Santi?

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I santi sono coloro che hanno concluso la loro esperienza di vita; può nascere in noi la tentazione di guardare lontano da noi verso una duplice direzione: i santi sono lontani da noi in termini di possibilità, ovvero in fondo al nostro animo anche se non lo esplicitiamo nel nostro dire però magari anche noi pensiamo “Io non sono né diventerò santo”; oppure i santi sono lontani da noi in termini di tempo: vi è una sorta di rimando continuo ad un tempo che non giunge mai, il tempo nel quale prendere in considerazione la propria santificazione. I santi, tutti i santi,  hanno vissuto in pienezza la loro esistenza: hanno dato e chiesto alla vita ciò che la vita aveva da dare e da chiedere.

I santi hanno scelto il Vangelo (la Parola di Gesù) come regola del loro vivere, quindi non hanno rimandato ad altri tempi o ad altri destinatari l’opportunità di vivere in pienezza la loro esistenza. hanno scelto il Vangelo di Gesù perché si sono sentiti scelti da Gesù. Questa possibilità a noi non è né preclusa, né da catalogare tra i pii desideri irrealizzabili.

Questa possibilità è uno spazio aperto di fronte a noi! Ma allora, da dove partire? Probabilmente se consideriamo l’ipotesi di santificarci, emergono in noi alcuni propositi: tentativo di essere migliori, maggiore dedizione alla preghiera, correzione di alcuni vizi o di alcuni aspetti del nostro carattere. Possiamo trovare un punto di partenza che possa essere sicuro e adatto a tutti: il Vangelo che abbiamo ascoltato oggi! Gesù con grande chiarezza e semplicità ci pone di fronte alla paura, alle paure che tutti noi abbiamo e ha il coraggio e la “sfrontatezza” di chiamarle Beatitudini!!

Lui dice: beati i poveri. Ma io non voglio essere povero! La sola idea della povertà, il vedere ascoltare esperienze e testimonianze di povertà fa nascere in me paura e tristezza, non certo beatitudine! Beati quelli che sono nel pianto. Ma come si fa ad essere beati nel pianto? io cerco di essere contento, io cerco di ridere o sorridere… come si fa ad essere beati con le lacrime agli occhi? Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia. Ma io non voglio avere fame e sete, io voglio essere sazio, sazio di tutto! Beati i misericordiosi, cioè coloro che perdonano sempre, beati i miti: sono coloro che rifiutano di vendicarsi di fronte ai torti subiti, sono coloro che rifiutano di rispondere al male con il male. Ma io ho a cuore la mia persona, non tollero di subire ingiustizie in silenzio, e poi sono selettivo anche nella mia capacità di perdono, non può essere incondizionata! Beati i perseguitati, gli insultati, gli oltraggiati. Non si può essere felici se oltraggiano la mia persona, se infangano il mio buon nome o quello della mia famiglia, come si fa ad essere beati così??

Don Carlo bicicletta

Nella misura in cui noi ci affanniamo a fuggire da tutto questo spendiamo la vita nella paura che tutto ciò ci accada e allora abbiamo trovato gli antidoti a queste paure: la ricchezza, le comodità, la fama, il prestigio, il potere il dominio sono tutti gli antidoti per cercare di sfuggire a queste paure che accompagnano la nostra esistenza.

Ci accorgiamo, presto o tardi, che non riusciamo ad anestetizzare le nostre paure, questi rimedi non funzionano, non sono efficaci e allora in noi emerge in modo prepotente la frustrazione, l’insoddisfazione, la noia (sono i mali del nostro tempo!). Gesù, osando chiamare beatitudine ciò che noi riteniamo sciagura e disgrazia non intende cambiare le carte in tavola o giocare con le parole, ma ci introduce e ci accompagna a vincere ogni paura.

Nel momento in cui vinco la paura di essere povero, mite affamato, perseguitato, la mia vita comincia ad aprirsi, comincio a respirare: si apre lo spazio per amare. Questa è l’unica via per vivere la nostra chiamata ad essere santi, ad essere simili a lui a vederlo così come lui è! Non vi sono altre vie, non v’è altro giudizio se non l’amore. I santi hanno imparato e scelto di amare perché a loro volta si sono sentiti amati da Cristo, per questo la vittoria su ogni paura li ha condotti alla vera beatitudine!

In questi giorni nel legger un romanzo c’è una frase che mi ha colpito, un passaggio in cui l’autore dice di sè: “ Prima ero una persona spaventata. Avevo paura perchè non vedevo. Ero come un bambino che passeggiava in una stanza buia. Adesso tutto è più chiaro: c’è luce, c’è amore. Ho imparato che il contrario dell’amore non è l’odio. L’odio è assenza d’amore, così come il buio è assenza di luce. L’opposto dell’amore è la paura…”

Don Carlo

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