Natale ritorna… ritorniamo al Natale

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Manca ancora un po’ di tempo, ma i giorni scorrono veloci. La velocità è una caratteristica strutturale del tempo che viviamo, se sei veloce, efficiente, capace, produttivo, dinamico, poliedrico, intraprendente, allora oggi sei qualcuno, altrimenti se sei deficitario, lento, fallibile, impacciato, ti tocca inseguire.  Nel turbine di questa corsa forsennata anche il Natale ritorna; ritorna col carico delle tradizioni, con l’apparato scenografico che noi uomini abbiamo costruito attorno a questo evento, un apparato così pesante e invadente che l’evento ne è rimasto quasi soffocato, sfigurato, travisato. Oggi non è banale chiederci cosa festeggiamo? il dubbio mi sovviene quando questa data è sempre più legata a riti e segni dell’uomo e sempre meno a riti e segni della presenza di Dio.

Ci può essere un modo per vivere il Natale senza rifuggire in una semplicistica nostalgia dei tempi che furono? Si può oggi ancora annunciare che Natale è Gesù, il Figlio di Dio che entra nel mondo per stare con l’uomo? Se sommessamente, umilmente riconosciamo che è possibile, allora rinasce in noi il senso più autentico dell’Attesa, allora dentro ognuno di noi, rifiorisce il desiderio e il bisogno profondo dell’Incontro con Dio che viene a visitarci. Mi pare che oggi ne abbiamo un grande bisogno, una sete autentica  che rischia però di cercare ristoro a fonti inquinate. Ho voglia di un Natale semplice, discreto, silenzioso, non per uno stucchevole sentimentalismo o un intimismo vuoto ed emotivo, ma ho bisogno di questo Natale perché ciò che è falso prima ci illude e poi ci delude.

Proviamo a tornare al Natale con lo stile di chi entra in una piccola stanza dove riposa un piccolo neonato. Di solito si entra in silenzio, con discrezione, con la paura di essere invadenti, ci si accosta ad una vita appena nata con lo stupore e la gioia di vedere concentrato in un punto solo tutti i desideri e le attese più grandi di un papà e di una mamma. Si guarda ad una vita con il desiderio insopprimibile di proteggerla, accudirla accompagnarla. Mi piacerebbe un Natale così. Lo possiamo vivere a partire dall’attesa, vero preludio alla gioia autentica, anche oggi in un mondo che vive con disagio e fastidio l’attesa. Un bimbo che nasce dice tutto senza bisogno di parole;

Gesù è così! dice tutto dal silenzio dolce di una culla, dal silenzio atroce della croce: quanto mancano questi due pulpiti nel mondo nostro!!! Natale ritorna… torniamo al Natale

don Carlo

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