Meglio il viaggio o la meta?

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Difficile dare una risposta alla domanda provocatoria del titolo. Io, come presumo anche voi, non saprei dire cosa è meglio, ma di certo posso affermare che senza una meta è difficile compiere un viaggio.

Certo, non è impossibile viaggiare senza una meta, basta andare a caso! Scegliere quale strada intraprendere senza pensarci troppo, lanciando una monetina o perché no, seguendo la massa. Questa strategia può sembrare comoda ma son convinta che così facendo ci si annoia presto. Perché fare tanta strada se non so dove sto andando? Perché percorrere un sentiero in salita, faticando, se non son certa che c’è una vetta ad attendermi?

Alla luce di quanto detto credo che possiamo considerare la vita come un viaggio, ancora meglio come la scalata di un monte. Ma allora, se la vita è un viaggio, qual’è la nostra meta? Stiamo andando a casaccio? Sulla base di cosa compiamo le nostre scelte? Siamo contenti del percorso che abbiamo imboccato?…

Domande troppo scomode? Eppure le abbiamo poste ai nostri adolescenti durante il camposcuola a Valcanale (BG).

Quando al posto dei nostri adolescenti ero io a vivere il camposcuola mi chiedevo perché si chiamasse in quel modo o meglio, perché contenesse la parola scuola che tanto mi urtava, sopratutto durante il periodo estivo. Ora che ho qualche anno in più capisco che, se vissuto pienamente, il camposcuola è veramente una scuola, una scuola di vita; è un luogo privilegiato dove approfondire le relazioni, conoscere se stessi, fare il bilancio della propria vita e sognare grandi progetti per il futuro.

Quante altre opportunità del genere incontrano i ragazzi per approfondire determinate tematiche? Se non siamo noi a dire loro che è giusto e bello avere uno scopo nella vita, chi lo farà? Se non siamo noi a dire che non è un caso che siano al mondo, come potranno avere la forza di sognare in grande?

La vita senza prospettive perde valore e diventa un bene da consumarsi freneticamente.

Un ragazzo che consuma il suo tempo libero alla ricerca di soddisfazioni effimere si espone al rischio di rimanere senza luce nel difficile cammino che gli si apre davanti. Gli interrogativi di fondo sul senso della vita vengono rimossi, come se non interessassero. Che bisogno c’è di sapere chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo? “Risposta non c’è” è lo slogan ricorrente. Perciò che altro rimane se non spremere dalla vita quello che ci offre oggi, visto che “del diman non c’è certezza” (Lorenzo il Magnifico)? Questa impostazione però non regge a lungo. La vita ha un carico di precarietà, di fatica e di dolore che mette in crisi le facili illusioni edonistiche. Gli interrogativi sepolti sotto una coltre di polvere rispuntano prepotentemente.

La domanda di senso si impone con sempre più forza, mentre il bisogno di felicità del cuore fa sentire le sue giuste pretese. Inscritta nel codice genetico dell’essere umano vi è una fame sconosciuta che il mondo non riesce a soddisfare. È la fame di Assoluto e di Eternità.

Ciononostante le parole “per sempre”, “eterno” e “infinito” ci spaventano. Sì, ci impauriscono perché non ci appartengono completamente: noi viviamo nel tempo e in uno spazio definiti, ci è difficile immaginare qualcosa che sia eterno ed infinito.

Capiamo che dentro al nostro cuore c’è infinito amore e che ne desideriamo altrettanto ma non sappiamo come muoverci.

Una soluzione a tutto questo esiste e si chiama Gesù Cristo: l’unico amico che ci ama più della sua stessa vita, l’unico che ci ama nonostante i nostri errori e numerose cadute. Dio che è l’Infinito si è fatto carne ed è venuto ad abitare questa terra così imperfetta, piena di fango e di ostacoli.

Ricordiamo questo ai nostri ragazzi, diciamo loro quanto è bello combattere per la Verità, che è bello lavorare e sporcarsi le mani per avere una vita dignitosa.

Non illudiamoli facendo credere che la strada è sempre in discesa o in piano ma diamo loro la certezza che con Cristo ogni sfida è già vinta in partenza.

In chiusura voglio ringraziare i ragazzi che hanno partecipato al campo, senza i quali non avrei dovuto mettermi in discussione tutti i giorni. Vi ribadisco questo: vale la pena vivere, non arrendetevi al male!

Un grazie particolare va inoltre agli educatori ed animatori che hanno vissuto con me questa esperienza. Dopo queste due settimane posso dire che le parole vogliono dire molto ma non sono tutto. Mi ritengo fortunata perché ho potuto conoscere dei veri testimoni di Cristo: da don Davide e Sr Lidia agli animatori ed ai cuochi. Quando vedi qualcuno che brilla ti vien voglia di domandargli da dove provenga quella luce, perché anche tu vorresti splendere così. Loro la luce la prendono da Cristo ed è per questo che sono dei veri testimoni.

Auguro a tutti, genitori e ragazzi, di saper seguire dei testimoni veri per poter raggiungere insieme la meta di questo cammino.

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Camposcuola Valcanale 2017

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Mariachiara

Mariachiara, sognatrice quasi per professione, combatte per cercare la Bellezza in tutto ciò che la circonda.


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