Siate santi perché io sono santo

Progetto Pastorale per l’anno 2018-2019

Mi piace

Il battezzato cerca il volto santo di Dio nel volto di ogni uomo e di ogni donna.

1. Cosa è la santità?

Tra le risposte che il nostro Vescovo propone nella sua lettera pastorale eccone una: “La santità è l’altro nome della vita quando la si guarda con gli occhi di Dio … È il volto buono dell’umanità così come Dio l’ha desiderata da sempre. É l’umanità redenta da Cristo … É il nome religioso della bellezza” (Pierantonio Tremolada, Il bello del vivere, Lettera pastorale, 6 agosto 2018, n. 01, pag. 8 e pag. 10). É l’esistenza vissuta da “poveri in spirito”, secondo le Beatitudini, come ci ricorda Papa Francesco, così come l’ha vissuta Gesù e in unione con Lui. “É il frutto dello Spirito Santo nella tua vita” (Francesco, Gaudete et exultate n. 15). (cfr Gal 5,22-23: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, longanimità, bontà, benevolenza, fiducia, mitezza, padronanza di sé”).

Il cristiano è chiamato a riconoscere la grazia di santità (somiglianza con Dio) che il Battesimo semina in lui e a lasciarsi plasmare dallo Spirito Santo, in una obbediente docilità e in un perseverante cammino di discepolato dietro a Gesù, guidato dalla Chiesa. Ella mette a disposizione del battezzato una comunità con cui condividere il cammino, maestri-testimoni che lo sostengono e incoraggiano, e gli offre i doni che Gesù le ha affidato per rendere efficace il cammino di santità: i sacramenti, la Parola, la carità. Tutto ciò alimenta la vita spirituale, che non è negazione dell’aspetto “sensibile” della vita, ma lo include e lo eleva (cfr. Pierantonio Tremolada, Il bello del vivere, Lettera pastorale, 6 agosto 2018, 09, pag. 40).

2. Riscoperta della vita spirituale, a partire dal Battesimo.

Un errore compiuto e che ancora compiamo è quello di intendere “spirituale” nel senso di immateriale, non sensibile e, dunque, astratto, disincarnato, aleatorio, qualcosa di non attinente al vissuto quotidiano. Per “spirituale” invece si deve intendere ciò che è secondo lo Spirito di Dio, ciò che nell’uomo rimanda a Dio, ciò per cui l’umanità si riconosce e si percepisce a somiglianza di Dio … Perciò nulla di ciò che è umano viene escluso dalla vita spirituale … Così la vita spirituale ci si presenta come l’esistenza umana condotta in dialogo con lo Spirito Santo. (Cfr  Pierantonio Tremolada, Il bello del vivere, Lettera pastorale, 6 agosto 2018, n. 09, pag. 42).

Vivere così la nostra vita cristiana ci spinge ad un continuo richiamo alla sorgente, il Battesimo, nel quale per mezzo dello Spirito Santo abbiamo ricevuto il germe della santità, e ci sollecita ad un dinamismo di vita che tende progressivamente alla meta: la pienezza di santità.

Coltivare la spiritualità, dunque, significa ricercare e percorrere le strade che realizzano in pienezza la nostra umanità, secondo l’uomo perfetto che è Gesù e nello Spirito che Lui ci ha donato.

In questo cammino abbiamo la mediazione e l’aiuto di tanti cristiani che hanno compiuto questo percorso e hanno fatto del bene, un bene di cui ancora oggi la Chiesa e l’umanità gode: i Santi. Quelli riconosciuti con ufficialità dalla Chiesa, ma anche quelli che sono passati e passano accanto a noi in silenzio; un silenzio che ci parla di Dio, del suo amore, della sua provvidenza. In loro possiamo sperimentare come la vita nello Spirito non nega, anzi esalta l’umano e lo conduce a pienezza. Uno di questo santi, che in questo anno ci è offerto come esempio e che è della nostra terra bresciana è Paolo VI.

3. Il discernimento e il combattimento

(cfr. Papa Francesco, Gaudete et exultate, cap. V).

Per comprendere le scelte da fare per percorrere il cammino di santità, per capire se una cosa viene dallo Spirito Santo, dallo spirito del mondo o dallo spirito del diavolo, occorre il discernimento, che non richiede solo una buona capacità di ragionare e di senso comune, è anche un dono che bisogna chiedere… Senza la sapienza del discernimento possiamo trasformarci facilmente in burattini alla mercé delle tendenze del momento… Esso è necessario non solo in momenti straordinari… É uno strumento di lotta quotidiano per seguire meglio il Signore. Ci serve sempre: per essere capaci di riconoscere i tempi di Dio e la sua grazia, per non sprecare le ispirazioni del Signore, per non lasciar cadere il suo invito a crescere.

Anche se il Signore ci parla in modi assai diversi, non possiamo prescindere da alcuni strumenti necessari: la preghiera prolungata, l’ascolto della Parola di Dio che illumina gli eventi e gli incontri, l’obbedienza al Vangelo, la pazienza dell’attesa.

A questi vanno aggiunti la lotta (combattimento) permanente non solo contro la mentalità mondana e contro la propria fragilità e le proprie inclinazioni (pigrizia, lussuria, invidia, gelosie, e così via). É anche una lotta contro il diavolo, che è il principe del male.

Il discernimento, così inteso, aiuta ciascun cristiano a prendere gradualmente coscienza della propria vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo e a scoprirne la bellezza, la dinamicità e il suo compiersi quotidiano secondo la volontà di Dio.

4. La preghiera accoglie ed esprime la “bellezza vera”, nome religioso della santità.

Papa Francesco (Gaudete et exultate, n. 147), ci ricorda che “la santità è fatta di apertura alla trascendenza (realtà di Dio), che si esprime nella preghiera e nell’adorazione. Il santo è una persona dallo spirito orante (di preghiera), che ha bisogno di comunicare con Dio. É uno che non sopporta di soffocare nella chiusura di questo mondo… Non credo nella santità senza preghiera”.

Gli fa eco il Vescovo Pierantonio affermando che “non esiste santità senza preghiera… Per i santi la preghiera è il respiro dell’anima, è uno stare costantemente alla presenza di Dio tenendo in Lui l’affetto del cuore, è un trovare casa nel suo mistero di grazia, un abbandonarsi fiduciosi e grati al suo amore misericordioso, un sentirsi accolti nella sua trascendenza luminosa, che suscita insieme adorazione e confidenza” (P. Tremolada, Il bello del vivere, Lettera pastorale, 6 agosto 2018, n. 15, pag 66).

Questa preghiera accompagna l’intera esistenza, perché innerva ogni nostra azione, ogni momento, ogni evento, ogni relazione, ogni passo, ogni meta. E si esprime, a seconda dei momenti, in contemplazione, lode, intercessione, invocazione, ringraziamento, amore, servizio, perdono… tutto in una piena comunione con Dio, perché quanto sono e quanto faccio sia espressione della Sua volontà che si compie in me e attraverso di me.

Ecco perché per il battezzato non ci può essere distinzione tra fede e vita, preghiera e amore al prossimo, contemplazione e azione… Sempre l’una regge l’altra; l’una è in funzione dell’altra.

E tutto ciò ci fa cogliere e vivere la vera bellezza, che non è nient’altro che la santità di Dio che splende nel volto dell’uomo che vive in comunione piena con Dio e con il prossimo, sia che dorma sia che vegli, sia che parli sia che ascolti, sia che preghi sia che operi, sia che pianga sia che gioisca.

Negazioni della bellezza, dice il nostro Vescovo nella sua lettera pastorale “sono la banalità, la volgarità e il cinismo. É il ridere di tutto e di tutti senza il minimo rispetto; l’insultare e l’offendere l’altro senza badare alle sue lacrime; l’infierire sulla debolezza altrui invece di difenderla con tenerezza …” (n. 02 pag. 15).

••• •• •― ― • / ••• •― ―• ― •• / •――• • •―• ―•―• •••• / •• ――― / ••• ――― ―• ――― / ••• •― ―• ― ―――

Commenti