Ripartiamo dalla preghiera

Santa Messa di apertura della Festa dell’Oratorio 2019

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Prima di dar voce alla mia riflessione, compiamo due gesti che diventeranno parte, poi, anche della mia omelia. Il primo è quello che ci vede qui perché quasi incaricati, insigniti di un ruolo di servizio, di una missione; e qui sto parlando di tutti quelli che si sono resi disponibili per dedicare del tempo, energie e risorse, del volontariato durante la festa. Invito, pertanto, quanti fanno parte de turni di servizio e di prendere la maglietta e indossarla. Spieghiamo anche il perché di questo gesto: quando l’abbiamo pensato è sorto il dubbio che si potesse pensare che “questi mettono la maglietta come se fossero superman”. Niente a che fare con questo. Quella maglietta ha il valore della mia stola. E a cosa serve la stola? La stola non è nient’altro che un simbolo che ricorda il grembiule che ha messo Gesù nell’ultima cena quando si mise a servire i suoi discepoli. Questa maglia per noi è il simbolo dell’amore, del servizio e quello che facciamo lo facciamo perché vogliamo imitare Gesù. Il cristiano è colui che si lascia amare da Gesù e percorre i suoi passi, calca le sue impronte.

Il secondo gesto che andiamo a compiere è l’accensione di questa candela. Ogni sera, per sette sere, accenderemo una candela indicando come la nostra festa parta della preghiera. Aggiungeremo ogni sera una candela così che ritmerà il tempo della nostra festa. Ogni sera cominceremo le nostre attività con la preghiera, perché ci sentiamo dei mandati e soprattutto perché dove due o tre sono riuniti nel nome del signore Gesù noi sappiamo che Lui è mezzo a loro. Vorremmo raccontare a tutte le persone che verranno qua che qui c’è Gesù, perché noi lo preghiamo e ci sentiamo raggiunti dal suo amore. Vorremmo raccontare questo e lo faremo ovviamente come saremo capaci, ma perché partiremo da qui.

Ho già messo in evidenza alcuni motivi per i quali noi stasera siamo qui a dare inizio alla settimana dell’Oratorio, sapendo che far festa vuol dire che c’è un qualcosa che ci attira. Più quello che ci attira è forte più raccoglierà gente. L’oggetto della festa, per noi è Gesù. É lui che ci riunisce. In fin dei conti noi perché siam qui stasera? Io ho ben chiaro in testa il perché e ve lo voglio dire con schiettezza. Noi siam qui fondamentale per un’unica cosa: siam qui per pregare e penso che abbiam bisogno di ripartire ancora una volta dalla preghiera. Magari negli ultimi anni siamo stati capaci e bravi a fare anche tante cose. Siam diventati abili a leggere la realtà sociale, a dare un po’ di numeri, a fare alcune proiezioni, a progettare, a diventare tecnologici ma dobbiamo ripartire dalla preghiera. Per quanto potremo essere bravi, o noi partiamo dalla preghiera o altrimenti tutto comincerà e finirà con noi. Non possiamo solamente fidarci delle nostre capacità: già altre volte ho fatto questa riflessione con voi, non possiamo solamente ottimizzare le nostre risorse ed essere ottimisti per quello che facciamo. La categoria dell’ottimismo non è una categoria cristiana perché l’ottimismo si basa sulle nostre capacità, sulle nostre risorse: finché le abbiamo tutto o quasi, va bene, ma quando non le abbiam più si passa dall’ottimismo al pessimismo. Non sarà che forse c’è troppo pessimismo in giro perché puntiamo solo su di noi? In questo caso, la categoria cristiana necessaria è quella della speranza.

La speranza illumina l’attesa

L’attesa è viva quando io spero perché so che il mio Dio sarà sempre accanto a me e io ho bisogno di incontrarlo, ho bisogno di parlargli assieme, ho bisogno di ascoltarlo e cosa meglio della preghiera può fare questo? Per cui io vi dico che siamo in questa sede per pregare. Per pregare non solo per la festa dell’Oratorio ma per pregare per la nostra comunità e per pregare per la Chiesa intera in questa festa di Maria madre della Chiesa. Abbiamo diversi motivi per pregare: io ve ne elenco alcuni ma ognuno poi avrà i suoi. Il primo è che noi pregando assieme siamo un popolo; il popolo è diverso dalla massa, la massa è senza nome, la massa è generica, il popolo ha la sua identità. Chi siamo noi? Siamo quelli che stanno qui attorno (all’altare), cioè quelli che vengono qua e da qua ricevono la loro forza.

Motivo ancora per pregare: questa mattina ho concluso il percorso della visita agli ammalati, alle persone anziane, e parlando con loro a uno di questi che è particolarmente sofferente ho detto “stasera ti ricordo nella preghiera, ti ricordo nella Messa all’Oratorio. Ti ricordo lì perché hai tante volte frequentato questo ambiente” e chiedo a tutti voi di pregare anche per questa persona. Siam qui, ancora, per pregare per altri motivi; sempre nel giro di questa mattina ho incontrato una signora molto anziana, ora è debole ma ha una grande forza nella sua preghiera. “Ricordo anche te nella preghiera”. Siam qui anche perché vogliamo ricordare una persona che ha voluto bene all’Oratorio, ha voluto bene alla sua famiglia, Maria Teresa, i suoi figli hanno frequentato questo posto, lo frequentano, così come il marito. Bello il fatto che anche molti amici hanno pensato di ricordarla e di far celebrare questa Santa Messa. Volentieri lo facciamo. Abbiam fatto anche un gesto in sua memoria, appunto perché conoscevamo la sua passione per l’educazione, per la crescita, per gli ambienti come questo: le tre piante nuove che abbiam messo nel parco giochi, e per noi la pianta che si semina indica qualcosa di importante, una vita che cresce, farà ombra, sarà segno di una vita che passa attraverso il progetto di Dio e della sua creazione e che manifesta la sua bellezza. Le tre piante che abbiam messo al parco, l’abbiam fatto in nome di Maria Teresa. Per cui ogni qual volta vedremo quelle tre piante ci verrà in mente.

Siam qui, ancora, per pregare per la nostra Chiesa: non so voi ma io che son prete, a volte non so da che parte sbattere la testa: non sappiamo più cosa fare e non basta avere gli ulivi belli, non basta avere tutto pulito, tutto ordinato. Anche se dedichiamo mille ore all’Oratorio, ed è bello averlo così, questo non basta, per cui vi dico mettiamoci in preghiera, chiediamo a Dio che apra una via, che ci aiuti in questo periodo dove io mi sento un po’ smarrito e vedo la riflessione sulla nostra pastorale ecclesiale un po’ smarrita. Tanto impegno, tanto faticare, tante energie, tanta progettazione, tanta passione… sembra quasi che il vento porti via tutto, sembra che serva a poco o per non dire a nulla. E ora non sto qua a citare i numeri e dire chi non vien più e chi viene ancora, ho fatto pace con i numeri. Avverto, però, una preoccupazione non tanto perché i numeri calino o crescano ma perché sembra che ci stiamo allontanando da Dio, almeno nelle nostre priorità. Sembra che stiamo perdendo quel che di più vero abbiamo, il nostro spirito, che va ravvivato, va sostenuto, va curato sicuramente più di tutte queste cose che per quanto possano essere belle e funzionali, non sono compensative della serenità di sentirsi amati. Se non si entra mai là dentro (indica la porta della chiesetta) allora è inutile. Lo dico spesso questo ai genitori quando facciamo gli incontri, ogni qual volta veniamo qua la prima cosa che dobbiamo fare, che diventa fortemente educativa, potentemente educativa, è entrare là dentro, salutare il Signore, ringraziarlo perché ci ha dato l’opportunità di vivere nella nostra comunità. Quando noi entriamo, dietro l’altare abbiamo una bellissima immagine di Maria. Gesù ce l’ha affidata come mamma, come colei che si prende cura di noi. É stato bello che quest’anno un gruppo di persone sia venuto qui a pregare il rosario durante il mese di maggio. Ci possono essere anche mille altre forme di preghiera: quando arriviamo qua vi auguro di fare una cosa prima di tutte: entrare là a salutare il Signore, sua madre che è nostra madre e sentirci fratelli e figli.

L’augurio che posso fare, il più bello, è questo: stasera ripartiamo dalla preghiera, tutto il resto viene dopo. Io son convinto che noi siamo bravi, che ce la caviamo anche in tante cose, che siam capaci a destreggiarci nelle diverse sfide che ci si presentano, ma dobbiamo ripartire della preghiera, altrimenti tutto comincerà e finirà con noi. E se tutto comincia e finisce con noi qual è il guaio? É che ogni volta devi ricominciare. E invece noi sappiamo che la vita la si è sempre imparata dagli altri, e se noi siam qui è perché qualcuno duemila anni fa ci ha raccontato quello che è accaduto e ha continuato a raccontarlo fino ad arrivare a noi. Ma se noi ci stacchiamo da questo circolo virtuoso, ogni volta bisognerà ricominciare da capo. Se ricominci da capo corri il rischio di perderai dei pezzi e ricomincerai a fare ancora la solita fatica, magari butterai via tante opportunità. Abbiamo una tradizione grande, una ricchezza grande, dalla quale partire: dalla preghiera.

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