Noi abbiamo illuminato questa chiesa

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15 aprile 2017
Veglia pasquale

É sempre una grande esultanza celebrare questo momento focale della nostra esistenza cristiana. Qui noi troviamo le fonti, le sorgenti della nostra vita. Qui, noi troviamo il senso della nostra esistenza. Qui noi troviamo quel Dio, dal quale veniamo, al quale siamo chiamati a ritornare e dal quale siamo amati con una immensità viscerale d’amore. E la liturgia di questa sera ci mostra come quel Dio che ci ama con immenso amore, dopo averci creato come capolavoro del suo operare, vide che era cosa molto buona, dopo che creò l’uomo della donna. Ecco, questo Dio, dopo averci creato così, e dopo averci contemplato, pensiamo al settimo giorno nel quale Dio riposa e contempla la sua creazione; Dio dopo averci creato in un certo senso si rispecchia in noi come una madre e un padre si rispecchiano nel suo figlio, perché ci ha creati a immagine e somiglianza suoi.

Ad un certo punto però non può più rispecchiarsi perché noi gli abbiamo rovinato, col peccato nostro, questa immagine di Dio in noi, ed è ormai un’immagine sfocata, annerita dal nostro peccato. Ma Dio che ci ha amato per amore, per amore ci vuole e ci ha voluto redimere, e allora inizia una storia di salvezza nuova, nella quale Dio riprende la creazione dell’uomo e del mondo. Prende per mano un popolo, il popolo d’Israele, e conducendolo con pazienza attraverso l’acqua della purificazione del Mar Rosso, attraverso il deserto per fare del suo popolo la sua sposa, e nel deserto dove non ci sono altre voci poter parlare a questa sposa, poter entrare nel cuore di questa sposa che è il popolo d’Israele, lo conduce poi nella terra promessa, ma non come territorio definitivo, ma ancora una volta come territorio di passaggio, perché la terra in realtà non è quella fisica, ma è il Suo Regno la terra nel quale Dio vuole condurre questo popolo. E attraverso questo popolo tutta l’umanità.

E allora attraverso l’acqua della purificazione, attraverso il deserto nel quale risuona il silenzio della parola di Dio, attraverso la prova attraverso la quale Dio plasma il suo popolo, lo conduce all’incontro con suo Figlio, l’unigenito Figlio del Padre, che Egli dona all’umanità, affinché possa riconoscere in Lui il suo volto di padre con cuore di madre, dalle viscere di misericordia per l’umanità. Questo figlio lo offre, e il figlio stesso si consegna perché si compia in lui il disegno d’amore di Dio. E questo disegno si compie nello scandalo della umiltà, della piccolezza, della povertà, della mitezza, della purezza del cuore; si compie nello scandalo della sofferenza e della morte.

Come può essere che un Dio si manifesti così povero, così impotente, così inerme di fronte ai suoi nemici. É perché lui sa, lui vuole non avere di fronte a sé, come nemico, l’uomo, ma lo vuole amico. E allora lo convince in questa amicizia e a questo amore attraverso il suo viscerale amore, avendo amato i suoi che erano nel mondo li amò sino alla fine. E questo scandalo della croce, della morte, della sepoltura ad un certo punto esplode come luce, che rischiara l’umanità lasciando il sepolcro vuoto, dove non c’è un cadavere consumato, ma semplicemente il buio della morte, nella quale non può più esserci colui che invece è la vita, è tra i viventi.

É quello che Gesù dice alle donne, incontrandole dopo la risurrezione, le quali si spaventano e lui dice voi attraverso l’angelo, voi non abbiate paura, so che cercate Gesù crocifisso, non è qui. É risorto. Egli l’ aveva detto. Guardate il luogo dov’era stato sepolto, trovate forse un cadavere? Trovate puzza di morto? Trovate la decomposizione del corpo? No, perché quell’uomo trafitto e morto è risorto, e neanche la morte ha potuto corrompere il suo corpo, perché non è stato toccato dal peccato, anche se sulle sue spalle si era caricato il peccato dell’umanità intera. Ma questo peccato lui l’ha da distrutto, l’ha sconfitto insieme con la morte.

E allora, quest’uomo lo dovete cercare non più fra i morti, ma fra i viventi. Sia i viventi di questa terra, sia i viventi dell’eternità. Lui è il vivente, sia qui, sia nell’eternità. E stasera mostra la sua presenza nei segni della Pasqua. Il cero acceso, che ha illuminato questa chiesa dal buio in cui noi siamo entrati, segno del nostro peccato, della nostra morte, della morte di Gesù. Noi abbiamo illuminato questa chiesa, perché in Cristo risorto il buio delle tenebre del peccato e della morte, egli l’ha sconfitto.

Questa parola che è stata annunciata, che è parola di Dio, è segno che quel risorto continua a parlarci e se ci parla, e perché è vivo e fra poco ancora celebriamo l’eucarestia, e qui invocando lo Spirito Santo, sul pane sul vino, egli trasforma gli elementi del lavoro dell’uomo nella presenza viva, vera, reale, umano-divina del Gesù risorto, il quale si da come cibo a noi, perché anche in noi questa vita riprenda vigore e possiamo poi, come ci ha detto, andare nella Galilea della nostra vita per incontrarlo anche là, perché lui ci precede nella quotidianità della nostra esistenza, negli ambienti della nostra vita, e là insieme con noi porta le nostre gioie, le nostre fatiche, il nostro dolore, le nostre speranze.

Pensiamo in questo momento i fratelli che sono perseguitati a causa del nome di Gesù. Pensiamo ai fratelli dell’Egitto che questa notte non possono celebrare la veglia pasquale e domani non potranno celebrare l’eucaristia pasquale a causa del pericolo a cui vanno incontro, e le autorità locali non si sentono in grado di difendere la libertà religiosa dei cattolici in quella terra. Non dobbiamo dimenticare queste esperienze, perché loro soffrono per davvero.

Stasera abbiamo anche la gioia di ammettere alla nostra comunità cinque catecumeni adulti e due bambini, che sono figli di uno dei catecumeni che riceve il battesimo stasera, i quali ci danno la gioia di aumentare in famiglia, ma anche la gioia di pensare che il Vangelo, ancora oggi, ha senso. L’annuncio ancora oggi è importante. Ancora oggi la gioia del Vangelo prende il cuore degli uomini, e ci danno anche la gioia di pensare che la nostra comunità, tutto sommato, è stata capace di testimoniare loro l’incontro con Gesù risorto e da questa testimonianza è nato in questi fratelli il desiderio di conoscere il Vangelo, di compiere il cammino per ricevere poi i sacramenti dell’iniziazione cristiana. E io ringrazio loro perché hanno compiuto questo itinerario, lungo per alcuni, siamo sul tre anni, per altri un po’ di meno, senza mai lamentarsi, ma partecipando con gioia all’itinerario di evangelizzazione di fede che la Chiesa propone loro. E allora gioiamo anche di questo. Il Cristo risorto ha introdotto nel nostro animo la gioia della sua presenza, e stasera in questi fratelli compie il miracolo del suo amore, li aggrega alla sua stessa vita e al suo corpo, che è la Chiesa.

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