Non temere piccolo gregge

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Negli ultimi giorni ho ripensato a quest’estate per me particolare, come per tutti noi.

Un’estate caratterizzata dal saluto al nostro caro mons. Giambattista, che ci lasciato dopo 24 anni di servizio pastorale; dal ritiro a Verolanuova di mons. Luigi, dopo aver trascorso con noi 10 anni della sua vita sacerdotale; dal saluto a suor Mirela, che ha speso 5 anni per la comunità parrocchiale, in particolar modo per il nostro Oratorio.

A settembre il cappellano dell’ospedale di Manerbio-Leno, don Omar, è stato trasferito alla struttura ospedaliera di Iseo.

A tutti loro…il nostro più sentito e riconoscente GRAZIE!!!

In seguito a questo, la Provvidenza ha fatto il dono di avere nella nostra comunità mons. Giovanni Palamini, nostro abate; inoltre l’arrivo di un vicario parrocchiale, don Alberto Baiguera, e una nuova consacrata: suor Laura.

Di questo ringraziamo il Signore!!!

Questi cambiamenti mi hanno portato a fare qualche riflessione e considerazione che condivido con voi.

Qual è il senso, il messaggio di questi eventi? Che cosa  sta chiedendo il Signore alle nostre comunità parrocchiali? Qual è il progetto che ci sta dietro?

Non ho risposte sicure, ma c’è un testo evangelico che abbiamo ascoltato qualche domenica fa (Luca 12,32) e che mi ha colpito ed aperto nuove prospettive.

Gesù invita il “piccolo gregge” a non temere, a mettere da parte ogni paura e timore. Questa è una costante del modo di agire di Dio con ciascuno di noi. Pare che nella S. Scrittura ricorra almeno 366 volte l’espressione “non temere”: una per ogni giorno dell’anno, più una per gli anni bisestili.

Si tratta di un’esortazione che sta molto a cuore al Signore.

Chiediamoci, anzitutto, quali motivi avevano gli apostoli per temere e quali ne abbiamo noi oggi.

Probabilmente gli apostoli temevano per tre ragioni: erano pochi, c’era molta ostilità nei loro confronti, la gente si avvicinava al Vangelo ma poi si allontanava di nuovo.

Anche le nostre sono molte e ben note: la Chiesa appare oggi un piccolo gregge nel mondo secolarizzato, ci accorgiamo che la Chiesa ha poca influenza nella vita pubblica, constatiamo che le vocazioni scarseggiano…

Come vivere la situazione di una minoranza? Come superare il timore di essere “piccolo gregge”?

Richiamo alcune strategie che, a mio avviso, sono sbagliate.

+ È sbagliato fare la voce grossa, quasi fossimo in molti;

+ è sbagliato pensare che, riducendo le esigenze del Vangelo, molte più persone lo accoglierebbero;

+ è sbagliato deplorare il presente e rimpiangere nostalgicamente il passato.

Il versetto di Luca suggerisce una strategia che sintetizzo in alcuni punti:

Pochi o molti che siamo, dobbiamo affidarci a Dio e godere della sua chiamata e promessa;

Dobbiamo guardare con realismo alla nostra situazione, cogliendo le sfide e i pericoli ma anche le occasioni provvidenziali dell’essere “piccolo gregge”: l’essere in pochi è un fatto, non traguardo. L’essere in minoranza non è un bene e non rallegra nessuno, tuttavia entra nel piano di Dio.

È pur vero che la condizione di minoranza comporta la tentazione di chiuderci in un ghetto oppure di cadere nell’attivismo esasperato; invece tale situazione deve favorire in noi uno slancio evangelizzatore e ci offre l’opportunità di lavorare insieme (vedi le unità pastorali).

A partire dall’essere in pochi, si tratta di scoprire il modo di incidere in un mondo scristianizzato, e di vivere i grandi valori controcorrente, ossia la gratuità e l’umiltà.

Facciamo nostro, all’inizio di un nuovo anno pastorale, l’invito del Signore a S. Paolo: «Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere».

Buon cammino a tutti….

Don Domenico

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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