“O voi tutti assetati, venite all’acqua… senza pagare”

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Il nuovo anno si è aperto purtroppo all’insegna di violenze e stragi – ne ricordiamo due per tutte: Francia e Nigeria – in nome di un Dio, che non ha certo bisogno di essere difeso e vendicato dai credenti e che non comanda certo violenza e morte. Gli uomini assetati di sangue altrui non sono certo assetati di verità, perché chiamano verità impulsi che vengono da mente e cuore malati.
Da questi eventi dobbiamo raccogliere, tra gli altri, un insegnamento: imparare a dare il giusto nome e il giusto valore alla sete dell’uomo e a trovare nel fondo del suo cuore il suo vero significato, che spesso è recondito e ben più profondo rispetto a ciò che appare.
“O voi tutti assetati, venite all’acqua … senza pagare”: è l’invito che il Signore ci fa attraverso il profeta Isaia; un invito che abbiamo sentito nella domenica del “battesimo di Gesù”. Questa parola risuona in ogni giorno della nostra vita, perché il Signore desidera che non ci lasciamo ingannare da false promesse, tese a illuderci di assecondare, apparentemente a basso costo, i nostri più grandi desideri. Ma, di quale sete, di quale acqua ci parla il Signore?
E’ l’acqua dello Spirito che dona vita, è la sua parola che indica la strada della vita, è la verità che dona la pienezza di felicità, è l’amore che lo Spirito di Dio riversa nei nostri cuori. E’ la sete che sentiamo in noi e che spesso non riusciamo ad appagare perché non la riconosciamo e le diamo altri nomi: denaro, successo, casa, macchina, beni materiali, salute fisica… E per dissetarci a quest’acqua siamo disposti a pagare un prezzo altissimo, a sacrificare e, spesso, a perdere tutto: affetti, tempo, energie fisiche e spirituali, fede, libertà… e la convinzione è sempre questa: al fondo di tanto sacrificio c’è la felicità.
Ma ogni volta, arrivati in fondo si scopre che tutto è stato illusione e quanto abbiamo conquistato – semmai abbiamo conquistato qualcosa – non è la felicità, ma un surrogato, che non risponde alla sete profonda che è dentro di noi e che finisce presto. Si tratta, allora, come ci suggerisce il profeta Isaia, di guardarci dentro e scoprire la sete vera che c’è in noi, la quale solo ci può indirizzare alla sorgente cui attingere l’acqua dissetante. Così scopriremo che le cose che noi usiamo per dissetarci, in realtà non sono che mezzi che possono servire per giungere alla fonte, ma non sono necessari e, soprattutto, non sono l’acqua che spegne la nostra sete e non sono vie che ci rendono felici, di un felicità non passeggera, ma di una felicità che si radica nel profondo di noi stessi e che nessuna persona e nessun evento, per quanto triste, può soffocare.
Spesso in questa ricerca, noi ci lasciamo illudere che basti pagare qualcuno – con danaro, sottomissione, tempo o altro – per poter ottenere ciò che vogliamo, ma non è così. L’acqua viva dello Spirito di verità, che dona amore, felicità, vita è un’acqua gratuita: ci è offerta con assoluta liberalità da Dio in Gesù Cristo; Lui, infatti, ne è la sorgente.
Chiunque altro ce la offra a basso costo, ci vuole solo illudere e ha un interesse, spesso recondito e a volte manifesto, che non riguarda il nostro bene, ma il bene suo personale o quello di un gruppo. Alla fine la nostra sete rimane… perché la nostra sete è sete di infinito, di eterno e non può essere soddisfatta con i surrogati umani… solo Dio, che è l’Infinito e l’Eterno la conosce e la può soddisfare.
Ebbene, dove l’attingiamo quest’acqua perché possiamo essere dissetati? “Io sono l’acqua viva” rispose Gesù alla Samaritana, che le chiedeva quest’acqua. Gesù ne è la sorgente e noi lo possiamo accogliere nella fede, ascoltando la Parola proclamata nella Chiesa, celebrando e vivendo i sacramenti, esercitando la carità, vivendo la nostra appartenenza alla comunità cristiana… E tutto nella gratuità dell’amore di Dio.
Ci viene chiesto solo di fidarci di Lui, di affidarci a Lui e di impegnarci nella sequela del Maestro, come hanno fatto i suoi primi discepoli e secondo la fede che loro ci hanno tramandato. Ecco il nostro cammino quaresimale, che ci chiede di esercitarci nel discepolato per incontrare Gesù risorto nella Pasqua quaresimale (la domenica) e, poi, nella Pasqua annuale, per ricevere da Lui il dono dell’acqua viva del suo Spirito, un’acqua che appaga la nostra vera sete di vita, di felicità, di infinito, di eternità.
A tutti auguro di saper compiere questo cammino insieme con la comunità durante la Quaresima prossima, per poter giungere alla Pasqua pronti a riconoscere il Signore della vita come la fonte dell’acqua viva che soddisfa ogni nostra vera sete.

Monsignore

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