Separazioni, divorzi, nuove unioni nella nostra comunità cristiana (seconda parte)

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Ho constatato in diverse occasioni che c’è poca chiarezza in merito al rapporto tra chi vive in situazione di separazione/divorzio/nuova convivenza e i sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione.

Premessa: i sacramenti vanno visti dentro la più ampia vita cristiana e nel loro autentico significato ecclesiale e comunitario e non in quanto mezzi di accettazione o esclusione, nella consapevolezza che in essi, e  soprattutto nell’Eucaristia, la Chiesa celebra e offre la presenza salvifica di Gesù che ci incontra tutti secondo le vie rese possibili dalla nostra fede e dalle nostre condizioni di vita

Innanzitutto ci vuole la chiarezza dei principi che possono essere riassunti così:

+ Il matrimonio è indissolubile: è una ferma e costante convinzione della Chiesa che deriva dalla fedeltà nei confronti della parola di Gesù:con la venuta di Gesù, infatti, il matrimonio viene riportato alla sua forma originaria a partire dalla creazione e viene inserito nel nuovo ordine della fede.

+ Chi è in situazione matrimoniale irregolare (non si vuole esprimere un giudizio sulle persone, ma indicare lo stato di vita dei battezzati che vivono senza il sacramento del matrimonio) continua ad appartenere alla Chiesa (perché tale appartenenza si fonda sul battesimo e si alimenta con la fede) anche se non è in piena comunione con essa  (perché la sua situazione di vita è in contraddizione con il Vangelo che esige un matrimonio indissolubile).

+ Di conseguenza, per il limite oggettivo e reale della sua appartenenza ecclesiale, chi permane in questo stato non può essere ammesso ai sacramenti)

+ Soltanto il pentimento e la conversione, che devono portare ad un reale cambiamento di vita, sono premessa insostituibile per la piena comunione sacramentale con la chiesa.

La premura pastorale della Chiesa, nello stesso tempo, deve farsi accogliente e misericordiosa nei confronti di queste persone. In concreto, accoglienza e misericordia significa:

  • Discernimento di ogni caso specifico e delle sue cause
  • Assistenza di tali situazione
  • Rinnovamento della pastorale familiare

Chi si trova in tali situazioni, non deve incontrare nelle nostre comunità cristiane solitudine, emarginazione, né tanto meno un giudizio che scoraggia e allontana proprio chi ha bisogno di sentirsi in qualche modo compreso.

DISCIPLINA ECCLESIALE E PRASSI PASTORALE

Il catechismo degli adulti La verità vi farà liberi così afferma:chi si trova in situazione irregolare, finchè non si convertono, non sono in piena comunione con la Chiesa: perciò non possono essere riammessi ai sacramenti, né fare da padrini o essere membri dei consigli pastorali o responsabili di attività ecclesiali.

Però fanno ancora parte della Chiesa: è importante che preghino, ascoltino la parola di Dio, partecipino alla Messa, compiano opere di carità, educhino cristianamente i figli.

Da una parte va affermata con chiarezza la verità del matrimonio cristiano; dall’altra evitare di giudicare le coscienze e saper comprendere le difficoltà concrete.

Amore alla verità e amore alle persone devono andare insieme.

  • Chi è “separato” e non ha instaurato una nuova unione (non convive), può ricevere sia la Comunione eucaristica e la Confessione.
  • Per i divorziati non risposati di devono distinguere due casi:
  • Quello di chi ha subito il divorzio: non ci sono ostacoli all’ammissione ai sacramenti.
  • Quello di chi ha chiesto e ottenuto il divorzio avendolo causato con un comportamento morale scorretto. Per costui “perché possa accedere ai sacramenti, il coniuge che è moralmente responsabile del divorzio ma non si è risposato deve pentirsi sinceramente e riparare concretamente il male compiuto. In particolare, deve far consapevole il sacerdote che egli, pur avendo ottenuto il divorzio civile, si considera veramente  legato davanti a Dio dal vincolo matrimoniale e che ormai vive da separato per l’impossibilità di una ripresa della convivenza coniugale.

In caso contrario, non potrà ricevere né l’assoluzione sacramentale né la S. Comunione” (Direttorio di pastorale familiare).

  • Per i divorziati risposati: la Chiesa non li può ammettere alla S. Comunione e assoluzione sacramentale. Perché? Perché “sono essi stessi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e condizione di vita sono in oggettiva contraddizione con la fede annunciata e celebrata nei sacramenti: sono in aperta contraddizione con l’indissolubile patto di amore; sono in netto contrasto con l’esigenza della riconciliazione”  (Direttorio di pastorale familiare). Va detto che la Chiesa li ammette ai sacramenti solo se, sinceramente pentiti, si impegnano ad interrompere la loro reciproca  vita sessuale e a trasformare il loro vincolo in amicizia.

Inoltre queste persone non possono svolgere nella comunità ecclesiale quei servizi che esigono una pienezza di testimonianza cristiana: il lettore, il catechista, il padrino al Battesimo e Cresima. Non ci sono ragioni intrinseche per impedire che un divorziato risposato funga da testimone alle nozze: tuttavia saggezza pastorale chiederebbe  di evitarlo.

  • Per gli sposati civilmente: la Chiesa non li può ammettere alla S. Comunione e assoluzione sacramentale. Solo una “regolarizzazione” della loro posizione, può permettere una loro riammissione ai sacramenti in quando per due battezzati non può che esserci il matrimonio come sacramento. Anche ad essi non è possibile affidare incarichi o servizi che richiedono una pienezza di testimonianza cristiana.
  • Analogamente si deve dire per i conviventi. (cfr p.3-4)

Come comportarci come Chiesa? E’ una Chiesa che deve riconoscere nell’oggi ecclesiale la presenza di situazioni e mentalità non sempre disponibili e coerenti con il vangelo e che, anche per questo, deve impegnarsi per una “nuova evangelizzazione”.

Una Chiesa, cioè, che si impegna ad evangelizzare prima ancora di dare i sacramenti.

Una Chiesa accogliente e misericordiosa, nella quale ciascuno possa sentirsi amato e aiutato; una Chiesa che non emargina nessuno e sa accompagnarsi al passo di ogni persona per aiutarla a camminare verso l’accoglienza piena del Vangelo e delle sue esigenze.

Una Chiesa che sa conciliare la carità e l’accoglienza con la verità, la chiarezza, la fedeltà al vangelo. Vanno tenute insieme per evitare nei due opposti: il rigidismo (se accentuo solo la verità) e il lassismo ( se accentuo solo la carità).

In concreto cosa possiamo offrire ai battezzati divorziati e risposati per favorire la loro appartenenza alla chiesa?

+ partecipazione all’Eucaristia domenicale

+ partecipazione alle celebrazioni comunitarie della Riconciliazione

+ ai centri di ascolto, ai gruppi-famiglia luoghi privilegiati per pregare, ascoltare il vangelo, confrontarsi, discutere, scambiare esperienze..

+ partecipazione ai ritiri spirituali ed esercizi sp., campo-scuola

+ partecipazione ai gruppi di impegno caritativo, missionario e di volontariato

In sintesi: ricordiamoci che Dio è la salvezza e Dio non si nasconde a chi lo cerca con cuore sincero.

Questo sincero desiderio (“votum sacramenti” ) di Dio permette di raggiungere la sostanza del sacramento senza passare attraverso il rito del sacramento.

Cioè, in certi casi il “votum sacramenti ” permette di raggiungere gli stessi effetti salvifici del sacramento.

Per questo il divorziato risposato deve spostare l’attenzione dai sacramenti di Dio al Dio dei sacramenti e alimentare questo desiderio con i mezzi spirituali: la Parola di Dio, la Messa, la preghiera, le opere di carità.

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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