Pasqua 2018

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Se dovessi rappresentare la gioia, mi farei aiutare dagli occhioni brillanti e ridenti, dalle braccine in frenetico movimento e dallo sgambettare di un neonato davanti ad ogni nuova scoperta di luce e colore. Questa, per me, è pura gioia, inconsapevole, senza se, senza perché. La vita ci insegna che diventiamo consapevoli della gioia, quando sperimentiamo il dispiacere, il dolore in ogni sua espressione e viceversa. La nostra vita scorre e si realizza negli opposti: gioia-dolore, riso-pianto, vita e morte.

“Fu crocifisso, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è resuscitato secondo le Scritture”. Il terzo giorno, la Pasqua: il passaggio dal dolore fisico, psicologico, morale, dal fallimento rappresentato dalla Croce che porta alla morte, allo scoperchiarsi prepotente del sepolcro, perché la vita è fuori, è dovunque, alla luce, mai nella tomba. “Perché piangi, Maria? Non piangere, sono qui”. Cristo, non subito riconosciuto, è vivo, parla. Ha mantenuto la promessa: è risorto. Ad ogni Pasqua rivolge ad ognuno di noi, lontanissimi da quegli avvenimenti e troppe volte sfiduciati, la stessa domanda posta a Maria di Magdala e ci invita ad asciugare le lacrime perché “il terzo giorno” è il giorno della verità, della luce, della gioia.

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