Pulizia esterna ed interiore

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Era tradizione, qualche decennio fa, riprendere tutto ciò che era disordine e sporcizia accumulati nell’anno in corso e ordinare con pulizia a specchio ogni cosa che facesse parte della vita quotidiana e non. La Settimana Santa, cioè quella che precedeva la solennità della Pasqua era il periodo forte per fare un doveroso “reset” all’ambiente domestico della famiglia ed anche allo spazio cosiddetto di lavoro. Questa operazione completamente manuale consisteva nella lucidatura di tutto il pentolame di rame e suppellettili in ottone alla maniera vecchia, con l’impasto di farina gialla e aceto, oppure il sidol, spalmato sulle superfici metalliche, usando stracci per strofinare con olio di gomito e ripassare energicamente l’oggetto in tutti I suoi punti con panno di lene fino e renderlo più brillante di quando era nuovo.

Ai bambini, invece, si dava un incarico un po’ diverso, faticoso ma divertente, naturalmente c’era un compenso adeguato al tipo d’impegno e qualità del risultato. Si affidava loro infatti la pulizia delle catene del caminetto, cioè quelle che servivano per agganciare il paiolo sospeso sul fuoco che a contatto con la fuliggine e vapore oleoso si sporcavano in maniera piuttosto aderente.

L’operazione consisteva nell’adagiare la catena per terra, legando il gancio ricurvo di un’estremità con un vecchio filo di ferro o una cordicella, rara a trovarsi, lungo circa tre metri la cui estremità opposta bisognava legarla intorno alla vita, potendo cosi trascinare dietro di sé una o anche due catene. Come si procedeva alla lucidatura é subito detto: i bambini e ragazzi, cosi equipaggiati, affrontavano di corsa, a piedi nudi e braghe corte, un percorso di strade e capezzagne possibilmente polverose, la materia abrasiva, per tutto il tempo necessario a rendere le catene pressoché color argento metallico o quasi.

La mattinata non bastava a raggiungere la necessaria specularità della catena e quindi, dopo la pausa pranzo, si riprendeva di nuovo in corsa per completare l’operazione richiesta, sennò niente lauta mancetta.

Ma la pulizia piú importante era quella di fare il bucato dell’Anima, la confessione. Il Giovedì e Venerdi Santo erano i giorni della preparazione e della confessione per i ragazzi del periodo scolaer, anche allora si faceva l’agognata vacanza pasquale. Gli adulti, il Sabato Santo, rigorosamente in fila per ordine di entrata, attendevano pazientemente il loro turno, chi appoggiato con la spalla al muro o chi bisbigliava al vicino battute maliziose nei riguardi dei presenti meditabondi e ai penitenti che alzandosi dall’inginocchiatoio si apprestavano, infilandosi nei banchi, alla recita penitenziale prescritta dal confessore.

Di primo mattino, tra l’altro in questo Sabato Santo, si era impegnati a seguire la cerimonia della benedizione del Fuoco e dell’Acqua Santa. I tizzoni accesi una volta benedetti si riportavano a casa per alimentare il fuoco del camino mentre l’acqua benedetta raccolta in pentolino o in bottiglia di vetro che nella ressa di chi voleva avvantaggiarsi causava maldestramente nell’accozzaglia l’infrangersi di vetri pericolosamente taglienti, si portava ai famigliari a casa o da chi lavorava in campagna perché potessero attingere con le dita e bagnarsi gli occhi per ridarsi nuova vista seguendo questo gesto con il segno della croce. Tutt’intorno si respirava già il clima dell’imminente Festa di Pasqua.

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