Mutare le forme e diventare danza

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Elaborato a cura di Giuseppe Santoni
esame tenutosi presso

Università Cattolica, sede di Brescia

Che cos’è la paura rispetto al timor di Dio? È un bieco contrarsi in immobilità sterile e allo stesso modo un repentino sussulto che discosta dall’appartenenza. La paura trasforma il grido di gioia in soffocante e rauca apnea. Il timore invece trova la forza della richiesta d’aiuto, confidando dal basso nel gesto misericordioso e d’amore dell’Alto. L’uomo non conosce nella paura, non si arricchisce, per il troppo amor proprio. A tal proposito si interroga Giuseppe Angelini nel suo discorso sulla fede:

Sorge il dubbio che proprio la straordinaria fede del bambino sia all’origine della sua capacità straordinaria di apprendere; l’adulto non apprende forse così poco proprio perché ha perso la sua originaria capacità di meravigliarsi, e quindi anche di formulare interrogativi?

Conosco la paura e mi spinge all’orientamento, al discernimento, ma tuttavia ancora soffro i luoghi in cui riscopro il mio corpo inerme, incapace di agire. Troppi corpi intorno a me incapaci di agire, ignoranti di tempo, ciechi di luce, insensibili a vicinanze e procacciatori di distanze. Allora cerco di mutare le mie forme, le mie sembianze, le parole, l’intensità dei respiri … danzo.

L’odore del mare riempie le narici. […] L’esperienza della guarigione gli ha insegnato che il corpo e lo spirito sono due dimensioni inseparabili dell’umano, dalla cui armonica integrazione dipendono la salute e l’equilibrio della persona

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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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