Segni e sogni: e se Dio sognasse con noi…?

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“Fatevi dunque imitatori di Dio, quali gli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui an- che Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacri cio di soave odore.” (Ef. 5,1-2).

San Paolo, verso la ne della Lettera che scrive alla comunità di Efeso, tratteggia in una mirabile sintesi quello che davvero protremmo chiamare il Sogno grande di Dio: di renderci tutti suoi gli carissimi, seguendo la via dell’imitazione del Figlio suo diletto, Gesù, nel cammino della carità come nuovo culto a Lui gradito. Il cuore di questo sogno è l’imitazione divina nella comunione ecclesiale, possibile per un credente grazie alla presenza e alla forza dello Spirito Santo. Insomma, l’Apostolo, allora come adesso, ricorda che Gesù ci ha chiesto di seguirlo e di testimoniarlo sulla strada dell’amore oblativo, totale e fedele.

“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi… Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portate frutto e il vostro frutto rimanga…” (Gv 15,12.16a)

Ora, il primo segno che San Paolo offre per concretizzare la via cristiana, capace fra l’altro di riassumere l’unione tra Cristo e la sua Chiesa, è quello della comunione sponsale, del rapporto speci co nella Grazia del Signore tra lo sposo e la sposa. Beh, a ben guardare, anche San Giovanni nel suo Vangelo ha compiuto una scelta simile, proponendo come primo e fondamentale miracolo di Gesù, quello compiuto durante le celeberrime “Nozze di Cana”. Niente di strano, visto che l’opera del Redentore porta a compimento sovrabbondante il sogno del Creatore, iniziato proprio con la coppia dei progenitori, Adamo ed Eva.

Ritornando al testo della Lettera agli Efesini, nello speci co del nostro argomento, ascoltiamo:

“Nel timo- re di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore;… E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei…”(Ef 5,21-22.25).

Imitare la carità di Cristo nel matrimonio, allora, signi ca vivere pienamente la regola del dono, che il divino Maestro ci ha insegnato in maniera speciale con la sua stessa vita. Tra i due sposi viene innestato uno scambio completo e fedele, lasciando intendere sottilmente la complessità e la diversità tra il maschile e il femminile. Pur nella mutualità, per la donna si evidenzia maggiormente la dimensione del dono di “accoglienza”, mentre per l’uomo quella del dono di “elargizione”. Tutto però deve rimanere all’interno del timore di Cristo, come amore reverenziale che tempera e smussa gli eccessi, sapendo che gli sposi rispondono sempre a Dio del legame e della persona che gli è stata affidata: né padroni, né schiavi, ma fratelli nel Signore!

Che cosa dicono a noi, oggi, questi segni e questi sogni di Dio? E se davvero reimparassimo a sognare con Lui? É stata questa la sfida che ci ha accompagnato nell’anno pastorale che ormai volge al termine, cercando di aprire un piccolo squarcio nell’ampio ventaglio delle possibilità, soprattutto nel solco delle relazioni familiari. Ritorniamo, quindi, ai quesiti iniziali, volgendo lo sguardo al centro, al fondamento della disegno salvifico divino, il “Mistero Grande”. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! (Ef 5,32).

Nella terminologia paolina, il termine “mistero” indica direttamente il piano di salvezza di Dio, la sua relazione d’amore che si piega sull’umanità per redimerla, attraverso il movimento Trinitario: il Padre misericordioso dona l’Unigenito Figlio con la potenza dello Spirito Santo. Ora, l’Apostolo mette in evidenza che questo “mistero d’amore” lo si può vedere – vivere – testimoniare proprio nel matrimonio cristiano, seppur nel velo dei limiti della nostra umanità. Il sacramento dell’amore, celebrato solennemente nell’inizio e vissuto sinceramente nella bella ferialità, è quindi la viva ed efficace ripresentazione dell’Amore di Dio che ci salva. Nel matrimonio la Chiesa può ritrovare concretamente la sua immagine genuina di “sposa” prescelta e sempre amata dal suo “sposo divino”, il Signore Gesù. Nel periodo estivo che si apre, auguro a tutti gli sposi cristiani di ritornare a sentirsi parte di questo grande vangelo del “mistero grande”, chiedendo misericordia e rilanciando la speranza.

don Giorgio Comini

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