Saluto di Monsignore a don Domenico

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Carissimo don Domenico, ogni volta che io penso alla chiamata che il Signore mi ha rivolto perché lo seguissi sulla strada del sacerdozio ministeriale sono preso da un senso di smarrimento e di meraviglia e continuamente mi ripeto che può essere solo un “dono d’amore”, che “forma” il chiamato e lo rende capace e adatto al ministero a cui è chiamato: dono su dono, dunque; amore su amore; grazia su grazia!

Penso sia così anche per te. É inimmaginabile, infatti, che un uomo possa essere in grado da se stesso di trasmettere ai fratelli la Parola di Dio, senza sciuparla, di trasformare gli elementi del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo, di mediare il perdono divino, di essere presenza significativa di Dio in mezzo al popolo, di essere guida di un popolo che gli è a dato… Ed è ettivamente, quando mi dimentico di essere “ministro”, cioè “amministratore” della grazia di Dio (Parola, sacramento, carità), grazia che mi viene a data per offrirla così com’è ai fratelli, corro il pericolo di sentirmi padrone e di manipolare a mio piacimento ciò che mi è solo “affidato”. E, a volte, combino pasticci e creo confusione. Per fortuna supplisce, poi, la Chiesa con la sua saggezza e col suo amore di Madre e la grazia di Dio, che opera la vera conversione delle persone e degli eventi. Per questo mi rendo conto sempre di più che la vita del sacerdote deve essere “trasparenza di Dio” e, man mano il presbitero cresce nella sua esperienza, deve essere “trasparenza sempre più trasparente di Dio”, fino ad annullarsi in lui, come dice Giovanni Battista: “Lui deve crescere e io diminuire” e San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me!”.

Saluto a don Domenico - 24 di 25

Per questo occorre che il sacerdote ogni giorno ringrazi il Signore, cosciente di godere di un dono di grazia, che lo rende idoneo a svolgere il ministero. Ce lo ricorda Paolo nella seconda lettura di questa Messa: “Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù nostro Signore, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo me al suo servizio”. Allora potremo ancora dire con lo stesso Paolo: “Per grazia di Dio sono quello che sono e la sua grazia in me non è stata vana”.

Ecco, caro don Domenico, ci uniamo a te innanzitutto per esprimere questo grazie al Signore. In questi otto anni del tuo ministero trascorsi qui a Leno, volti soprattutto al servizio della pastorale famigliare, dei malati, della frazione di Milzanello e, in parte alla catechesi dell’ICFR, molte volte i lenesi hanno potuto cogliere la grazia di Dio all’opera in te e attraverso di te, testimoniata con una grande, vivace e spontanea capacità relazionale. L’intraprendenza e l’intelligenza pastorale non ti è certo mancata e l’hai offerta come dono alla nostra comunità. La tua dote di sintesi ha reso più spediti incontri e liturgie, dando sollievo a molti. La tua capacità espositiva e la tua preparazione ha reso appetibile la tua predicazione e la tua catechesi. Per questo ringraziamo con te il Signore per il dono che sei stato per noi. E ringraziamo anche te, per quando hai fatto fruttificare e non hai sciupato i doni di natura e di grazia che hai ricevuto, per offrirli a tua volta. La gratitudine che io esprimo qui oggi è corale, di tutte e tre le nostre comunità parrocchiali di Milzanello, Leno e Porzano: dai più piccoli ai più grandi; dai presenti agli assenti; dai malati ai sani, dalle suore ai confratelli sacerdoti, con i quali hai condiviso il ministero, in un rapporto di amore fraterno ricevuto e donato, in uno scambio di doni che ha permesso la sincerità dei rapporti, pur nella diversità di vedute, e ci ha fatto camminare nell’impegno di testimonianza del Vangelo di Gesù nella nostra comunità.

Saluto a don Domenico - 12 di 25 - don Domenico Paini

Insieme a te, ringraziamo la tua mamma Antonietta, che tra noi si è sentita come in famiglia e ha condiviso in tante occasioni la nostra vita comunitaria. Ora, vogliamo accompagnarti nel nuovo servizio ministeriale che il Vescovo ti affida. La reciproca frequentazione non sarà più la stessa, ma il ricordo, la gratitudine e l’affetto rimangono e vengono rinsaldati da quello Spirito, che unisce i membri della Chiesa come unico Corpo di Cristo. La comunione dei santi, nella quale noi crediamo fermamente, garantisce che il legame spirituale non si scioglie qui, ma, anzi si rafforza, per la “parentela spirituale”, che si approfondisce proprio per la lontananza fisica. L’augurio che ti faccio, a nome di tutti, è che tu possa affidarti alla grazia di Dio e all’opera dello Spirito, per essere veramente figura del “Buon Pastore” che non offre solo qualcosa, ma tutta la propria vita per il gregge a lui affidato.

“Dio che ha iniziato in te la sua opera, la porti a compimento”.

A nome della Comunità – don Giovanni

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