Riconosciamo la grandezza di Cristo Signore

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8 gennaio 2017

Se siamo attenti alle parole che ascoltiamo nel Vangelo. anche questa sera ci accorgiamo come è Gesù che ha in mano la sua vita. É Gesù che conosce bene il progetto che padre gli ha messo nelle mani da compiere. Infatti l’evangelista dice che Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Non è stato un caso, neanche il battesimo. Si trovava a passare di là e visto che tutti andavano a farsi battezzare, anche lui si è messo in coda per farsi battezzare. Certo, poi con un grande senso di umiltà, eccetera. No Gesù ci va di proposito, prende lui l’iniziativa, perché quel gesto che lui compie è un gesto profetico di quanto è avvenuto e avverrà di lui.

Battezzare vuol dire immergersi o in questo caso, siccome si fa battezzare, si fa immergere e questa immersione rimanda a quell’altra più profonda immersione, quella della morte. Gesù deciderà anche allora di lasciarsi immergere nella morte perché poi lui uscendo dall’acqua ora, uscendo dalla morte poi, aprirà i cieli, chiusi dal peccato di Adamo ed Eva, dal peccato dell’umanità, li riapre, perché possa scendere dal cielo la potenza dello Spirito Santo, rinnovare quelle acque, quel sangue, perché possono ritornare a portare in vita per l’umanità. E quindi sì ha riaperto il passaggio fra terra e cielo, quel passaggio che era chiuso a causa del peccato dell’umanità. Quindi Gesù decide di compiere un gesto che non gli è proprio, perché lui è figlio di Dio, non ha bisogno di scendere nel Giordano a denunciare i suoi peccati, perché non ne ha. Lui, invece, scende nel Giordano, non tanto per denunciare su peccato, quanto per farsi carico di quel peccato che è dell’umanità. Per farsi carico di quella umanità che è schiacciata dal suo peccato e non riesce a uscire da quell’acqua tant’è la pesantezza del suo peccato. Quindi entra in queste acque che sono mortifere per l’umanità. Lui le rende invece purificate perché possano salvare questa umanità. Toglie il veleno del peccato da quell’acqua e vi mettere la grazia dello Spirito Santo, perché da quel momento per mezzo del battesimo, non battesimo di Giovanni, un battesimo di penitenza, di conversione, ma il battesimo di Gesù Cristo che è un battesimo di immersione nella sua morte, nella sua risurrezione, l’uomo e la donna possono ritrovare finalmente in quell’acqua non veleno di morte ma vita e vita eterna. Per fare questo Gesù deve diventare una cosa sola con l’umanità. Ce l’ha dimostrato nell’incarnazione, ce lo dimostrò ora nell’immersione del Giordano, assumendo su di sé questo questa umanità peccatrice, e poi ce lo dimostrerà nella pienezza, attraverso la sua crocifissione e morte in croce. Egli in questo modo mostra come entrerà in pieno nell’umanità, si fa una cosa sola con l’ umanità. Ecco perché in questa festa del battesimo di Gesù, l’antifona parla anche delle nozze, delle nozze di Cana in riferimento a quell’acqua che trasformata in vino, come in questo battesimo l’acqua è trasformata da mortifera in redentrice, perché Gesù, in questo giorno, in un certo senso sposa l’umanità, celebra le sue nozze con l’umanità, come sposo, l’umanità e la sposa, e assume della sposa tutto, perché diventa una cosa sola con la sposa, come avviene nel matrimonio. I due non saranno più due, ma una carne sola.

Ecco cosa fa Dio in Gesù per noi. Ci assume nella sua vita, diventa una cosa sola con noi, per trasformarci in lui. E la fedeltà di questo sposo, da allora sarà una fedeltà eterna. Nessuno più potrà sciogliere questo legame d’amore, queste nozze celebrate, perché lo sposo sarà sempre fedele. Potrà la sposa, e parliamo anche di ciascuno di noi, che fa parte di questa umanità, di questa Chiesa, sposa di Cristo, potrà, a volte allontanarsi dallo sposo, potrà guardare altrove e lasciarsi prendere dalla tentazione di altri idoli, che poi le diventano padroni e la schiacciano, la rendono schiava, ma lo sposo continuerà ad esserle vicino, con tenerezza, con misericordia, con prontezza di perdono, col desiderio di riaccoglierla, col desiderio di tirarla fuori dalle strette in cui si trova spesso causa del suo egoismo, della sua invidia, della sua gelosia, della sua superbia, della sua sfiducia nei confronti del suo sposo, della sua tentazione di dubitare dell’amore del suo sposo che è Gesù Cristo.

Quante volte anche noi abbiamo queste tentazioni e cediamo. Non siamo così sicuri che Gesù ci voglia veramente bene e a volte ci lasciamo andare. Cerchiamo altri amori che ci soddisfino in quel che noi chiediamo immediatamente, perché non ci sembra che il Signore risponda immediatamente ai nostri bisogni e ai nostri desideri, alle nostre richieste. Sembra che altrove si possa stare meglio e fare in fretta il cammino del successo che andiamo cercando, tranne poi accorgersi che siamo andati su strade che non portano a niente, e abbiamo impiegato il tempo, energie, danaro, abbiamo sprecato forze che non abbiamo più. A volte coloro che ci attraggono in altre direzioni ci svuotano però completamente di tutto quello che siamo e abbiamo e poi ci abbandonano sul ciglio della strada. Perché il loro interesse non è quello dell’amore gratuito di Gesù nei nostri confronti, il loro interesse è quello semplicemente di sfruttarci, di sfruttarci psichicamente, affettivamente, intellettualmente, economicamente, socialmente, e quando ci han sfruttato non han più bisogno di noi. Il nostro sposo anche quando noi siamo abbandonati, così secchi,  apparentemente almeno agli occhi dell’umanità inutili, senza più nessun senso alla vita, egli viene a ripescarci, perché lui è lo sposo fedele ed è fedele sempre, in qualsiasi situazione noi ci troviamo, anche di peccato grave, lui non ci lascia soli e dimostra il suo amore nel recuperare la nostra esistenza di vita e ridonare un senso profondo e rimetterci in sesto perché possiamo camminare ancora nella gioia di vivere nella pienezza d’amore e di condivisione con Cristo Signore. E siccome questa sposa, la sua sposa, è fatta di tante persone che siamo noi, abbiamo la fortuna di avere accanto a noi alcune persone che di tanto in tanto ci sollecitano, ci scuotono, ci aiutano a rialzare lo sguardo, ad aprire gli occhi, la mente e a ritrovare nella comunità stessa, la presenza di quell’amore che pensavamo di avere perduto.

E allora attraverso questa ripresa riconosciamo la grandezza, l’amore, la fedeltà di questo sposo che è Cristo Signore. Ecco, è la parabola del matrimonio cristiano, che diventa autentico sacramento del matrimonio mistico, dalle nozze mistiche, tra Gesù e la Chiesa. Il matrimonio cristiano celebrato nel sacramento fa proprio questo, diventa un segno a volte un po’ sbiadito, ma sa il Signore che noi siamo imperfetti, segno e strumento, quindi sacramento, segno efficace del più grande e vero amore sponsale che è quello di Cristo Signore. Ecco perché ci si sposa in chiesa. Qualcuno dice “ma cosa occorre sposarsi in chiesa? Tanto è lo stesso, cosa cambia?”. Uno che fa un ragionamento così vuol dire che di fede non ne ha proprio. Cosa cambia? Cambia l’essere della persona. Nel sacramento del matrimonio tu parli all’umanità attraverso la vita coniugale, voi parlate all’umanità, attraverso la vita coniugale di quell’amore profondo, sponsale di Dio per la Chiesa e per l’umanità. E soprattutto lo puoi fare perché sei sostenuta, tu coppia cristiana, da quell’amore primo sponsale che è quello di Cristo Signore per la sua umanità. Lui sposo, l’umanità sposa. E in questo sei sostenuta dalla capacità di superare i momenti più difficili perché, se è vero che è sacramento, la grazia ti sostiene che questo sacramento lo sia per sempre, sia capace di mostrare esternamente, anche nelle difficoltà, quella profonda comunione d’amore che esiste fra i coniugi, anche nei momenti difficili, tristi, duri, di infedeltà da parte dell’uno o dall’altra.

Il Signore di fronte alla nostra infedeltà non si spaventa, ma continua ad essere fedele. Ecco chiediamo a lui in questa domenica di rinnovare il nostro battesimo nel quale siamo entrati anche noi in questa sponsali e viverlo con intensità di vita.

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