Narrare la pienezza

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Voglio fare un tentativo: guardarmi all’indietro fino ad ottobre e cercare di evidenziare a grandi linee alcuni temi emersi nei gruppi famiglia nel corso di questo anno pastorale, nei quali abbiamo raccontato noi stessi, la nostra gioia di vivere e le nostre stanchezze alla luce dell’Amoris Lætitia di papa Francesco, in un periodo coì intenso per la Chiesa, spronata più volte dal papa stesso a mettere al centro la famiglia nelle nostre riflessioni e soprattutto nella nostra società. Sulla scia anche dei Sinodi sul tema, i nostri gruppi, nel loro piccolo hanno dedicato alla famiglia iniziative e riflessioni: la scelta di rimettere al centro la famiglia chiede una visione carica di speranza e di coraggio, un nuovo annuncio in un contesto di crisi e di valori che ha cambiato soprattutto le relazioni fra le persone e di conseguenza, la famiglia stessa.

Ci siamo chiesti, in questo passaggio così delicato, cosa come famiglie possiamo fare. Più di quanto fosse in passato, oggi sono centrali le relazioni o meglio la cura di esse. La solidarietà fra formazioni sociali, tra cui la famiglia, e quella fra le generazioni sembra minata dalle scelte delle persone: figli che scelgono la convivenza invece del matrimonio, genitori che non battezzano i propri figli, cioè i nostri nipoti, situazioni di fragilità che segnano la vita, che fuggono l’orizzonte del “per sempre”, perché troppo difficile.

Sappiamo che il cambiamento di partner o di famiglia, salutato all’inizio da un misto di entusiasmo e di rassegnazione (piuttosto che continuare così meglio…) produce sovente situazioni complicate, si scontra con diritti sacrosanti di coniugi e figli, genera vite aggrovigliate anziché essere via per una nuova felicità.

In questo, l’annuncio della Misericordia per le famiglie deve passare attraverso la vicinanza e la solidarietà senza pregiudizio. L’accogliere è un duro banco di prova per tutti, ma solo così possiamo costruire una solidarietà nuova, evangelica e capace di salvare la nostra vita. È in virtù di quello che abbiamo ricevuto, di Colui che abbiamo incontrato, del sentirci amati così come siamo, che possiamo sostenere le prove della vita senza perderci; è grazie alla ricerca ostinata di comunità ancora aperte e vive, che cerchiamo, pur nelle fatiche, di trovare le ragioni che ci uniscono Agli altri più che quelle che ci dividono.

Questa santa fatica ci avvicina agli altri per sentirci fratelli, e allo stesso tempo ci fa trovare Dio che cammina nelle nostre strade, che ancora oggi ci raggiunge attraverso i poveri, le difficoltà, i momenti lieti oppure in quelli più bui. È una presenza silenziosa, la sua al nostro fianco, e chiede a noi di raccontare questa esperienza. Siamo chiamati ad essere narratori di una pienezza, perché Gesù è venuto a portarci la vita e ce la dona in abbondanza. Per questo non ci vogliamo stancare, ma con coraggio, animati dalla fede, siamo pronti per un nuovo anno pastorale, in cui proveremo a metterci in campo per poter essere luce di misericordia e piccoli testimoni del Suo vangelo nella nostra comunità.

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