Paolo VI? Una figura di famiglia

Don Pierantonio Lanzoni, vice postulatore della causa di canonizzazione racconta il suo rapporto “speciale” con il Papa bresciano

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Ha seguito sin dalle sue prime battute, come vice postulatore, la causa di canonizzazione di Paolo VI, un’esperienza che ha dato modo a don Pierantonio Lanzoni, di avere un suo Paolo VI tutto particolare, anche se, come ricorda, il legame con il Papa bresciano ha radici più profonde.

L’impegno dedicato alla causa di canonizzazione, ha contribuito a dare connotazioni nuove al “suo” Paolo VI?

No, per la verità, non più di tanto. Sono nato a Verolavecchia, il paese di origine di Giuditta Alghisi, mamma del papa che tra poche ore sarà proclamato santo. Paolo VI è sempre stata dunque una figura familiare. Quando da bambino vedevo in televisione le prime immagini del papa bresciano per me non era la guida della Chiesa universale, ma una figura che apparteneva al racconto della mia infanzia. A rendere ancora più vicina la figura di Paolo VI e della sua famiglia c’era anche un ricordo molto privato. Sono nato nella casa che mio nonno acquistò a Verolavecchia anche grazie all’aiuto avuto da Giorgio Montini, papà del futuro Papa. Per me e per la comunità di Verolavecchia Montini è stata una figura molto vicina, per tanti continuava, anche in presenza di una carriera ecclesiastica in costante ascesa, a essere don Battista, il figlio di Giuditta Alghisi e di Giorgio Montini, legato alla casa del Dosso, la casa di mamma Giuditta. Il mio è un Paolo VI di famiglia, di comunità visto che i Montini hanno fatto molto per Verolavecchia. Ricordo anche che mons. Montini, all’epoca arcivescovo di Milano, utilizzò i proventi della vendita degli ultimi terreni di famiglia a Verolavecchia per la costruzione di nuove chiese a Milano. Fu quello un gesto che suscitò un grande rispetto nella nostra piccola comunità.

Nel “suo” Paolo VI c’è dunque anche una piccola e sana dose di orgoglio campanilistico per le comuni radici a Verolavecchia?

Sì. In un documento relativo a ritiro spirituale del 1974 Paolo VI ricostruisce le figure dei Papi della sua vita e parlando di Leone XIII scrive di avere appreso la notizia della sua morte nel 1903 durante un soggiorno nella casa materna di Verolavecchia. Leone XIII era stato il papa della Rerum Novarum e della devozione allo Spirito Santo per il quale aveva anche composto una preghiera che la mamma di Giovanni Battista Montini recitava spesso. Conosco il Paolo VI familiare, di mamma Giuditta Alghisi che ha trasmesso al figlio anche la sua grande religiosità.

Paolo VI, il papa dell’Humanae Vitae, diventa santo grazie a un miracolo sulla vita nascente. Il vice postulatore della causa è di Verolavecchia, comunità tanto importante nella vita del Papa…Segni non indifferenti di un disegno preciso?

Sì, c’è un disegno ed è grande anche anche se lo limiterei al rapporto tra il Papa e la vita, anche perché pochi sanno che la stessa gravidanza di mamma fu a rischio e il parto di Giovanni Battista problematico. Appena nato venne affidato addirittura a una balia perché il piccolo aveva problemi di salute. C’è poi un’altra parte di quello che è un disegno nitido. Nello stesso giorno in cui Giovanni Battista Montini veniva battezzato nella Pieve di Concesio, moriva a Lisieux Santa Teresina che pochi giorni prima aveva detto a una consorella che da morta sarebbe andata a vegliare sulle culle dei bambini nati o battezzati nel giorno del suo trapasso…Tutto questo legato ai due miracoli legati al tema della vita completano un quadro interessante.

Un’ultima domanda. È opinione diffusa che Brescia abbia un debito nei confronti di Paolo VI. Da vicepostulatore della causa di canonizzazione la condivide?

Si. C’è un debito che deve essere ancora colmato. Non abbiamo mai saputo corrispondere alle attenzioni che con garbo, per non essere tacciato di invadenza, Montini ha sempre avuto per la Chiesa e la ssocietà bresciana. E anche dopo la sua morte forse non ci siamo soffermati a sufficienza sulla sua grandezza. Senza entrare nel tema dell’importanza del suo papato, Montini è l’unico bresciano ad avere preso la parola davanti all’assemblea dell’Onu. Quante volte è stato ricordato questo aspetto?

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ORANews

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