Santità?

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Confesso: non ho mai letto volentieri i libri che raccontano le vite dei Santi. Soprattutto i libri della mia generazione. A mio avviso sottolineavano troppo l’aspetto miracolistico e troppo poco la personalità umana dei santi descritti, rendendoli irraggiungibili. Ho sempre pensato alla santità come ad un connubio fra la fede in Dio e l’apertura della mente e del cuore verso i simili, le creature tutte, la natura. Armonia è la parola che, secondo me, oltre a riassumere in sé ciò che ho appena scritto, rimanda alla pace, alla gioia, alla musica della vita. Associo la santità all’armonia. Per raggiungerla è necessario imparare ad amare.

“Qual era la sua paura da giovane?” ha chiesto un ragazzo a Papa Francesco. “La paura di non essere amato”. La sorprendente risposta mi ha colpito e indotto a riflettere.

Per noi esseri umani è indispensabile sentirsi amati, per imparare l’Amore: quello vero, non l’amore che coccola, che vizia, che solletica il nostro orgoglio e protagonismo. Il vero amore ci rivela la vera essenza di cui siamo fatti, ci insegna la sacralità della vita, nutre il nostro cuore, lo sazia di Spirito, accende l’intelligenza e ci fa scoprire la nostra anima con le sue luci e le sua ombre.

“Ama il prossimo tuo come te stesso” ci ha detto Gesù. Se non ci conosciamo e non sperimentiamo su noi stessi il vero amore, come possiamo amare gli altri?

“Ama il prossimo tuo come te stesso” suggerisce uno scambio vicendevole di amore ed è la guida che ci conduce sulla strada della santità. Non è un cammino semplice e facile.Troppe volte gli errori, i limiti, le fragilità, le paure, gli scoramenti ci rinchiudono in noi stessi e fermano il nostro avanzare. Ma Colui che cammina “dietro di noi”, come una madre che sorregge i primi passi del bambino, ci spinge avanti e rende possibile l’impossibile per noi.

“Non aver paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia. Tutto il contrario perché arriverai ad essere quello che il Padre ha pensato quando ti ha creato e sarai fedele al tuo stesso essere”. (Papa Francesco: Gaudete ed Exultate par.32).

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