“Meglio un figlio tossico”

3

Aldo distinse la sagoma dell’auto del figlio Jacopo che svoltava all’incrocio e si avvicinava alla villetta nella quale abitava tutta la famiglia. Jacopo lo vide e scese dalla macchina con il volto preoccupato.

“Aspetta a entrare in casa – disse Aldo andando verso di lui – bisogna che facciamo qualcosa… c’è tua madre che… anche stasera non ha mangiato niente. E’ lì, in salotto, che piange..  c’é Barbara con lei, ma non è che serva a un gran che”.

“Bisogna che facciamo qualcosa…cosa?” esclamò Jacopo che già intuiva la piega del discorso.

“Insomma figlio mio, ‘sta storia del seminario… non è possibile! Te ne rendi conto?!”

Jacopo parve subito stizzirsi “Papà, di cosa dovrei rendermi conto?”, esclamò, cercando di contenere una vampata di risentimento.

Aldo e Mariangela erano marito e moglie da quasi trent’anni.

Aldo aveva militato per molti anni nelle file del Partito Comunista. Ai tempi si dichiarava estraneo ad ogni discorso sulla fede. Poi però con il tempo che passa e i muri che crollano, si era avvicinato al cristianesimo. Il suo avvicinamento, però, si era caratterizzato soprattutto per un’adesione alle iniziative sociali della comunità cristiana, al punto di arrivare ad essere uno delle persone più attive della parrocchia. Amava definirsi, scherzosamente un “praticante non credente”.

Mariangela veniva da una famiglia cattolica, piuttosto tradizionale, ma presto si era allontanata dalla vita cristiana. Si considerava non credente. I figli, però, non avevano smesso di prenderla in giro dal giorno in cui avevano scoperto che custodiva nella borsetta e nel cassetto del comodino un’immaginetta di Padre Pio.

Aldo e Mariangela si erano sposati in chiesa perché sennò, come diceva lei, “a mia madre viene il fuoco di Sant’Antonio!”. Dopo circa sette anni era nata Barbara e, dopo altri due, Jacopo. E Jacopo, proprio lui, il “piccoletto” di casa, a pochi giorni dal suo ventunesimo compleanno aveva comunicato ai genitori la sua decisione di diventare prete e quindi di entrare in seminario per iniziare gli studi di teologia.

Agli occhi di molte famiglie, un figlio che entra in seminario per diventare prete è come un figlio che si fidanza con una ragazza che i genitori di lui ritengono insopportabile, o indegna, o… mostruosamente impresentabile! Insomma: di tutto e di più. Molto spesso la fidanzata non è né insopportabile, né indegna, né impresentabile. Almeno: non più di loro. 

Il vero problema è che si sta portando via il figlio. Questo fa soffrire, però non è detto che i genitori lo ammettano. Lasciare che un figlio si leghi affettivamente a una persona estranea alla famiglia non è una cosa facile da accettare per i genitori. Essi possono vivere il fidanzamento come una perdita. Però, poi, in genere, pian piano, riconoscono che la ragazza è simpatica; che il figlio da quando sta con lei sembra perfino un po’ migliorato (non sempre); che forse un giorno ci saranno i nipotini..

Il seminario invece è come una fidanzata…invisibile, ma che il figlio se lo porta via sul serio; che il ragazzo migliori…ancora non si vede; e dei nipotini… nemmeno l’ombra!

Mariangela incontrò una vicina appena fuori dal panettiere. Si sfogò con lei e pianse. E la vicina a dirle “Ma pensi se era tossico!”.

Ah certo che sarebbe stato un guaio! Però, il fatto che la scelta di essere seminarista sia confrontata con quella di essere tossico, indubbiamente fa pensare. E, forse, amaramente, dobbiamo riconoscere che il nostro è effettivamente uno strano mondo, se accostiamo le grazie alle disgrazie, senza saper distinguere le une dalle altre.

A pensarci bene, credenti o non credenti, praticanti o tiepidi, devoti o confusi, insomma… un po’ tutti dovremmo dire che è bello che un giovane sappia scommettere il proprio futuro sulla pace, la giustizia, la solidarietà… senza chiedere altro per se stesso. Perché il Vangelo è anche questo e non è neppure necessario essere cristiani per capirlo.

Aldo e Mariangela avrebbero di che essere soddisfatti. Anche di se stessi.

―――•• ••――― ••――― ――――― ―― • ――• •―•• •• ――― / ••― ―• / ••―• •• ――• •―•• •• ――― / ― ――― ••• ••• •• ―•―• ――― ―――•• ••――― ••――― •――――
don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


Commenti