Lectio Educativa

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Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea

Il miracolo dei pani e dei pesci ha il profumo di casa, gli odori della quotidianità e del lavoro del pescatore, il legame con quello che, abitualmente, è necessario per sostenersi. Sembra proprio un miracolo domestico e simpatico, semplice e puro come un bicchiere d’acqua fresca. Casa c’è, di certo: ma anche un rapporto di tensione tra Gesù e la sua terra che il Vangelo non tace: questo miracolo è inserito nel contesto del tormentoso rapporto che Gesù soffre con la Galilea. Vale la pena sottolineare questa difficoltà che, letteralmente, incornicia il prima e il dopo del miracolo: Gesù non è capito, anzi è rifiutato. Il suo modo di fare non è secondo la tradizione, secondo gli odori e i profumi di casa. È una situazione che potremmo definire di pastorale “trascinata”, “stanca”: Gesù non riesce a mettere la novità del Vangelo dentro a quello che i suoi compaesani si aspettano, dentro le loro abitudini, alcune delle quali profondamente religiose. E questo sta mettendo alla prova Gesù. L’ostilità e, soprattutto, l’incredulità della gente di casa, però, non lo ferma e non lo intacca. La missione, come ogni missione, è più grande ed è più forte. Gesù, da buon educatore, rilancia la sfida e non si ferma né ai sondaggi né alla propria esperienza: il Padre gli ha affidato di più!Più che altro i Galilei vogliono i segni, le prove, i risultati, le soluzioni. A loro, di fatto, non interessa Dio: non vogliono vedere lui, ma risolvere i propri problemi. In questo contesto Gesù offre un profumo nuovo di pane appena sfornato e una pesca miracolosa mai compiuta e vista. È più forte la sua novità, ma non si rifiuta di usare le cose di tutti i giorni, perché la novità non sappia di irraggiungibile.

Gesù, alzati gli occhi, vide una grande folla

Non per niente il miracolo di Gesù parte dallo sguardo. Gesù alza gli occhi e vede la folla. Lo fa con uno sguardo diverso dai suoi compaesani e dai suoi discepoli, che è già un ascolto e un uscire da sé. Per andare, per rinnovarsi, bisogna avere una visione nuova dell’altro, che non è di giudizio, ma di comprensione. Bisogna proprio scegliere di vedere qualcosa di diverso da quello che ho sempre visto, da quello che è davanti ai miei occhi. Gesù “comprende” sempre di più nel suo sguardo la gente con i suoi bisogni, i discepoli a cui chiede di guardare anch’essi in questo modo, la capacità di non buttare via nulla…È uno sguardo così profondamente spirituale che coinvolge l’economia e impegno, che non sfugge la concretezza della situazione ma, appunto, la comprende, la prende con sé.La prima riposta non è la soluzione del problema, ma la decisione che quel problema possa e debba essere mio, possa rientrare nelle mie scelte, cambi le cose che sto facendo e i progetti che ho costruito. Fra l’altro, il Vangelo insiste sul fatto che Gesù sappia cosa sta per fare: lo sa bene e si lascia cambiare! Non siamo noi ad entrare nel mondo, è il mondo che entra nella nostra vita. O ci si lascia toccare, o non c’è ascolto, né spiritualità, né Vangelo.

…Dal Vangelo di Giovanni (Gv 6, 1-13)

Dopo questi fatti, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: “Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”. Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: “Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo”. Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: “C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”. Rispose Gesù: “Fateli sedere”. C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”. Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.

L’ascolto fondativo non è, quindi, uscire da sé, ma permettere all’altro (persona, problema, situazione…) di entrare nella mia vita, di cambiarmi nelle prospettive, nelle scelte, nei programmi, nella visione. Se non c’è questo passaggio, rischiamo un ascolto organizzativo, funzionale, ma non vero. Più rimbalza nella nostra profondità il suono dell’altro, più c’è la possibilità di creare una nuova armonia.L’ascolto ha bisogno di tempo, di spazio dentro di sé, di pazienza, di crescita: non si ripete nulla di creativo se non si cambia se stessi e il modo di vedere.

Dove potremo comprare il pane? … C’è qui un ragazzo

Così Gesù parte da Filippo, lo mette in mezzo per capire se si lasci cambiare o meno da questa logica innovativa. E Filippo fa la cosa che gli riesce meglio: conta. Si difende. Certifica l’impossibilità della richiesta di Cristo. A ben guardare, lui divide, perché è Cristo che moltiplica. Fa il commercialista della povertà, mentre Gesù lo invita a certificare l’abbondanza. Filippo è invitato all’ascolto di Cristo, al suo ragionamento, al rovesciamento della propria logica terrestre. Il primo miracolo di Gesù è cambiare la testa e il cuore ai suoi discepoli, è convincerli a non rassegnarsi ad una logica mortale ma diventare apostoli della vita, dell’abbondanza. Uscire è smettere di dividere e cominciare a moltiplicare. Andrea trova ed indica il ragazzo con i cinque pani e i due pesci. Non c’è dato sapere il motivo per cui questo adolescente porti a Gesù quello che ha: potrebbe essere per l’insistenza invidiosa della folla, oppure perché ha intuito che Gesù da quel poco può fare molto. Sembra che all’evangelista interessi il fatto che il poco che si ha, comunque, in un modo o nell’altro, arrivi a Gesù. Da che parte arrivi o come arrivi poco importa: non si parte mai da motivazioni chiare e pulite, a Gesù basta il gesto; quanto questo dono sia, conta ancora di meno. Ma la bellezza che sia un ragazzo a portarlo è strepitosa: c’è tutta una vita nuova che sgorga da questo gesto, come è ovvio per un uomo che si affaccia alla vita. C’è la generosità di un dono da adolescente che non capisce ma che, pure, offre senza calcolare: comincia a cambiare la logica di Filippo e inizia la moltiplicazione di Gesù. C’è la curiosità furba di chi vuole proprio vedere cosa farà Gesù, quasi la voglia di provare se è proprio così forte come dicono in giro: non con la sicurezza scientifica di un ragionamento illuminista, ma con la sovrana libertà di chi la vita la vuole proprio toccare.È proprio da lì, dal punto più debole, da quello che deve ancora crescere che Gesù moltiplica. È da un gesto sincero di generosità che parte l’azione di Cristo. Non dal calcolo, non dalla logica, nemmeno dalla pedagogia educativa, ma dalla freschezza di mettere nelle sue mani. Anche questo è ascolto, perché è consapevolezza di quello che si ha e che si è, è buttare tutto nelle mani di Gesù, è fidarsi di lui e non delle nostre capacità, è liberarsi dai nostri schemi e dalla fantasie sui nostri ipotetici superpoteri, è sapere chi è il Salvatore e che noi stessi siamo salvati perché, da soli, con quei pani e quei pesci non si va da nessuna parte.Questo ragazzo, con un solo gesto, diventa più discepolo dei discepoli. Apre la strada a tutti. Indovina a chi offrire il poco che ha. Fa l’investimento giusto, perché dona e non trattiene. Risolve il problema a tutti perché lo affida a Gesù.

Fateli sedere

Gesù, però, non si limita a risolvere il problema della fame. Prima fa accomodare tutti. Il pane di Cristo lo si mangia comodi, quando ognuno è a suo agio. Non è una mensa aziendale, dove conta mettere qualcosa sotto i denti e il più velocemente possibile; è un banchetto dove sperimentare la fraternità è parte integrante del menù, dove lo stomaco ha le sue esigenze ma non sono le sole perché c’è anche il cuore per le relazioni e il cervello per i progetti futuri… Così Gesù sfama tante fami e la sua moltiplicazione non riguarda solo il bisogno di pane, ma anche quello di vita, di senso. Vince la solitudine perché rende veramente tutti amici; avere Lui ci permette di sentirci fratelli. L’abbondanza è davvero abbondanza, non è uno spot pubblicitario. Gesù dimostra di ascoltare e di rispondere a ciascuno secondo quanto gli serve: ad ognuno è data la possibilità di sfamarsi, “quanto ne volevano”. È un’abbondanza calibrata su tutta la possibilità della vita: non è spreco, ma pienezza. Sprechiamo quando ci ingozziamo. Qui si riconosce Lui e i fratelli, e quindi la vita circola e non viene trattenuta.

Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto

Prima di moltiplicare Gesù rende grazie. Loda il Padre perché gli dona la possibilità di moltiplicare. Non maledice il lavoro che deve compiere, ma lo benedice e lo offre. Moltiplicando, Gesù compie la volontà del Padre, continua la sua creazione, rinnova la vita, indica la fonte e il donatore, svela la logica profonda di ogni azione di Dio.La sterilità non è mai storia della salvezza e non possiamo mai giustificare teologicamente la nostra pochezza. Dio è dalla parte dell’abbondanza, a partire dal cuore che lo sa lodare: lo allarga al mondo e alla storia, non lo fa atrofizzare. Ai discepoli Cristo affida il compito di custodire e raccogliere la sua abbondanza. Di tenere vivo nella Chiesa il suo dono. Di non buttare via nulla perché non c’è nulla che venga da lui e che non serva alla nostra vita. Ascoltare è andare a cercare e trovare Cristo in ogni pezzetto, è maturare la consapevolezza che la sua azione ha raggiunto tutto e tutti, che lui ha già conservato il pane per tutto il suo popolo (dodici ceste traboccanti!). A noi non spetta inventarlo, ma accoglierlo, scoprirlo, vederlo, non rovinarlo, invitare a sfamarsi e non mandare via affamati… Essere custodi di questa abbondanza a 360° è il senso di ogni ministero nella Chiesa. Ma c’è un ultimo passaggio che la moltiplicazione del pani e dei pesci regala al nostro cammino: Cristo ci permette di continuare a vivere con la sua fame. Siccome Gesù moltiplica tutto, anche la nostra fame di giustizia, di vita, di libertà, di pace non ne rimane immune. Forse è il regalo più bello che ci avvicina a lui: dimostrare che la sua moltiplicazione continua perché la sua fame, il suo sguardo, la sua logica continua in noi. Moltiplica in noi la sua ansia di Messia, perché la casa non sia più la Galilea ma tutto il mondo, perché il tempo non sia più il suo ma anche il nostro

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