Non tutto l’uomo muore

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Una sacra funzione, semplice, ma ognora impegnativa, si è svolta in tutte le Chiese cattoliche, il 1° giorno di quaresima.
Il ministro di Dio depose sulla fronte dei fedeli un briciolo di cenere, scandendo il monito «Memento, homo!»: ricorda, o uomo che sei polvere e ti ridurrai in polvere! Sono parole divine, che fanno pensare seriamente… Ci avvertono che siamo una miseria, che siamo transitori, fragili mortali: ci avvisano che tra breve moriremo inesorabilmente.

Ma è mai possibile che l’uomo, questo re della creazione, debba morire e disfarsi totalmente in una tomba; mentre gli astri, la terra ed il mare e i tre regni della natura, creati per lui, continueranno a sussistere ed a brillare, senza di lui?
E’ mai credibile che Iddio sapientissimo e onnipotente abbia destinato l’uomo, suo capolavoro, a vivere per breve tempo nell’armonia dell’universo, per poi svanire?

Le ceneri, che nel primo giorno di quaresima si sono posate sul nostro capo reclinato, parlano di morte certa, inderogabile; tuttavia la morte non distrugge totalmente l’uomo. Per essa, dice la liturgia dei defunti, la vita umana non, è interamente recisa; soltanto cambia di posizione e varia il suo stato: da questo mondo si trasferisce nell’altro… In effetti con la morte perisce il corpo, che è materia deperibile, mentre l’anima, che è l’elemento costitutivo dell’uomo, principio di vita, continua a vivere; e con essa sopravvive l’uomo, i cui destini sono eterni.

L’uomo sente che la sua vita non è limitata al presente e non finisce tutta nella tomba; sente che, deposto il corpo logoro e sfinito nella terra, egli vive ancora, vive con l’anima, che, come dice Dante, è «l’angelica farfalla» che «vola alla giustizia, senza schermi» (Purgat. 10, 126).

Vi furono, è vero, come vi sono e vi saranno sempre quelli che negano l’immortalità dell’anima. Sono gli epicurei di tutti i tempi e di tutte le specie, coloro che preferiscono la vita animale a quella umana e che vorrebbero estinta l’anima, perché nell’oltretomba vedono un Dio giusto che li giudicherà, temono la divina sentenza che li condannerà: e credono di sottrarsi a tanta sciagura, negando la realtà della vita eterna, Ma indarno…
Iddio non muore, l’anima non si estingue, l’eternità non finirà mai: a conforto dei buoni e a disperazione dei malvagi.
La cenere, che ci mostra la caducità del corpo, ci ricorda pure l’immortalità della nostra anima, perché «Deus creavit hominem inexterminabilem» (Sap. 2, 23): Iddio ha creato l’uomo indistruttibile a sua immagine e somiglianza!

don Pierino

 

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don Pierino Casnici

Curato a Leno dal 1960 al 1970, dopo essere stato a Rovato e Ciliverghe. Poi a Castelletto, in qualità di Arciprete dal 1971 al 1976. Di nuovo come curato a Leno, dove nel periodo tra il 1985 e il 1995 è stato anche cappellano dell'ospedale.


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