Perché oggi molti matrimoni vanno in crisi? C’è una cura preventiva? Separazione e divorzio sono sempre una cosa negativa?

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Ho letto il testo dal titolo “dopo l’inverno” editrice Ancora di don Zanetti e propongo alla vostra attenzione alcune parti che ritengo utili per la riflessione personale e coniugale…buona lettura.

Di fronte al dilagare delle separazioni coniugali la prima domanda che sorge spontanea è quella del “perché” e quindi di “che cosa” si può fare per prevenire queste situazioni dolorose. In questo ambito le situazioni di vita non si possono ridurre a numeri o statistiche, né si possono fare sbrigative generalizzazioni. Basta comunque guardarci attorno per scorgere che oggi, su quattro o cinque famiglie, una ha dovuto affrontare la separazione! E non si tratta di persone straniere o lontane, ma di nostri vicini di casa, di amici o anche di parenti.

I motivi della separazione sono i più diversi, anche se spesso provenienti da una fragilità delle convinzioni, delle capacità, dei Sentimenti. Talvolta, dalle confidenze raccolte, emerge che le radici di tante separazioni affondano nel terreno del fidanzamento o anche prima. Oppure sono l’esito di una cattiva impostazione della famiglia fin nei suoi primi anni di vita. O, ancora, sono il triste epilogo di una crisi coniugale mal gestita.

a) Reazioni davanti a una separazione o a un divorzio

D. Il fenomeno della separazione e del divorzio è davvero grande e deleterio sia per la vita individuale che per quella sociale. Ma dal tono che usi, spesso presente anche nei documenti della Chiesa, sembra che la separazione sia sempre e comunque un male, un errore e quindi una cosa da evitare. Al contrario, nella mentalità che respiriamo la separazione di due coniugi che non vanno più d’accordo non solo sembra inevitabile, ma addirittura giusta e doverosa, o, comunque, sembra ormai una cosa normale.

Qualcuno giunge persino a dire che, in certe circostanze, la separazione è un atto di amore, compiuto per evitare danni maggiori per sé o per i figli. Allora, bisogna darsi da fare per prevenire le separazioni o, piuttosto, preoccuparsi che esse avvengano nel modo più indolore possibile? Occorre potenziare i consultori familiari o le agenzie di separazione coniugale?

R. La questione che poni è vera e val proprio la pena di fare un po’ di chiarezza. Tutti conoscono le leggi sulla separazione e sul divorzio presenti nel diritto civile italiano e in tante altre nazioni; ma forse non tutti conoscono il pensiero della Chiesa su questi argomenti.

Il Papa e i Vescovi nei loro documenti sul matrimonio e sulla famiglia hanno sempre ribadito importanza di promuovere e tutelare queste realtà; ma hanno anche riconosciuto che in certe circostanze particolarmente gravi la sospensione della vita coniugale può essere legittima. Ciò avviene o in presenza di una situazione pesantemente lesiva della dignità del coniuge (per esempio il tradimento) o nell’eventualità di gravi lesioni fisiche o psichiche verso il coniuge o i figli (per esempio violenze, deviazioni..) o comunque quando la convivenza è divenuta veramente impossibile da sostenere e ormai a rischio di gravi pericoli per i membri della famiglia.

In tali circostanze, dopo che ovviamente sono stati fatti opportuni tentativi di soluzione dei problemi (all’interno della coppia o anche con aiuti esterni, come per esempio in consultorio), la Chiesa, pur continuando a invitare alla pazienza e al perdono, ammette che il coniuge che ha subito la crisi coniugale (o anche entrambi se ne hanno patito in egual misura) ricorra alla separazione, intesa, però, come semplice sospensione della vita coniugale. Ciò significa che la separazione, vista come male minore ed estremo per risolvere certe situazioni, diventa un mezzo per ridare serenità ai coniugi e, quindi, per concedere la possibilità di valutare meglio i loro problemi e se vi siano realmente i presupposti per una loro soluzione.

 D. Ma nella mentalità e nella prassi di oggi la separazione è intesa come una scelta ormai definitiva; come è possibile ipotizzare un ripensamento o una riconciliazione quando ormai ci si è divisi?

 R. È vero; purtroppo, quando oggi due coniugi arrivano alla decisione di separarsi, sono così esasperati, arrabbiati o sfiduciati che non pensano minimamente a un possibile e futuro ricongiungimento; al contrario intendono la separazione come un passaggio di liberazione da una situazione di vita nella quale non vogliono più tornare. Ma questo avviene perché non si è gestita bene la crisi, fin dai suoi inizi, e si è lasciato dilagare il disagio e poi la sofferenza al punto di non farcela più e magari di giungere a offese o maltrattamenti difficilmente rimediabili e superabili.

Se invece le crisi coniugali fossero affrontate con spirito diverso e più attento e con il dovuto sostegno da parte di persone esperte, si eviterebbero tante situazioni di conflitto o di violenza; un eventuale periodo di interruzione della coabitazione potrebbe essere una modalità migliore per esaminare e affrontare i problemi, per maturare e crescere anche dentro le difficoltà, anzi proprio attraverso di esse. Ma questo implica un cambiamento di mentalità, sia nei coniugi che nella società intera; una mentalità che appunto non veda nella separazione l’anticamera del divorzio, ma, come dovrebbe essere, un periodo di seri tentativi di ripensamento della vita coniugale e familiare, e se possibile di riprogettazione di essa.

In realtà, occorre riconoscere che diversi coniugi già attuano periodi di separazione temporanei per poi rimettersi insieme; qualche volta questo porta a una buona ripresa della vita familiare; altre volte, invece, non risolve nulla, anzi peggiora la situazione e alla fine porta a una separazione definitiva.

Questo avviene perché è difficile che i coniugi riescano da soli a capire e risolvere veramente i problemi che li hanno portati all’interruzione della convivenza coniugale; spesso occorre che entrambi i coniugi si affidino con fiducia a un aiuto esterno. E oggi vi sono centri e organismi, ecclesiastici o civili, che possono offrire un apporto valido e competente, cioè un cammino individuale e di coppia che aiuti ad andare in profondità nell’esame delle criticità vissute dai coniugi, che permetta di instaurare un modo più sereno di guardarsi ed eventualmente di individuare le strategie più opportune per riavviare la vita coniugale.

Alla luce di tanti racconti di persone separate o divorziate, posso dire non senza qualche amarezza che certe situazioni si sarebbero potute risolvere felicemente se ci fossero state la disponibilità e la possibilità di effettuare cammini di questo genere.

(sintesi di don Domenico)

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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