla base di una simile apertura alla preghiera, di una così spiccata facilità ad accettare il colloquio con Dio.

Quando egli ascolta la parola cli Gesù e quando sente parlare di Dio, la sua attenzione si fa seria, talora commossa. È come si trattasse di udire cose che da tempo egli attendeva. Anzi, allora verrebbe da pensare alle parole di uno scrittore tedesco: «Ogni fanciullo è una parola di Dio che non si ripete mai». Il fanciullo stesso, cioè, è parola viva, irrepetibile della divina bontà; parola che con spontaneità si armonizza con quella scrittura. Parlando ad essi si ha viva indicazione che le parole che vengono dette sono proprio quelle che essi attendono e che le stesse parole non potrebbero avere più adatti e rispettosi ascoltatori. Forse è per questo che Gesù disse: «Lasciate che i piccoli vengano a me …».

Quando egli guarda figure religiose, specialmente egli guarda il Crocefisso, il suo interesse è così vivo da voler quasi coprire il perché di quel volto e di quell’atteggiamento. Egli sa commuoversi, pensare, agire interiormente, è capace di vivere da solo quel momento di intima commozione.
Così solo nella crescita di «quel senso di Dio» il ragazzo potrà dare sviluppo alla sua incipiente personalità cristiana. E bisogna proprio cominciare dal fare attenzione a questo fine tatto interiore dei ragazzi, per poter poi costruire l’amore di Dio, che ha portato alla vita con Lui nella grazia.
Si possono invitare i genitori a queste grandi esperienze che sole sanno dare intima gioia e sole fanno vivere ai genitori stessi la grandezza della famiglia, dell’essere padre e madre.