“Maestro, dove abiti?… Venite e vedrete”

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C’è un tempo per pensare e un tempo per agire, un tempo per tergiversare e un tempo per prendere in mano la propria vita. Esattamente un anno fa ero al ritiro al Seminario di Brescia e chiedevo al Signore la grazia, il coraggio e la forza di scrivere quelle poche righe con le quali, nella piena libertà e consapevolezza, avrei chiesto di essere ammesso tra i seminaristi. Lo Spirito Santo ha voluto parlarmi in quei giorni brevi e intensi attraverso le meditazioni del padre spirituale don Luigi sul Vangelo di Giovanni: Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.” (Gv 1,38-39).

Seguire il Signore, ecco cosa cercavo da sempre: la scuola superiore e i successivi quattro anni in cui ho lavorato non sono stati “anni persi”, non ho buttato la primizia che è del Signore, ma ho coltivato nel segreto campo della mia anima il seme che il Signore aveva piantato nel mio cuore quando ancora venivo “Tessuto nel seno di mia madre” (Sal 138).

Non nascondo una certa ostilità che ho avuto alla vocazione al sacerdozio ministeriale; rinunciare ad una certa “indipendenza” mi era scomodo. Il tutto l’ho tradotto in un “lascio il poco per il molto, che è Cristo”. La mia famiglia inizialmente non ha preso bene la mia decisione, ma col passare delle settimane, vedendomi felice e fiero della mia scelta, anche i miei famigliari hanno capito che avevo finalmente preso in mano la mia vita per farne un dono e non per gettarla via.

Poi arriva l’inizio vero e proprio del seminario, un inizio nel segno della carità e della spiritualità: dieci giorni di servizio alla “Piccola casa della Provvidenza” al Cottolengo di Torino a cui seguirono cinque giorni di esercizi spirituali a Sant’Antonio dalle Ancelle della carità a Brescia. Un inizio traumatizzante direi se non fosse stato sostenuto dal Signore al quale ho offerto le mie fatiche e le mie ansie unendomi al sacrificio della santa Messa.

Da lì iniziò la vita del seminario vero e proprio, fatta di regole, di orari, di lavori, di comunità…e anche devo dire di fraternità, di nuove stupende amicizie e di nuove esperienze. Ad essere sincero il seminario mi manca parecchio durante le vacanze estive, forse perché mi ci trovo davvero bene.

Ecco allora la nuova proposta: una delle prime sere in cui ero in seminario il rettore, mons. Gabriele Filippini, mi chiama in disparte per una comunicazione: mi chiede se sono disposto a spostare già dal primo anno il mio servizio pastorale dalla mia parrocchia di origine (Bagnolo Mella) alla parrocchia di Leno. Rifletto. Mi torna alla mente quel ritiro di luglio nel quale ho meditato il Vangelo in cui Cristo invita i primi discepoli a seguirlo: “Lo seguono e basta” mi son detto. Decido di accettare l’incarico per Leno.

Presi i contatti col parroco di Leno, mons. Abate, la prima domenica di ottobre inizio il mio nuovo incarico per il fine settimana. Durante quest’anno mi sono interessati di dare una mano col catechismo in oratorio, di seguire le celebrazioni in chiesa parrocchiale e di “testimoniare la vocazione con la mia presenza” mi dissero. Con l’inizio dell’estate ho poi partecipato come responsabile di gruppo al grest San Luigi in oratorio e al campo-scuola con gli adolescenti a Temù.

Sono state davvero esperienze che mi hanno segnato quelle che ho vissuto in questi mesi nella parrocchia di Leno, esperienze che vanno a sommarsi alla formazione spirituale e intellettuale che il seminario offre: è la cosiddetta “formazione pastorale”.

Concludo ringraziando il Signore per aver disposto nel suo disegno d’amore ch’io incontrassi persone buone, gioiose e che con generosità e semplicità hanno potuto segnare la mia formazione come hanno fatto i parrocchiani Lenesi, ai quali va il mio ringraziamento e il mio ricordo nella preghiera. Ringrazio il mio rettore mons. Gabriele Filippini per avermi dato la possibilità di aprirmi ad una nuova comunità parrocchiale; ringrazio davvero di cuore mons. Abate don Giovanni, don Davide, don Renato, don Domenico, don Alberto e don Riccardo per avermi accolto come un figlio e per avermi fatto sempre sentire a casa. Grazie alle suore per la loro dolcezza e disponibilità. Un grazie speciale ai sacristi e ai vari volontari della chiesa. Grazie infinite ai bambini, ai ragazzi agli animatori dell’oratorio e ai miei carissimi chierichetti, ai quali faccio l’augurio speciale di prendere in mano la propria vita e di farne un dono.

Auguro a tutti una continua crescita nella fede perché ciascuno possa “andare e vedere” dove il Maestro ha preso dimora. Prometto un caro ricordo nella preghiera, nella certezza che anche voi ricordiate di quel seminarista che tanto ha bisogno della preghiera di ciascuno.

A settembre mi aspetta la Parrocchia di Quinzano d’Oglio dove spero di essere accolto come a Leno.

Con stima e gratitudine.

Andrea Sabattoli

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ORANews

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Oratorio San Luigi di Leno


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