Omelia della messa di saluto di don Domenico

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Dalla notizia della nomina a parroco di Azzano Mella, ho cercato di tirare le somme di questi otto anni del mio servizio sacerdotale in mezzo a voi.

Il primo pensiero va al Signore, per i suoi doni e per i numerosi benefici ottenuti, doni che ho toccato con mano lavorando in mezzo a voi, in mezzo alle famiglie. Penso ai tanti volti, alle persone incontrate, alle storie personali, alle coppie di fidanzati, alle famiglie con le quali ho condiviso gioie e soprattutto momenti di prova e di dispiacere, penso anche a Suor Graziella con la quale, durante le sere di questi otto anni, uscivo, nonostante le condizioni atmosferiche, e andavo ad incontrare le famiglie per stare con loro, per crescere, per condividere; il tutto impastato di grazia di Dio e di preoccupazioni terrene legate alle vicende della nostra umanità, segnata dal peccato e da tante ferite. Ma dico anche quanta grazia ho ricevuto da tutto questo, quanti esempi di vita ho ricevuto da mamme e papà che ogni giorno danno la vita per le loro famiglie, dagli anziani preoccupati per le sorti dei figli e dei nipoti, dai giovani che si affacciano alla vita desiderosi di imparare l’arte dell’amore, e quante volte, io, di fronte a questo mi sono sentito piccolo, povero di fede. Tutto ciò mi porta solo a dire un grande grazie a Dio, al Vescovo, alla Chiesa bresciana, ai sacerdoti confratelli con i quali ho lavorato in questi anni, alle nostre care suore, a mia mamma, alla mia famiglia e alle prime comunità parrocchiali dove ho svolto il mio ministero, ma soprattutto un grazie a tutti voi, grazie alle tante preghiere degli ammalati, delle persone sole, a loro e a chi li assiste un sincero e affettuoso ringraziamento.

Arrivai otto anni fa a Leno con timore e trepidazione, ma sono stato sempre accolto con calore e simpatia da tutti i lenesi; ho trovato le porte aperte dei vostri cuori e delle vostre case. Ho cercato in questi anni di mettere in partica ciò che mi disse il mio primo parroco a Calcinato: “Fai il bene e ti troverai bene”. Mi sono proprio sentito bene in mezzo a voi, mi avete accolto come fossi uno di voi.

Chiedo scusa se non sempre sono stato un prete seconda il cuore di Dio e il volere della Chiesa, vi prego di perdonare il negativo che vi è in me e di prendere il positivo.

Abbiamo condiviso insieme un pezzo di strada e ore le nostre strade si dividono. Da quando è stato dato l’annuncio de mio trasferimento, in tanti mi chiedevano: “Perché don, perché vai?”, io aprivo le braccia e dicevo: “Le vie di Dio non sono le nostre vie”.

Umanamente è dura anche per me, perché il signore mi chiede di perdere tutto per ritrovare Dio in un’altra realtà, per servirlo in altri luoghi e in altre persone. Sono potature necessarie per far germogliare la vita nuova, la vita di Dio; i modi sono misteriosi, perché Dio è un mistero come lo è la vita.

È una riflessione banale, è umana ma credo sia fondamentale ed è: il distacco fa parte dell’esperienze necessarie della vita. Dopo nove mesi che una donna ha un bambino dentro di se, deve staccarsi da lui, perché se non si stacca muoiono lei e il bambino; questa legge biologica accompagna il rapporto tra genitori e figli per tutta la vita: l’esperienza di una mamma è essenzialmente questa, stare vicino al proprio figlio e nello stesso tempo di ritirarsi per lasciargli spazio, perché piano piano il figlio arrivi a costruire una sua vita. La grandezza dell’amore della mamma è proprio questa capacità di tirarsi indietro, di lasciare spazio, di lasciare che il bambino arrivi, addirittura, ad andare da solo secondo la sua vocazione, a distaccarsi da lei. Questo è motivo di sofferenza, una madre non fa questo senza sofferenza, né al momento del parto né in tutto il cammino dell’educazione dei figli. Ma questa è la legge fondamentale dell’amore, cioè dare la vita e permettere a qualcun altro di vivere senza volerlo afferrare e tenere stretto, assolutamente, per noi. In questo senso le realtà di distacco che capitano nella vita, che si voglia o no, possono essere vissute come esperienze di maturazione.

Vado via con questa certezza: i legami che il Signore ci dona di costruire sono la cosa più bella e importante della mia vita e i legami sono sacri non si recidono mai; possono accadere molte cose, la vita può portarci lontano dagli amici ma il legame c’è, l’affetto rimane, la disponibilità anche. Così vorrei che fosse per il bellissimo legame, che il Signore mi ha dato, di essere qui a Leno; qui ho incontrato molte persone che considero amiche. Andrò ad Azzano con l’immagine dei loro volti, con il ricordo del timbro della loro voce, saranno per me una compagnia buona.

Vi chiedo una preghiera, che è il conforto più grande; io vi assicuro la mia perché il Signore ci guidi con la sua Luce sulle strade della vita.

Termino facendo mia un’espressione di don Lorenzo Milani, che dice: “Ho voluto più bene a voi, alle famiglie, che a Dio, ma ho speranza che Lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto sul suo conto”.

Buon cammino a tutti,

GRAZIE!

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ORANews

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Oratorio San Luigi di Leno


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