Pasqua è ripartire insieme, con Gesù risorto

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Tutti noi facciamo continue esperienze di piccoli e grandi fallimenti nella nostra vita, perché nessuno è perfetto quantunque tutti siamo in ricerca della perfezione. Del resto è Dio stesso che ci chiede di camminare verso questa meta: “Siate santi perché io, il Signore Dio vostro, sono santo”; “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro Celeste”. Ebbene, questo cammino di perfezione o di santità chiede una perseveranza, che di fronte ai cedimenti non si lascia abbattere e che, anzi, rafforza il coraggio di rialzarsi e di ripartire. Dio che ci chiama alla santità non è impaziente e frettoloso, solo ci chiede di non stancarci, di non cedere alla delusione, di non lascarci vincere dallo scoraggiamento o dalla paura di non farcela. Ci chiede di ricominciare ogni volta. Tutta la nostra vita qui sulla terra è sempre un nuovo inizio, fin quando saremo introdotti nella pienezza della vita. E Dio ce ne dà sempre la possibilità; anzi è lui stesso che ci incoraggia e ci dà i mezzi per riprendere ogni volta.

Del resto Gesù, il Figlio di Dio, così ha fatto con i suoi apostoli. Ricordate Pietro che voleva essere maestro di Gesù, insegnandogli come si fa a fare il Messia? Lo ricordate quando afferma che darà la vita per Gesù, mentre poi nell’orto degli ulivi invece di far compagnia a Gesù si addormenta e con lui Giacomo e Giovanni? Questi ultimi, poi, mentre Gesù annunciava la sua passione e morte, pensavano ai posti da occupare nel regno di Gesù. Ricordate quando di fronte alla domanda – “anche tu sei uno dei discepoli di Gesù?” – per tre volte Pietro ha risposto: “Non lo conosco”? Ricordate il tradimento di Giuda, che ha venduto Gesù per trenta denari? Ricordate l’affermazione riportata nel Vangelo secondo Marco, dopo che Gesù venne arrestato nell’orto degli ulivi: “Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono”? E questi sono solo alcuni dei fatti che dicono la fragilità degli Apostoli di Gesù.

Eppure Gesù, anche dopo il loro abbandono, appena risorto li ha cercati, ha dato loro ducia e ha affidato la sua Chiesa. Noi oggi siamo i discepoli di Gesù.

Seguirlo non è facile!

Per questo è necessario un cammino lungo di allenamento, durante il quale ci si fortifica nella fede, nell’amore a Lui e al prossimo, un amore che ci chiede il dono completo di noi stessi. Tutto ciò richiede sì impegno, ma anche accettazione di sé, delle proprie debolezze, delle cadute e dei fallimenti… per poter capire e accettare gli altri così come sono e camminare insieme, sostenendoci a vicenda. Non per niente Gesù, mentre portava la sua croce al Calvario, è caduto sotto il suo peso, ma sempre si è rialzato perché voleva giungere alla meta: l’innalzamento sulla croce per passare alla gloria della risurrezione. E in questo cammino, per potercela fare, ha accettato l’aiuto di Simone di Cirene. Le sue cadute sono il segno della debolezza della nostra umanità, che lui portava per noi. Questa umanità pur debole, grazie a Lui ora è capace di rialzarsi e di riprendere il cammino per giungere fino alla meta: la risurrezione di ogni giorno dalle nostre cadute e, poi, la risurrezione finale. Il passaggio necessario è, certo, la croce, ma la meta è la risurrezione e la vita. Siamo, dunque, invitati a ripartire ogni giorno, ogni momento, chiedendo e accettando l’aiuto di Dio e dei nostri fratelli, senza sentirci umiliati, bensì amati di un amore che purifica, rinnova, rafforza e conduce alle vittorie temporanee e a quella definitiva.

E la Pasqua annuale è il tempo e il luogo più propizio per consegnare tutte le nostre sconfitte, i nostri peccati, le nostre lacerazioni… a quel Dio che, per mezzo della croce e risurrezione di Gesù, se ne fa carico e ci ridona l’energia necessaria per risorgere a vita nuova e riprendere il cammino dietro a Gesù. Un cammino di discepoli che versano lacrime di pentimento e allo stesso tempo di gioia per essere riammessi alla vita divina ricevuta nel battesimo, come le lacrime di Pietro dopo il suo rinnegamento.

Ripartiamo insieme in questa nuova Pasqua. Ripartiamo da uomini e donne nuovi con la stessa gioia degli apostoli che, dopo aver abbandonato Gesù alla sua sorte, convinti di non poterlo più rivedere e di non meritare di rivederlo, lo vedono tornare raggiante di luce, per accogliere il loro dolore e il loro pentimento e trasformarlo in una gioia incontenibile, che li rende nuovamente disponibili alla sequela e alla missione che Gesù vuole affidare loro.

Questa è la Pasqua: riconoscere che Gesù mostra la sua potenza d’amore proprio attraverso la nostra debolezza, da noi riconosciuta e da lui redenta.

Buona Pasqua a tutti.

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