#3

Affacciati a quei giorni tramontati o mai accaduti, come mari di cui ci si sente ancora indosso il sale, quale assurda tremenda poesia e che lacrime inconfessabili tracimano dai malchiusi spifferi della memoria: le anime più disperate sgranano il rosario delle circostanze sbagliate, balbettando di ciò che non hanno avuto il coraggio di dire, di fare, di essere; gli appagati di questa giostra umana tacciono, con in volto il sorriso innamorato per ogni baruffa di vita avuta col mondo. Pochi felici ricordi bastano perché la speranza appicchi, perché si rischiari e intiepidisca la notte insonne, e una qualche strada timidamente appaia.

#2

L’uomo è un’isola nel mare dell’esistenza, che interroga le onde sperando gli raccontino che qualcosa esiste, oltre la finitezza del proprio orizzonte. E ogni sua domanda è preghiera.

Avverte una solitudine incapace di definizione, che assomiglia forse alla sete del naufrago: acqua, acqua ovunque e non una goccia da bere – superficialmente tutto appare insomma apparecchiato per soddisfare la nostra felicità, ma l’anima sente come di non appartenere al luogo, percepisce che non c’è corrispondenza e non c’è reciprocità, sentimenti che già provava Adamo quando ebbe in dominio il mondo e non fu contento sinchè non ebbe Eva con cui condividerlo.

#1

Quando parliamo di poesia il significato di spiegare assomiglia più al mestiere del vento con le vele, che non a quello del docente-automa a lezione. Non si tratta soltanto di vivisezionare la lirica in metrica, poetica e retorica, imbustando ogni cosa in apposite categorie stagne; e nemmeno di inventare astruse narrazioni, chiamandole poi interpretazioni personali – corre infatti una gran differenza fra personale e arbitrario.

È (anche) far intendere quali oceani e tempeste siano incastrati fra le maglie dei versi, e almeno per un’ora far sentire gli astanti parte del viaggio, anzichè intrappolati sulla sponda di un secolo opposto e inconciliabile.

La scelta di un preciso numero di termini, oltre che un fatto di efficacia retorica – sarebbero suonati strani titoli come 39parole o Settantatrévirgoladuerighe – è soprattutto un voluto invito alla concisione: sono brevi squarci di pensiero, non privi di una certa poesia, che non vogliono spiegare o insegnare; sono provocazioni, immagini, concetti liberi che hanno per sottointesa una domanda soltanto: “e tu, cosa ne pensi?”