Preti

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 “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo,

ma Cristo vive in me”. (Gal. 2,20)

È domenica . La giornata è un po’ imbronciata, ma in compagnia di amici, la si può rendere gioiosa con un’escursione in montagna. Verso sera una campanella risuona fra i monti e ci ricorda l’ora della S. Messa. È suggestivo partecipare alla Messa quando i piedi poggiano su una collina erbosa, avendo come pareti una corona di montagne e come tetto il cielo, anche se con qualche nuvola. Mi siedo sull’erba e guardo l’altare situato un poco più in basso. Il sacerdote è assorto nel rito che sta per compiere. Mi colpisce la serenità del suo viso. La sua voce esprime dolcezza quando parla di umiltà: “Beati gli ultimi perché saranno i primi…”. Con profonda concentrazione, alla Consacrazione, pronuncia le parole: “Fate questo in memoria di me”. Con serena letizia invita alla cena del Signore presentando l’ostia bianca: “Il corpo di Cristo”. Alla fine della Messa, con lo sguardo, accarezza tutti, quasi a voler imprimere nel cuore di ognuno quella pace donata nel segno della Croce, con le parole augurali: “Andate in pace”. Porto a casa la sensazione di un incontro con un sacerdote in armonia con se stesso e la sua scelta.

Scelta difficile oggi è quella di diventare prete. Scelta incomprensibile per molte persone, in questi tempi, in cui i valori più preziosi sembrano scomparsi. I messaggi che si colgono in questo tipo di società non aiutano i giovani a fare scelte importanti di vita. Sembra che l’imperativo sia possedere per consumare, facendo tacere o censurando il bisogno di spiritualità e trascendenza, che ogni uomo ha dentro di sé. Grazie a Dio, è proprio il caso di dirlo, c’è ancora chi, rispondendo alla chiamata, con mente indipendente e coraggiosa, crede a quel Gesù, uomo e Dio, a tal punto, da volerlo rappresentare nel mondo, in una continua faticosa imitazione. Faticosa perché il prete, lo dimentichiamo troppo spesso, rimane persona umana. Come tale non è immune dai suoi limiti caratteriali, da dubbi, tristezze, solitudini, scoramenti. Certo egli, a maggior ragione può contare su Dio, ma perché anche noi, che facciamo parte della stessa comunità, non possiamo aiutare i nostri sacerdoti a superare momenti difficili evitando la tentazione di giudicare?

Come tutte le persone del genere umano anche i preti possono fallire, commettere gravissimi errori. Riguardo a ciò, la cronaca è stata prodiga di informazioni! La legge farà il suo corso. La loro vera grande punizione sarà il convivere con la percezione netta di quanto male hanno fatto alle loro vittime, alla Chiesa, a se stessi, tradendo quel Dio che avevano scelto di servire. La nostra comunità si onora di avere sacerdoti che testimoniano Cristo, camminando con noi. Sono uomini che hanno ricevuto la consacrazione per trasformare il pane nel corpo e sangue di Cristo e te lo offrono, ponendotelo nelle mani. Sono coloro che quando sai d’aver sbagliato ti dicono: “Io ti assolvo dai tuoi peccati, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Ad essi comunque ti puoi rivolgere ogni qual volta l’animo è pesante e la vita ti appare senza uscita. Uno di essi, un giorno che non ricordi, ha impresso nel tuo cuore il sigillo dell’amore di Dio. Sarà ancora uno di loro, se lo vorrai, ad esserti accanto al momento del tuo viaggio senza ritorno.

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