Siamo tutti coro… volendo

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“Si usano gli specchi per guardarsi il viso, si usa l’arte per guardarsi l’anima” asseriva G.B. Shaw, aggiungo che la Musica è l’arte che innalza, incanta, nutre e culla l’anima.

Sei anni fa, commentando l’esecuzione della Messa di Mozart Kv 259, da parte della corale S. Benedetto con la corale di Bagnolo Mella, constatando l’impatto emotivo e la religiosa partecipazione dei convenuti a questa Messa, scrissi su queste pagine: “la grande musica ed il bel canto conquistano sia se si canta o se si suona, sia se si ascolta. Nel silenzio di un’assemblea raccolta, o di una chiesa vuota, in penombra, lasciarsi trasportare dall’atmosfera, che musica e canto riescono a creare, è permettere loro di toccare le corde dell’anima. Contemplare e lasciarsi invadere da un’emozione spirituale, comparabile ad una carezza divina, è pregare. E’ anche gioire del bello perché riempire l’anima di bellezza significa alleggerirla dalle tristezze, dai pessimi-smi e dalle meschinità. La vera bellezza viene da Dio e, se percepita, a Dio rimanda.”

A monte di un tale risultato raggiunto, che indubbiamente gratifica, c’è sempre un cammino, anche difficile, perché essere Coro non è certo semplice e immediato.

Cimentarsi ad imparare musiche di autori quali Mozart o Bach, per fare due esempi, è, per noi comuni mortali, accettare una sfida, mettersi in gioco. Far parte di un Coro è una lezione di vita: si impara a convivere e a condividere, a fondere armoniosamente le voci. In una parola si impara l’umiltà. Seguendo attentamente il maestro direttore che, con rigore, insegna le note e i tempi musicali, ogni voce impara la propria tonalità, per riuscire, esercitandosi, a giocare, negli incastri e nelle fusioni, con le altre voci, per riprodurre, il più fedelmente possibile, ciò che compositori geniali hanno concepito e persone lungimiranti hanno tramandato.

Questa è stata ed è tuttora la “politica” della Corale S.Benedetto. Lo affermo visto che ne faccio parte da venticinque anni. Tra le sue file, ci sono cantori dalla frequentazione molto più lunga (ci sono persone che hanno iniziato la loro esperienza canora alle elementari!). Abbiamo un maestro direttore, nelle cui vene scorre la musica, che, con indiscussa competenza, ama insegnarci ogni brano musicale nel pieno rispetto dell’autore, coinvolgendoci talvolta in lezioni di musica religiosa che la teologia sottoscriverebbe. Senza contare i chilometri che egli si fa, nebbia o non, per arrivare sempre puntuale alle prove. Oggi le file del Coro si stanno assottigliando.  L’entusiasmo che ha sempre caratterizzato il nostro Coro sta, via via, scemando. Il  perché non sta a me capirlo. Alcune voci si sono spente ormai per sempre. Anche il Coro ha i propri lutti.  Non c’è ricambio generazionale: forze che diano nuovo vigore. Di questo anche la comunità parrocchiale ha le proprie responsabilità. Penso che sia doveroso incentivare  i giovani alla conoscenza delle più belle composizioni religiose che i grandi musicisti ci hanno regalato. Ciò non toglie che uomini e donne di ogni età possano entrare a far parte del coro. Basta che amino cantare e siano disposti a mettersi alla prova. Voler imparare è il miglior modo per tener allenata la mente  e giovane il cervello. Impensabile, per la nostra parrocchia,  perdere la Corale S. Benedetto che ha sempre contribuito con impegno, dignità, sobrietà e bravura a rendere più solenni le grandi celebrazioni liturgiche e che, soprattutto, è ricchezza e tradizione per l’intera comunità lenese.

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