Delfina

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Ricorrenza: 27 Dicembre

Rimasta presto orfana di entrambe i genitori, Delfina venne mandata nel convento agostiniano di Santa Caterina a Bauduen. Qui si trovava anche una zia, certa suor Cecilia, che avrà molta influenza sulle future scelte di Delfina. Compiuti i tredici anni, gli zii la ripresero con loro poiché la volevano maritare. Carlo II d’Angiò desiderava darla in sposa a Elzearo da Sabrano, appartenente alla famiglia provenzale dei de Sabran, governatori di Ariano Irpino. Delfina inizialmente rifiutò, sostenendo di volersi dedicare a Dio e questo atteggiamento provocò le ire degli zii, che temevano a loro volta le ire di Carlo d’Angiò, che avrebbe potuto interpretare la motivazione come una scusa per rifiutare il matrimonio con Elzearo. Convinta da un frate francescano, chiamato dagli zii a persuadere la nipote, accettò di fidanzarsi con Elzearo. Il 5 febbraio 1300 venne celebrato ad Avignone il matrimonio tra lei ed Elzearo. Rifiutatasi di adempiere ai doveri coniugali, convinse il marito a convivere come “fratello e sorella”. Entrambi i coniugi quindi fecero voto di castità perpetua e decisero di dedicare la loro vita ad opere di pietà.[1] Durante un periodo di assenza del marito, inviato alla corte di Francia per proporre una sposa per il duca di Calabria, Delfina, immersa in preghiera, ebbe una visione: tutta la famiglia del marito era vestita di nero. Da ciò capì che il marito era deceduto, fatto che le fu confermato qualche tempo dopo. Dopo che il marito le era apparso in sogno a Cabrières dicendole: “II nostro vincolo si è spezzato; ne siamo liberi”, Delfina decise di vendere tutto quello che possedeva per darne il ricavato ai poveri. Intanto la seconda moglie di Roberto d’Angiò, Sancia, le chiese di raggiungerla in Sicilia e farle da dama di compagnia, incarico che Delfina accettò e svolse per alcuni anni.[2] In Sicilia fece il voto di povertà assoluta. Convocati i famigliari disse loro: «Se, per amore di Dio, vi piacesse tenermi con voi, insieme a mia sorella monaca, e procurarci le cose necessarie alla vita come fareste con due donne povere qualsiasi, spero che Dio vi compenserà… E voglio che d’ora in poi non mi consideriate più come la vostra signora, ma solo come vostra compagna e come una semplice pellegrina che avete ospitato in nome di Cristo». In Sicilia Delfina condivise con la regina Sancha le sue idee di dedicazione ai poveri, sotto l’influenza del fratello di quest’ultima, Filippo di Maiorca, terziario francescano. Rientrata in Provenza, fece vita ritirata e umile. Nel 1345 si ritirò ad Apt, ove mendicava per i poveri. Nel 1355 si trasferì a Cabrières-d’Aigues, paese natale del marito. Rientrata poi ad Apt, morì all’età di settantasei anni, quando il marito era già stato canonizzato (ancorché non ufficialmente). Il suo corpo fu inumato nella chiesa dei francescani di Apt, accanto alla salma del marito.

 

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