Patroni da festeggiare, ma soprattutto da imitare

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Nei mesi di giugno e luglio abbiamo festeggiato i santi patroni Pietro e Paolo e, insieme, i santi Vitale e Marziale, di cui la comunità parrocchiale di Leno conserva fieramente le reliquie, che erano nell’antica abbazia benedettina e abbiamo concluso con al Festa di S. Benedetto. Abbiamo avuto la gioia di avere tra noi il Vescovo della nostra Diocesi mons. Pierantonio Tremolada e, in Villa Badia, il Vescovo mons. Ovidio Vezzoli, bresciano e Vescovo Diocesano di Fidenza. 

Tutto questo è stato anticipato da un’elevazione spirituale offerta da Brixia Camera Chorus, Orchestra S. Cecilia di Gambara, solista Saboto Shikama, diretti dal Maestro Francesco Andreoli. Inoltre, in queste feste ci ha seguito la mostra di arredi sacri e suppellettili liturgiche delle nostre tre parrocchie di S. Michele Arcangelo, S. Martino Vescovo e Santi Pietro e Paolo.

L’interesse per quest’ultima iniziativa è stato notevole e sono stati molti ad apprezzarla, congratulandosi con chi l’ha allestita e spiegata. Grazie, dunque, a don Renato e ai suoi collaboratori! Grazie a Maria Piccoli, che custodisce gelosamente e con molta cura gli abiti liturgici e la biancheria della sacrestia, a Paolo Pilati che ha preso passione al suo lavoro, a Sergio e ai suoi collaboratori che sostengono il lavoro nei momenti “forti” e di maggior impegno per l’allestimento delle parature e quant’altro.

Il professor Angelo Baronio lunedì 03 luglio ci ha intrattenuto con una bella lezione sul tema della “Bonifica benedettina”, intesa dal punto di vista spirituale e del lavoro e, da studioso qual è e innamorato della nostra storia locale, ci ha fatto godere di conoscenze che non riempiono semplicemente la testa di nozioni, ma aumentano l’amore per una storia che ci appartiene e della quale siamo figli.

La liturgia vissuta in questi giorni è stata, come l’ha definita mons. Ovidio, sobria e dignitosa, come devono essere le celebrazioni cristiane: senza troppa enfasi e sfarzo, ma neanche sciatte e insignificanti; ordinate, pulite e che lasciano lo spazio ai segni liturgici, capaci di trasmettere il messaggio cristiano e la grazia dello Spirito che ci fa Chiesa: assemblea che, in atteggiamento di ascolto e preghiera, è segno di unità intorno al suo Signore; Parola proclamata e annunciata con cura, riconoscendo in essa il Risorto che ci parla; pane e vino offerti come segno della nostra partecipazione al corpo di Gesù e, quindi, alla sua offerta di amore al Padre; il popolo che cammina, cantando ed esultante di gioia, verso la mensa del pane eucaristico, segno della comunione dei fedeli nel cammino incontro a Cristo verso il banchetto della festa eterna. Il tutto in un ambiente accogliente e capace di esprimere la gioia della festa.

Dobbiamo ringraziare per questo i lettori, gli animatori del canto dell’assemblea,  i ministranti, i cori con i loro direttori e gli strumentisti, coloro che con costanza e perseveranza si dedicano alla cura e alla pulizia dell’ambiente, coloro che, attraverso l’alternanza delle parature, mostrano un segno di accoglienza e ci aiutano a cogliere la diversità dei tempi liturgici e delle feste celebrate in un cammino ecclesiale che non è piatto, ma vissuto in un crescendo di pienezza.

Ma se la preparazione ben curata non vedesse la partecipazione convinta degli altri fedeli, sarebbe sforzo vano. Quindi un grande grazie a tutti coloro che hanno partecipato, rendendo vive e calde le nostre liturgie: dalle autorità civili e militari ai diversi gruppi e associazioni; dai singoli alle famiglie; dai parrocchiani di Leno a quelli di Milzanello e di Porzano, dai presenti fisicamente a quelli uniti spiritualmente e attraverso la radio; dai ragazzi ai giovani e agli adulti … Ognuno  ha contribuito, secondo i doni e la grazia di Dio offerti a ciascuno, a rendere vive e credenti le nostre comunità. 

Certo, tutto questo non sarebbe sufficiente, se non ci fosse il desiderio e l’impegno a vivere quanto si celebra, perché la fede è completa solo se, nutrendosi nella celebrazione comunitaria dei sacramenti, viene vissuta nella vita quotidiana, in un rapporto d’amore con Dio, che sentiamo presente, e con il prossimo che ce Lo fa incontrare sulle strade della vita.

Ecco perché, il nostro Vescovo Pierantonio, ci ha sollecitato, onorati di avere patroni così grandi come i santi Pietro e Paolo, a metterci sulle loro orme nella sequela di Gesù, ad imitarli nella loro schiettezza di fede e ad esprimere nella vita la fierezza del nostro essere “di Cristo”, capaci di arrivare ad esercitare il coraggio del dono di sé per testimoniare questa fierezza.

Facciamo nostri, dunque i loro propositi:

Pietro: “Signore, tu sai tutto, tu conosci che io ti amo!” (Gv 21,17) “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!” (Gv 6,68).

Paolo: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20);  “Per me vivere è Cristo” (Fil 1,21); “Abbiamo creduto, perciò parliamo della vita, della morte e della risurrezione di Gesù e nostra” (cfr 2Cor 4, 13-14).

Benedetto: “Prega, lavora, leggi e non ti rattristare … Nulla anteponi all’amore di Gesù Cristo” (Regola).

Così ci apprestiamo ad accogliere e mettere in pratica l’esortazione di Papa Francesco e del nostro Vescovo Pierantonio sul tema della santità.

Buon cammino a tutti.

 

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