Natale 2011

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E’ la notte della vigilia. Andrea, per abitudine ma con riluttanza, varca la soglia della chiesa. Se fosse stato di umore diverso, avrebbe piuttosto trascorso la nottata con gli amici. Gli eventi di un mese e mezzo fa l’hanno segnato. Ce l’ha con Dio per tutto quanto è successo.

La sua regione, talmente bella, da richiamare turisti da ogni parte del mondo, in un soffio, è stata sconvolta, deturpata da un mare di fango. Nella città, dove abita, l’ondata di acqua e di fango ha spazzato via uomini e cose. Rivede le scene traumatizzanti delle automobili che rotolano come fuscelli. È corso, con altri giovani, a prestare le proprie braccia per ripulire, riparare, aiutare, rendendosi pienamente conto del disastro. Nei giorni seguenti, la sensazione di grande precarietà ha continuato ad opprimerlo e tuttora continua. Ha scoperto come tutto possa mutare e le certezze possano volatilizzarsi in un attimo: il suolo letteralmente tolto da sotto i piedi; le case, rifugi, per antonomasia, sventrate da una forza immane; la vita di uomini, donne, bambini portata via. Andrea, seduto in uno degli ultimi banchi, ripassa queste immagini nella sua mente e sgrana a Dio un rosario di perché. La città ora è già abbastanza ripulita, anche se a lungo rimarranno cicatrici.

La sua regione, piano piano, con buona volontà da parte di tutti, ritroverà, lo spera, lo smalto di un tempo. I bambini, le donne, gli uomini, strappati alla vita, mai più torneranno e nessuno conoscerà mai i loro desideri, le loro storie: l’oblio li seppellirà un’altra volta più del fango. È insopportabile questo Natale!

“Come lamentarmi con Dio della sua lontananza? Come maledirlo delle nostre solitudini? Come contestare il suo operato? Egli è qui, consegnato alla nostra indifferenza”. Le parole colpiscono l’attenzione di Andrea, strappandolo ai suoi pensieri. È il momento dell’omelia e gli sembra che quelle parole siano rivolte a lui. La parola indifferenza gli insinua un pensiero che, prima d’ora, mai gli era venuto. È vero, l’uomo è spesso indifferente a tutto ciò che lo circonda: all’ambiente in cui vive, compiendo cose che lo danneggiano o tralasciando di compierne altre che lo preservino; alla sicurezza del territorio; agli altri che con lui vivono su di esso. Non si commuove più davanti alla bellezza perché non la sa più vedere. Figurarsi se si accorge del suo autore! Andrea stesso si è trincerato molte volte dietro l’indifferenza, per pigrizia, comodità, per non pensare.

“Dio sa cosa stai provando e ti dice: ‘Oggi è nato per te il Salvatore’.” Queste parole, a conclusione dell’omelia, entrano nella mente e nel cuore di Andrea e lo inondano di sollievo e speranza: forse anche questo Natale ha un senso. Sente le lacrime salire agli occhi e le sue labbra mormorare “Signore salva l’uomo da se stesso.”

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