Lettera pastorale per l’anno 2013-2014

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Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi (Gv 20,21)

Il rinnovamento della viva, feconda tradizione missionaria della Chiesa bresciana. Il rilancio delle missioni al popolo, attraverso un più diretto coinvolgimento del clero diocesano, dei diaconi e dei laici. La proposta di itinerari di tipo catecumenale nel tempo di Quaresima e Pasqua. L’attivazione di “gruppi di fedeli”, in prospettiva di “piccole comunità territoriali, che gravitano sul centro della parrocchia”, per dare continuità a quei cammini di fede e annuncio. Senza mai dimenticare “la testimonianza di vita delle persone, dei laici in particolare”. Nella Chiesa, certamente. Ma anche nella famiglia, nella società, nel lavoro, nella politica.

Ecco le vie che il vescovo di Brescia, Luciano Monari, addita alla diocesi nella nuova Lettera pastorale intitolata – dal Vangelo di Giovanni – Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Brescia è terra di missione.

 E la missione è il tema della quarta Lettera di Monari da vescovo di Brescia. Nei primi due capitoli il tema della missione è affrontato sul piano della riflessione biblico-teologica; nel terzo capitolo Monari offre alcune indicazioni per il cammino della diocesi. La conclusione è illuminata dall’”icona forse più significativa della missione”: il racconto, dal Vangelo di Luca, dell’incontro tra Maria ed Elisabetta.

Il primo capitolo: Gesù è mandato dal Padre. All’origine della missione di Gesù è l’amore “eterno e universale” di Dio per il mondo. Per “raggiungere tutti gli uomini di tutti i luoghi e di tutti i tempi”, però, Gesù ha bisogno di discepoli. La loro missione li chiama a essere testimoni di quell’amore con la parola, le opere, “tutta la vita”. Fino al dono della vita. Come accadde a san Massimiliano Maria Kolbe, alla cui vicenda Monari fa riferimento.

Il secondo capitolo: La Chiesa è mandata da Gesù. La sfida: come rendere credibile la testimonianza dell’amore di Dio e l’annuncio – decisivo – della Resurrezione di Gesù?

Monari risponde con gli Atti degli Apostoli (4,32-35): “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola…”. E spiega: “L’amore fraterno e l’unità ecclesiale” sono quei “segni di credibilità” che “mostrano un’origine da Dio e quindi rendono testimonianza a Dio e alla missione di Gesù da parte di Dio.

Il vero problema – sottolinea Monari – è immaginare e cercare di realizzare forme diverse e molteplici di comunità che incarnino l’amore e l’unità”. Il vescovo non si sottrae. E suggerisce: partiamo dal matrimonio, l’unione di uomo e donna che “è in qualche modo il modello cui cercano di conformarsi le molteplici forme di incontro dei “diversi””. Da lì lo sguardo si allarga al rapporto genitori-figli, alla società, alle relazioni tra i popoli, alle sfide della giustizia e della pace: nell’appartenenza alla comunità cristiana il credente, trasformato, immette nei rapporti umani l’amore della Trinità.

Il terzo capitolo, La missione della Chiesa bresciana, pone la sfida di una “rigenerazione della consapevolezza missionaria” dentro lo scenario nuovo – caratterizzato dal pluralismo culturale e religioso – che anche Brescia vive. In questo scenario va superata la frattura tra fede e vita e annunciato l’amore di Dio ad ogni creatura. Ecco allora le indicazioni, come quella rivolta alle unità pastorali di svolgere, almeno ogni dieci anni, una missione popolare. Monari insiste su una testimonianza di vita capace di quella gioia e di quella libertà che mostra come – anche di fronte alle sfide del male e del dolore – la fede cristiana sa rendere più umana l’esistenza.

“Se vogliamo che la Chiesa sia missionaria, debbono diventare missionari tutti i credenti”. Anzitutto con la testimonianza di una vita trasformata dal Vangelo.

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