Siamo fatti per la luminosità

Trasfigurazione del Signore Mt 17,1-9

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Nel linguaggio comune, nel modo corrente di parlare, quando dobbiamo descrivere una bella persona, magari perché ha delle buone capacità di interazione sociale, oppure perché è particolarmente positiva, arriviamo a descriverla come una persona solare, luminosa. Al contrario, quando invece noi ci descriviamo come persone dal volto oscuro, tenebroso, è perché ci accorgiamo che c’è qualcosa che non sta funzionando, c’è qualcosa che stona nella nostra vita.

Tutti noi abbiamo una serie numerosa di micro-espressioni facciali che dicono i vari stati del nostro animo, e se uno non è più che attento a gestirli, non sa come controllarle, è un libro aperto. Per cui uno, in maniera più evidente rispetto ad altri, è praticamente riconoscibile, è un libro aperto, è alla luce del sole.

Ecco, il Vangelo di oggi ci vuole ricordare che noi siamo fatti per la luminosità, e che niente e nessuno ha il diritto di spegnere la luce dei nostri occhi. Potremmo quindi domandarci già una cosa, potremmo chiederci, sapendo che noi saremo auto-valutatori di noi stessi e quindi non ci sarà nessun giudizio esterno, che comporterà una sconfitta o un premio, e chiederci:

Noi ci riteniamo persone più dal volto luminoso, o persone più dal volto, oscuro?

Quando ce lo siamo chiesti, potremmo fare un altro passaggio interessante e domandarlo a chi c’è accanto, ovviamente con l’obiettivo di non arrivare a litigare. Però, a parte la battuta, questa domanda sotto nasconde una richiesta molto interessante, molto profonda, e che si può riassumere attorno alla questione che dice:

Ma noi siamo felici? Siamo contenti?

Il Vangelo di oggi ci aiuta a capire, a sapere come rispondere a questa domanda circa la felicità. L’episodio di Gesù lo conosciamo bene: sale su questo monte, che il testo dice essere alto; in realtà, se andassimo in Israele, ci accorgeremmo che il monte Tabor non è poi così alto, non è una delle nostre Alpi, è più una collina; ma dicendo che è alto vuol dire che chi fa l’esperienza di stare con Dio, allora il suo punto di vista, anche se fosse in un abisso, in una buca, arriva dappertutto

Su quel monte noi sappiamo che Gesù si trasfigura e ci mostra, o meglio mostra ai discepoli che ha con sé, quello che sarà il nostro futuro, il nostro esito, ciò a cui siamo chiamati, ossia la luminosità. È interessante perché questa visione, da parte dei discepoli, li rende un po’ frastornati, contenti ma allo stesso tempo anche un po’ confusi, finché quella voce, che esce dalla nube, ci tiene a tranquillizzarli, e dice:

Questi è il mio figlio, ascoltatelo, io in lui mi compiaccio.

Ma la cosa che pare assurda è che, dopo quella voce, i discepoli cadono con la faccia a terra, come per dire che, quando siamo confusi, forse non bastano neanche le parole, anzi forse le parole non sono ancora sufficienti per darci chiarezza, per darci stabilità. Il fatto che cadano a terra, con il volto a terra, sembra quasi dire che neanche le parole a volte servono quando noi “sbattiamo il muso per terra”.

Occorre un’altra cosa e quello lo fa Gesù. Che cosa fa’ Gesù? Si avvicinò a quegli uomini, li toccò e li invitò ad alzarsi. “Li toccò” è interessantissimo! La vicinanza, la presenza è ciò che ti solleva; e Gesù sa che l’uomo è immischiato in un circolo vizioso legato al male, dal quale non ne esce se non c’è qualcuno che viene a liberarlo, e questo qualcuno è Dio.

Per cui l’invito, l’esortazione che oggi può uscire da questo racconto, da questa riflessione, è che se ci accorgiamo di essere tenebrosi, oscuri nei nostri volti, nei nostri cuori, a maggior ragione in un momento come questo, non dobbiamo fare altro che ammettere che abbiamo bisogno di essere liberati, e che c’è qualcuno che può venire a liberarci, e questo qualcuno è Dio.

Per cui la preghiera di richiesta a Dio può diventare una formula per la ricerca della felicità, o della ricerca di un via che ci faccia stare bene. Che cosa voglia dire questo nelle nostre singole caratteristiche non lo so, perché io non ho la bacchetta magica e non conosco tutte le singole situazioni, però posso dire che questo Vangelo ci orienta ad una richiesta fatta da Dio, un Dio che sappiamo ci vuole essere vicino e che ci vuole felici.

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