Reinventare la quotidianità

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Sabato 22 febbraio ore 08:40:

Profe ha sentito che stanno chiudendo tutte le scuole in provincia di Cremona?

Con questa frase, pronunciata da Simone, mio alunno di quinta, ho cominciato a realizzare che stava succedendo qualcosa di cui non si riusciva ad avere la giusta percezione.

Il prolungarsi delle vacanze di carnevale per qualche giorno e poi la decisione definitiva di chiudere tutte le scuole e le prime notizie di conoscenti ricoverati ci hanno fatto maturare la profonda consapevolezza di essere in pericolo.

Il pensiero si è subito volto ai nostri nonni, bisognava (bisogna tuttora!) proteggerli dal possibile contagio e quindi ben prima del lockdown Omar ed io abbiamo deciso di non frequentare più le case dei nonni e degli zii: non è stato semplice far comprendere alle nostre bimbe il perché fosse necessario stare nella nostra casa “al sicuro”, ma come sempre sanno fare, ci hanno stupito accettando la straordinarietà del momento con molta serenità, dicendoci: “Ok, mamma! Ok, papà!”.

La quotidianità non è stata semplice perché tutta da reinventare: conciliare lavoro-scuola-famiglia H24 nelle mura di casa è dura e per fortuna con un pò di collaborazione da parte di tutti noi abbiamo creato un nuovo “equilibrio”. In questo periodo di restrizioni ci siamo più volte ripetuti quanto per noi la famiglia sia il fulcro della nostra vita e non potevamo che ringraziare Dio di questo dono meraviglioso: ci hanno privato di ogni cosa, ogni relazione in poco tempo, eppure l’essere tutti e quattro insieme, a casa, paradossalmente sereni, senza grandi pretese ci rendeva felici: non posso dimenticare la gioia di Benedetta e Beatrice nel trascorrere del tempo a cucinare dolcetti prelibati e soprattutto a mangiarli condividendoli con noi genitori,oppure a giocare liberamente con noi nel pomeriggio.

Eravamo comunque tutti ben consapevoli di quali tragedie stessero vivendo famiglie a noi vicine e lontane.

Ecco, quindi, che per colmare la distanza abissale con i nostri affetti (familiari, amici, colleghi di lavoro, compagni di classe, alunni…) che da sempre arricchiscono il nostro cammino, abbiamo sentito la necessità di pregare ancor più: il momento serale del Rosario in famiglia è stato ed è tuttora fondamentale per alleviare le preoccupazioni che quotidianamente hanno alimentato i nostri cuori (grazie Don Nicola, che in amicizia ci hai coinvolto in questo cammino di preghiera quotidiano), i messaggi domenicali di Mons. Renato e le riflessioni di Don Davide che durante la Quaresima ci hanno permesso di meditare sul significato profondo di una vita nelle mani sapienti di Dio che, attraverso la sofferenza del suo Unico Figlio, ci dona la Vita Eterna.

Lo sconforto, però, in certi momenti ci ha attanagliato il cuore e la mente, ma la preghiera è stata l’unica via per trovare conforto: è l’unico strumento che abbiamo per chiedere a Dio di aumentare la nostra fede, anche, e soprattutto, in momenti tragici come quello che stiamo vivendo.

La settimana passava e inesorabilmente arrivava la Domenica: come si fa a partecipare alla Santa Messa senza andare nella nostra Chiesa, senza il canto e la preghiera condivisi con tanti amici? In realtà abbiamo vissuto il momento della Santa Messa in modi diversi: innanzi tutto con i sacerdoti della nostra comunità; con il nostro Vescovo, che tanto si è speso e si sta spendendo per la sua Diocesi ma anche con carissimi amici sacerdoti, con cui rimangono legami indissolubili benché siano lontani: Don Carlo, Don Luciano. A tutti voi un infinito Grazie perché non ci siamo sentiti soli nella nostra preghiera.

È così che trascorriamo giorno per giorno il “momento Coronavirus”: preghiera, buon senso e tanto tanto amore.

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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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