Pasqua 2011

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“Allora entrò anche l’altro discepolo,

che era giunto per primo al sepolcro,

e vide e credette”

(Gv 20,9)

 

Il tempo scorre davvero veloce e anche se mi sembra che poco tempo fa stavo scrivendo alcune riflessioni del Natale, eccomi già a pensare alla Pasqua…e a condividere come sempre con gratitudine e amicizia, un pensiero che ci unisca nei nostri cammini mentre celebriamo Colui che dà senso al nostro camminare, che è il Signore Gesù.

L’augurio più sincero è che anche noi, come “l’altro discepolo” che è giunto al sepolcro il mattino di Pasqua facciamo la scelta di credere, mai come in questo ultimi tempi si sta rendendo necessario, qui e in ogni parte del mondo, il nostro credere. Sì, c’è bisogno di essere credenti, di vivere da credenti, di scegliere da credenti…di testimoniare ciò che crediamo. Il Signore Gesù ha voluto che quel mattino al sepolcro si discepoli credessero nonostante i tradimenti di pochi giorni prima quando lo avevano lasciato da solo; il Signore Gesù vuole che ancora oggi noi, pur nel mezzo delle nostre debolezze, diventiamo sempre di più uomini che credono non per i nostri meriti ma per quello che Lui ha operato con la sua Risurrezione. Dal sepolcro i discepoli sono tornati con la voglia di credere…prego e mi auguro che anche tutti noi nel giorno di Pasqua proviamo questo desiderio: quello di credere.

I missionari sono coloro che vanno per far maturare le persone in questo desiderio, quello di credere, la vera povertà c’è nell’uomo quando non si crede…e tante cose anche qui in Albania non cambiano proprio perché l’uomo non crede e non credendo l’orizzonte della sua vita diventa molto buio, povero e privo di significato. Non è facile aiutare la gente a credere…ma è una avventura che ne vale la pena di essere vissuta. Ed è la stessa cosa che anche voi potete fare vivendo con un certo stile negli ambienti della vostra vita quotidiana; siate missionari anche voi.

Qui il mio servizio continua e stiamo cercando di vedere come evolverà, è un lavoro molto poco evidente: non costruisco pozzi o ospedali, non costruisco strade o ponti, non costruisco chiese o altro…ma silenziosamente mi dedico alla formazione delle persone, soprattutto di quei ragazzi che manifestano una generosità al servizio e che stanno iniziando a pensare al loro futuro; mi dedico all’ascolto, all’educazione delle coscienze attraverso tanti incontri personali…e tutto per gettare le fondamenta nascoste di un futuro migliore per questa chiesa. La Domenica delle Palme sono andato a celebrare la messa in un villaggio veramente isolato in mezzo alle montagne al confine tra le due diocesi che servo…là c’era un ragazzo, Fatmir, che è venuto agli incontri vocazionali quest’anno, ho conosciuto la famiglia che mi ha detto della gioia che questo ragazzo ha a 16 anni nel servire la Chiesa…e se vedo dove vive, resto meravigliato di questa sua generosità…oltre ala chiesa, alla scuola e alle montagne non c’è nulla. Come può aver maturato l’idea di donare la sua vita? Un mistero che solo il Signore conosce!

Come sempre vi sono grato per ogni aiuto che ci permette di vivere e di dare un futuro a questi ragazzi; forse vi potrà sembrare che siamo un pozzo senza fondo nel chiedere aiuti, forse è vero…ma non possiamo contare su nessuna risorsa qui! Siamo cosi poveri che perfino la Santa Sede ci ha dimenticato sospendendo i contributi che versava a queste sei piccole diocesi…; può sembrare ridicolo ma è vero! Nel frattempo fin che possiamo, io qui a Rreshen e don Gianfranco a Suç, continuiamo a sostenere ragazzi a scuola, i seminaristi che abbiamo al seminario nazionale a Scutari, continuiamo a comprare medicinali o a cercare possibilità di cure per chi non saprebbe nemmeno a chi rivolgersi. Proprio in queste settimane un nuovo caso sto affrontando, quello di un ragazzo kosovaro di 22 anni con un tumore al fegato ormai in stadio avanzato…che era stato visitato e dimesso piu volte dall’ospedale con la diagnosi di una gastrite! Solo con l’intervento delle KFORCE (i militari italiani in servizio in Kossovo) siamo riusciti a spedirlo in Italia per tentare il possibile. Cerchiamo di far capire la necessità della prevenzione, delle visite in tempi opportuni…ma spesso non è possibile. Nella famiglia di questo ragazzo è già il terzo che finisce cosi; non vogliamo essere cattivi, ma le famose bombe all’Uranio impoverito usate nei Balcani durante la guerra del’97 continuano a fare il loro lavoro…anche se tutti continuano a negarlo.

Tutto questo non ci impedisce di sperare e di lavorare per il futuro di questi ragazzi, lo meritano nonostante i tanti limiti che incontriamo.

A voi chiedo il ricordo della preghiera che contraccambiamo pregando sempre per i nostri benefattori; ogni aiuto che riceviamo è per noi fonte di quella vita nuova che sperimentiamo con la Pasqua di Risurrezione. Auguri di cuore a tutti

Don Roberto

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don Roberto

don Roberto

Sono sacerdote fidei-donum missionario in Albania dal 2008, originario di Leno e in precedenza Curato a Edolo e Cortenedolo. La mia frase preferita? “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8)


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