Ildebrando di Bagnoregio

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Ricorrenza: 22 Agosto

Ildebrando (detto anche Aldualdo, Ildibrando, Aldovrando o Ildribando, nomi d’origine longobarda) governò la chiesa di Bagnoregio dal 856 circa al 873, subentrando ad un episcopato turbolento. Verso la fine di settembre 855, rimosso l’indegno predecessore, egli fu infatti chiamato a portare serenità nella piccola diocesi laziale. È da ritenere che appartenesse al clero locale, poiché era costume la scelta del vescovo in loco. Il suo zelo religioso e l’attaccamento alla Sede Apostolica si manifestarono in più occasioni. Ad esempio nella triste vicenda dell’arcivescovo di Ravenna Giovanni che, sfidando le disposizioni papali, commetteva abusi, arrogandosi persino autorità sui vescovi dell’Emilia. A reprimere tale situazione, Nicolò I il 18 novembre 861 convocò nella basilica Lateranense un sinodo di settanta vescovi, tra i quali era Ildebrando che si firmò «Aldualdus Balneoregensis». Ildebrando fu partecipe anche di altre vicende complesse, quando Fozio a Costantinopoli riuscì ad occupare la sede patriarcale, facendo deporre Ignazio, contro la volontà del papa. L’imperatore Basilio mandò gli atti ad Adriano II nuovo pontefice dal 14 dicembre 867 perché fossero condannati. Papa Adriano convocò in Roma in San Pietro nell’868 un concilio, cui intervennero i legati dell’imperatore e, tra gli altri vescovi, fu presente Ildebrando. Fozio venne condannato e gli atti furono bruciati. Il nostro santo si sottoscrisse « Adoaldus episcopus sanctae Ecclesiae Balneoregensis ».
Ildebrando vegliò costantemente affinché regnasse la concordia fra i suoi fedeli e se in qualche casa vi erano litigi, non tardava ad adoperarsi per ristabilire la pace. Sia in vita che dopo la morte ebbe il dono dei miracoli di cui rimase chiara memoria nei fedeli. Morì il 22 agosto 873. Nella “Legenda” di Ildebrando si tramanda che una donna, travagliata da dolori di parto, si rivolgesse al santo appena defunto che giaceva ancora esposto in chiesa. Nacque morto il bambino e poco dopo morì anche la madre. Si ricorse a Ildebrando portando in chiesa il cadavere del bambino che gli fu accostato. Il morticino rivisse e ricondotto in casa resuscitò anche la madre. Tra la commozione e l’esultanza di tutti Ildebrando fu proclamato compatrono della città. Bagnoregio possiede l’intero suo corpo rivestito di paramenti, deposto nel 1863 in una ricca urna che si venera nell’antica chiesa cattedrale, mentre il capo si conserva nel nuovo duomo di Rota.

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