Ricchi di Misericordia

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Lettera pastorale del VESCOVO LUCIANO per l’anno 2015-16

RICCHI DI MISERICORDIA

In questa pagina vi viene offerta una sintesi della lettera del Vescovo: vuole essere uno stimolo a leggerla per intero e a farla oggetto di riflessione personale, famigliare o di gruppo.

In questa lettera che il Vescovo Luciano si rivolge alle Unità pastorali e alle comunità cristiane della nostra Diocesi. Si introduce con un ringraziamento al Signore perché negli incontro avuti con le persone e con le diverse realtà della nostra Chiesa particolare ha “riconosciuto l’opera del Signore nella fede…nell’amore…nella speranza…nell’impegno costante a servizio della comunità, nel desiderio di incontrare il Vescovo e di sentirlo vicino”. E tutto ciò, in un contesto di vita come quello attuale! “Significa che Dio continua a lavorare nei cuori delle persone e suscita la fede in chi ascolta il Vangelo, per compiere la vita come amore di Dio e del prossimo”.

Il Vescovo ci propone il suo messaggio in quattro momenti (i quattro capitoli della sua Lettera).

1. Eucaristia, come cuore della comunità.

Egli pone al primo posto nella vita del cristiano e della Chiesa l’eucaristia domenicale. Essa è un dono del Signore, attraverso cui Egli edifica la sua Chiesa. Non può, dunque essere “considerata un optional”. Non si tratta di andare in chiesa “se ho voglia o se me la sento”. Si tratta di decidere di accogliere o rifiutare un dono; e “non posso pensare che se rifiuto un dono del Signore il mio rapporto con Lui non ne soffra”.

Nella Messa domenicale la comunità riunita intorno al risorto è rinnovata dal suo perdono, dalla sua Parola, dall’offerta che Gesù fa di sé al Padre, coinvolgendo anche le nostre persone per cui “nell’eucaristia la nostra vita (il pane e il vino) viene santificata dallo Spirito per essere il pane e il vino dell’ultima cena, cioè per essere il corpo e il sangue di Cristo. Come corpo e sangue di Cristo la nostra esistenza diventa davvero rinnovata e santificata, degna di essere accolta da Dio nella sua infinita bontà. Nel pane e il vino noi abbiamo deposto il materiale concreto della nostra vita: la famiglia … la vita sociale … la vita economica … e il dono dello Spirito trasforma tutto questo patrimonio nel corpo e nel sangue di Cristo”.

La comunione, poi, ci unisce non solo con Gesù, ma anche con i nostri fratelli, che, con noi, formano il suo corpo. Essa ci cambia, ma non automaticamente, in quanto non è un atto magico. “Il cambiamento avviene se il “fare la comunione” è un atto di fede, se siamo disposti a lasciarci trasformare dalla comunione, se accettiamo e confermiamo personalmente quello che l’eucaristia è e vuole fare. Ora, ciò che l’eucaristia vuole fare è che noi stessi diventiamo ‘pane spezzato da mangiare’. Il vero problema è se noi siamo davvero disposti a diventare pane spezzato”.

A questo punto il Vescovo può affermare: “non è importante il numero delle Messe che si celebrano in una parrocchia, ma il modo in cui sono celebrate, partecipate e vissute; che, anzi, paradossalmente, moltiplicare le Messe significa articolare in più assemblee e quindi fare vedere meno bene il segno di unità che la Messa vuole essere … Se vogliamo ottenere che tutti abbiano la Messa all’orario per loro comodo, dovremo inevitabilmente moltiplicare le Messe e moltiplicarne quante più è possibile … Ma che cosa otterremmo in questo modo? Forse che più gente vada a Messa? Che si partecipa alla Messa in modo più consapevole e profondo? Che la parrocchia si apra alle necessità dei più deboli e diventi luogo di amore fraterno? Temo di no!”.

2. Famiglia, cuore della comunità.

“La famiglia interessa la comunità perché è fondata sul matrimonio e il matrimonio cristiano è un sacramento, cioè una forma concreta di vita nella quale opera lo Spirito di Cristo; ma interessa anche perché la famiglia è la cellula originaria che può mantenere sano il corpo sociale o può, con le sue malattie, indebolirlo in modo irreparabile … La famiglia cristiana deve diventare luogo in cui si fa esperienza di fede, si prega insieme, si vivono insieme le feste, si impara la sensibilità nei confronti dei bisognosi, dei malati, degli anziani. Non abbiamo (troppa) paura della visione distorta di famiglia che è entrata con prepotenza nella cultura contemporanea (occidentale) … Siamo invece serenamente convinti del valore umano della fedeltà e del dono di sé rispetto a una visione individualista, centrata sulla gratificazione personale; questo è l’impegno primario che ci interessa … Quando ci si sposa, ci si sposa per sempre; un cristiano deve saperlo e deve non solo accettarlo, ma desiderarlo e deciderlo con tutto il cuore. Il vincolo dell’indissolubilità non è un laccio posto per impedire la libertà delle persone; è invece un vincolo che permette alle persone di affrontare con maggior libertà il futuro. Quando in un rapporto, davanti a ogni singola difficoltà ci si incomincia a chiedere se vale la pena di stare insieme o no … si spendono le energie migliori a rimuginare gli sgarbi subiti, a rinfacciarsi i comportamenti sbagliati, a immaginare ipotetici scenari futuri. Se invece l’indissolubilità è data per acquisita, tutte le energie psichiche saranno convogliate a trovare le vie per vivere meglio il rapporto, per superare insieme gli ostacoli che si sono incontrati … E’ decisiva la fedeltà coniugale … Per un cristiano l’adulterio è una ferita grave al matrimonio … Non ci sono scuse per l’adulterio. Naturalmente, come per tutti i peccati, la misericordia di Dio rimane attiva anche di fronte a questa colpa; ma essa non è mai un motivo di scusa … Il matrimonio funziona se i coniugi sanno passare da un amore egocentrico (mi piace, ti voglio per me) verso un amore oblativo (sei bella, voglio che tu sia felice) … Ciascuno inventa ogni giorno l’amore per l’altro e ogni giorno ciascuno scopre con riconoscenza di essere amato dall’altro, oltre ogni merito. L’adultero è fatalmente condannato a perdere la fiducia in se stesso … e negli altri perché è portato a proiettare sugli altri i dinamismi dei suoi comportamenti …” Così ogni relazione umana (e non solo quella matrimoniale) diventa sempre più difficile.

“Educare ed amare: questo è il compito che i genitori hanno nei confronti dei figli. E nei confronti della società umana il primo elementare atto di carità è quello di mettere al mondo dei figli”.

3. Amore, cuore della vita.

“Accanto alla pastorale famigliare viene immediatamente la pastorale giovanile … Anzitutto bisogna trasmettere ai giovani la convinzione che l’esistenza umana comporta una responsabilità … e che la via autentica della vita per un cristiano è sempre una risposta all’amore di Dio attraverso l’amore del prossimo.

E’ necessario aiutarli a capire che la sessualità è una dimensione fondamentale dell’esistenza umana, ma non può ridursi a gioco o piacere, separando l’amore … L’esistenza cristiana è chiamata a fare della sessualità un ambito di esperienza e di maturazione dell’amore, di impegno nei confronti dell’altra persona e della società intera, di crescita nella capacità di comprendere e guidare i propri impulsi, di esperienza di libertà …

Anche il lavoro è “forma dell’amore” ed è una forma di amore per gli altri e, quindi, anche tutto il tirocinio per apprendere le abilità necessarie sarà a sua volta una forma di amore. Diventa allora una forma di amore tutto il tempo e l’impegno messo nello studio … L’educazione all’amore richiede lo sviluppo di sentimenti positivi, l’individuazione e il contrasto di sentimenti negativi …” Siamo dunque chiamati a fare delle scelte perché non abbiamo una fede che conduca alla mediocrità, che è una fede che non serve e che è pericolosamente vicina alla scomparsa”.

4. Misericordia, cuore di Dio.

“Una dimensione fondamentale dell’esistenza cristiana è quella della conversione. Il giusto non è quello che non pecca, ma rimane vero che “se il giusto cade sette volte, egli si rialza (Pr 24,16) … L’esistenza dell’uomo e del cristiano è come un cammino di maturazione che non finisce mai … Quando l’uomo non è consapevole del suo peccato vuol dire che l’ha rimosso e quindi si trova in una condizione spirituale più pericolosa. Uno dei pericoli più gravi del peccato è che tende a creare una corazza sempre più spessa di autodifesa spirituale … e nasce quella che si chiama una “coscienza erronea”. C’è un rimedio a questo degrado spirituale? C’è, e si chiama misericordia di Dio, che è il modo proprio di Dio di essere giusto e di promuovere la giustizia nel cuore e nella società degli uomini … Dio non aspetta che l’uomo si converta e ritorni a Lui, ma è Lui che va incontro all’uomo peccatore e attua nei suoi confronti un’azione di perdono: Cristo è morto per noi! … Il peccato introduce nel cuore dell’uomo un dinamismo disgregante di morte; la misericordia di Dio dona all’uomo, anche se peccatore, un dinamismo divino di vita; se l’uomo, nella sua libertà, accoglie realmente il dono di Dio, il suo cuore diventa “buono”, “umano” … Se il cuore dell’uomo non comincia a produrre comportamenti nuovi e buoni, vuol dire che il cuore non è stato abbastanza docile e non si è lasciato raggiungere dalla grazia …

L’uomo fa propria la misericordia di Dio quando almeno inizia a usare misericordia nei confronti degli altri: così il perdono di Dio da grazia esterna diventa novità interiore di vita … e diventa segno della nostra libera accoglienza del perdono gratuito di Dio …

La misericordia di Dio è presente nella vita della comunità cristiana in molti modi, proprio perché di questa misericordia abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo: l’ascolto del Vangelo, la preghiera, la Messa, la carità e l’elemosina …

Nella Chiesa c’è un sacramento apposito nel quale la misericordia di Dio prende una forma umana precisa, quella dell’incontro personale con un confessore e della narrazione umile delle nostre colpe a lui. Questo incontro diventa luogo di azione della grazia di Dio … Lo scopo è quello di liberare davvero il cuore della persona … quando siamo costretti a narrare il nostro peccato ci rendiamo conto di quanto ci costi narrarlo, allora la percezione del nostro errore diventa più chiara e comincia a diventare più libera la strada della conversione … Purtroppo molte delle nostre confessioni sono poco efficaci perché il racconto delle nostre colpe è banale, ripetitivo, non profondo; e quindi lo spazio interiore che noi offriamo all’azione di Dio è limitato … Per questo è importante che la celebrazione del sacramento della penitenza vada insieme alla proclamazione  e all’ascolto della parola di Dio, che è capace di distruggere le nostre difese …

Una delle povertà della nostra società è quella di non avere sorgenti di perdono”.

Conclusione.

“Sono questi i problemi che mi stanno a cuore, anche se non sono tutti: ve li consegno invitandovi a riflettere soprattutto negli incontri tra presbiteri, nelle riunioni dei Consigli pastorali, ma anche in tutte le occasioni in cui i membri della comunità possono fare sentire la loro voce”.

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