Santi per vocazione

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 Abbiamo celebrato da poco la festa di “Tutti i santi” e abbiamo sentito proclamare nel Vangelo le “beatitudini”, che sono la legge nuova portata da Gesù. In esse non troviamo nessun divieto e nessuno obbligo, ma la descrizione di una realtà di vita, che diventa “beata” nel momento in cui é vissuta nella piena fiducia in Dio.

E giusto in questo consiste la santità: riconoscere la propria realtà di figli di Dio e scegliere di vivere fino in fondo questa appartenenza, cercando di assomigliare sempre di più al Santo, che é nostro Padre.

Allora la santità si costruisce non con gesti straordinari, ma nella quotidianità della vita, passo dopo passo, in un rapporto con Dio che si approfondisce ogni giorno sempre più e in un rapporto fraterno con il prossimo, che riconosciamo figlio di Dio come noi, anche se apparentemente non ci assomiglia, perché di razza, cultura, religione e lingua diverse.

Le caratteristiche del Santo le ritroviamo tutte nelle Beatitudini. Egli é povero in spirito nel senso che riconosce che tutto quello che é e che ha é dono di Dio e, quindi, senza di Lui non é niente, la sua vita prende senso e si sostiene solo in un rapporto stretto d’amore con Dio. Il povero in spirito é come un bambino che sa di non poter vivere indipendentemente dai suoi genitori e in loro cerca sicurezza.

Egli nell’afflizione, nel dolore, nella sofferenza non dispera, perché sa che Colui che è Padre non lo abbandona e dà senso anche alla sua sofferenza, anzi la vive insieme con lui e ne porta iI peso. Inoltre nel suo rapporto con gli altri é comprensivo, mansueto, non giudica, non condanna, trova sempre il positivo e, al di là del merito degli altri, distribuisce amore gratuitamente e perdona sempre, pur ricercando la giustizia e la verità.

Ancora, colui che vuole essere santo guarda sempre con occhio e cuore pulito le persone e gli eventi, non é mai doppio e non mette malizia in ciò che fa e in ciò che dice. Un altro degli aspetti della santità di Dio, verso la quale noi camminiamo, é la ricerca della pace, che non é semplicemente assenza di guerra o di discordia, ma é relazione d’amore con chiunque e con tutto: un amore che accetta di perdersi, non vuole ricompensa e non cerca successo o gratificazione; ricambia il male con il bene.

Un amore che arriva ad accettare la persecuzione, l’emarginazione, iI disprezzo pur che prevalga la giustizia divina. Un amore che diventa desiderio di armonia non salo con l’uomo, ma con tutto il creato. Colui che vuol rispondere alla chiamata alla santità non vive come se dovesse rimanere sempre su questa terra, ma accoglie la prospettiva di una vita futura, dopo la morte, come una bella notizia, fondata sulla morte e risurrezione di Gesù, e imposta tutta la sua esistenza come cammino per perseguire il premio eterno, anche se oggi questo atteggiamento fa sorridere chi n crede e attira il disprezzo di coloro che fanno del denaro, del successo, del potere o il fine della loro vita: “Beati vai quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande é la vostra ricompensa nel cieli”.

Noi cristiani a volte abbiamo paura di passare per gente superata, fuori dal tempo; abbiamo paura dell’emarginazione, di essere messi in ridicolo, di essere disprezzati per la nostra fede… di non essere come gli altri. Ma Gesù ci aveva avvertito che tutto questo sarebbe accaduto e Lui stesso tutto questo l’ha provato sulla sua pelle.

Allora non dobbiamo aver paura, piuttosto dobbiamo rimetterci insieme, rifare comunità e stringerci attorno al nostro Maestro e nella comunione intorno a Lui trovare forza e coraggio per vivere sulla strada della santità e trovare casi la vera gioia.

Carissimi, a tutti auguri di santità.

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