Le virtù degli sposi (II parte)

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  • Vi sono altre condizioni per conservare ed accrescere l’amore coniugale. Il tempo ci costringe a limitarci a queste due: l’umiltà e la misericordia. Ora dobbiamo parlare di una fondamentale virtù coniugale: la castità.

2. LA CASTITÀ CONIUGALE

Per capire che cosa è la castità coniugale e misurarne l’importanza per la vita coniugale, dobbiamo prima fare alcune riflessioni generali.
Se appena ciascuno di noi fa attenzione alla propria vita quotidiana, non fa fatica ad accorgersi che la persona umana è una realtà molto complessa, che essa cioè è composta di molti elementi; appunto non è qualcosa di semplice, ma di composito. Ma siamo ancora più concreti. Prendiamo, per esempio, un capitolo molto importante della nostra vita: il capitolo dei nostri desideri, delle nostre aspirazioni. Quanti sono i nostri desideri, le nostre aspirazioni: possiamo desiderare di mangiare un buon cibo e possiamo desiderare di vivere una profonda esperienza di preghiera col Signore. Possiamo aspirare ad essere più ricchi di quello che siamo oppure aspirare ad essere umili discepoli del Signore in una totale povertà. E così via. A guardare però le cose in profondità, ci accorgiamo che, alla fine, tutti i nostri desideri, tutte le nostre aspirazioni si possono dividere in due grandi classi: ci sono desideri-aspirazioni di natura spirituale; ci sono desideri-aspirazioni di natura psico-fisica. Quando Teresa d’Avila, giunta alla fine della sua vita, ripeteva continuamente: “voglio vedere il Volto di Dio”, esprimeva un desiderio, un’aspirazione spirituale. Quando, dopo una intensa giornata di lavoro, diciamo: “non vedo l’ora di andare a letto”, esprimiamo un desiderio, un’aspirazione psico-fisica.
Dunque, teniamo bene in mente questo fatto: la nostra facoltà di desiderare, di aspirare ha due dimensioni, una dimensione spirituale ed una dimensione psico-fisica.
Troviamo queste due dimensioni anche nella nostra sessualità: anche la sessualità umana ha una dimensione spirituale e una dimensione psico-fisica. Che essa abbia una dimensione psico-fisica non è difficile da capire. Già dal punto di vista biologico, l’uomo e la donna sono fatti per unirsi. Ed esiste una naturale attrazione fra l’uomo e la donna. Che cosa significa naturale? significa che l’uomo e la donna, considerati a se stanti, sono incompleti e sentono il bisogno di trovare l’uno nell’altro quella pienezza di esistenza che nella loro solitudine non possono raggiungere. Ecco: questa è la dimensione psico-fisica della sessualità. Una dimensione che fa aspirare l’uomo e la donna all’unione anche fisica dei loro corpi.
Ma questa non è tutta la sessualità umana; la sessualità umana non si riduce a questo. Essa possiede anche una dimensione spirituale. L’uomo e la donna che vivono un rapporto profondo, non si incontrano solo a livello di emozioni psico-fisiche. Il loro è un incontro di carattere spirituale, cioè personale. Non è una comunione di corpi vissuta emotivamente, ma è una comunione di persone vissuta nella piena libertà del dono di sé. Del dono di sé, non solo del proprio corpo. Ma è vero che la sessualità umana ha in se stessa anche questa dimensione spirituale?
È una cosa troppo importante per non rispondere accuratamente a questa domanda. Ebbene, se vogliamo essere onesti con noi stessi, non possiamo negare l’esistenza di alcuni fatti che sarebbero inspiegabili se la sessualità umana non avesse anche una dimensione spirituale.
Il primo è costituito dal fatto mirabile del volto umano. Del corpo umano fa parte il volto. Lo sguardo che considera il valore dell’altra persona, non si concentra sui suoi valori sessuali, ma sul volto: il volto è l’espressione concentrata di tutta la persona. Quando si parla, infatti, della bellezza della persona amata si intende, in primo luogo, la bellezza del suo volto. È questa un’esperienza così profonda che anche nella nostra fede, noi, rivolgendoci al Signore, diciamo: “il tuo Volto io cerco, Signore” oppure “non distogliere da me il tuo Volto”. Perché questa profonda concentrazione sul volto? perché si tratta di una comunione fra le persone.
E c’è poi un secondo fatto che dimostra come la sessualità umana abbia anche una dimensione spirituale: il pudore. Esso è un fatto esclusivamente umano: gli animali non hanno pudore. Perché? perché non hanno un’interiorità da difendere contro sguardi indiscreti, impudichi. Il pudore, infatti, è la difesa della propria persona in quanto essa si esprime attraverso la propria sessualità. La propria persona è come un tempio: c’è in essa la parte più santa, più interiore e c’è la parte esteriore. Si entra nella parte intima della persona attraverso il corpo, attraverso la sessualità. Il pudore interdice questo ingresso, consentendolo non a chiunque. Mentre il pudore intende condurre la considerazione del sesso nella totalità della persona, l’impudicizia tratta la persona, in un certo senso, come un’appendice della sua genitalità.
Dunque, teniamo ben presente questo punto: la sessualità umana possiede due dimensioni, una dimensione psico-fisica e una dimensione spirituale.
A questo momento sorge precisamente uno dei problemi più importanti per una santa e felice riuscita della vita coniugale
. Vorrei introdurvi a questo problema con un esempio molto semplice. Prendiamo un’automobile. Essa consta di molti apparati diversi che devono essere collegati in un modo corretto fra loro. Se manca qualcuno di questi apparati oppure se ci sono tutti ma non sono correttamente collegati fra loro, l’automobile non è vera: cioè non si muove da sola. Anche la sessualità umana è composta di più elementi, di due precisamente: della dimensione psico-fisica e della dimensione spirituale. Ora, se nell’esercizio della sessualità manca uno di questi elementi oppure se essi non sono fra loro ben connessi ed integrati, la sessualità umana non è vera: non è veramente umana. Allora, quale è il problema più profondo che la sessualità pone alla persona? questo, precisamente: che essa sia integra (completa, cioè in tutta la sua ricchezza), che essa sia ordinata (che fra le due dimensioni ci sia una giusta correlazione). Che cosa realizza nel matrimonio una sessualità integra e ordinata? la virtù della castità. E siamo così finalmente arrivati, dopo un lungo cammino, a capire che cosa è la virtù della castità.
La virtù della castità è la forza che rende gli sposi capaci di vivere integralmente e ordinatamente la loro sessualità. La persona è casta quando è capace di vivere la propria sessualità in questo modo. In primo luogo, integralmente. Non è umano vivere la propria sessualità rinnegandone la dimensione spirituale, ciò che oggi frequentemente accade. La sessualità è il linguaggio della persona. Ma è ugualmente inumano vivere la propria sessualità rinnegandone la dimensione psico-fisica. Anche in questo contesto valgono le sagge parole che S. Teresa d’Avila diceva in un altro contesto: “Noi non siamo angeli, ma abbiamo un corpo: volerci comportare da angeli quando siamo ancora in terra… è una vera assurdità”. Non è infrequente il caso di matrimoni che vanno in crisi oppure che si trascinano stancamente proprio perché è carente questa espressione, questo linguaggio dell’amore coniugale.
Ma la virtù della castità non assicura solamente un esercizio integrale della sessualità coniugale, ma anche un esercizio ordinato. Ed è la cosa più importante. Per capire in che cosa consiste questo ordine, possiamo fare un esempio. Una buona esecuzione di una musica al pianoforte esige molte cose. In primo luogo, come e ovvio, il pianista deve saper leggere correttamente lo spartito musicale. Ma, ovviamente, questo non è sufficiente. È necessario che le mani siano perfettamente educate ad eseguire quanto è scritto: è una educazione essenziale. Tuttavia, ancora non basta. Saper leggere correttamente la musica ed eseguirla in modo conforme a quanto è scritto, darebbe come risultato solo un’esecuzione meccanica: bisogna saper interpretare, partecipare l’ispirazione dell’autore del brano musicale. Vedete: in una esecuzione musicale è presente un’abilità, diciamo, fisico-manuale ed una interpretazione spirituale. Quando le due si integrano si ha una bella esecuzione.
Ora ritorniamo al concetto di ordine che la castità crea nell’esercizio della sessualità. Essa integra la dimensione psico-fisica nella dimensione spirituale. Che cosa significa in realtà questa integrazione? che l’unione fisica esprime veramente la comunione d’amore dello sposo e della sposa, che non esistono più separatamente ma sono l’uno dell’altro. La castità pone ordine nella sessualità perché fa sì che essa sia il linguaggio del vero amore. Si può esprimere questo pensiero con una pagina tratta da un dramma scritto dal S. Padre in giovane età: “Non esiste nulla che più dell’amore occupi sulla superficie della vita umana più spazio, e non esiste nulla che più dell’amore sia sconosciuto e misterioso. Divergenza fra quello che si trova alla superficie ed il mistero dell’amore — ecco la fonte del dramma… La superficie dell’amore ha una sua corrente, corrente rapida, sfavillante, facile al mutamento. Caleidoscopio di onde e di situazioni così piene di fascino. Questa corrente diventa spesso tanto vorticosa da travolgere la gente, donne e uomini. Convinti che hanno toccato il settimo cielo dell’amore — non lo hanno sfiorato nemmeno”. E ancora: “La vita è un’avventura che ha anche una sua logica e coerenza — e non si può lasciare il pensiero e l’immaginazione a se stessi! Con che cosa allora devono stare?… il pensiero — evidentemente — deve stare con la verità”.
La corrente più o meno varia delle nostre emozioni deve essere inscritta nella tranquilla pace di un amore che si dona: in questo consiste la castità coniugale.
Anche nel caso della castità coniugale sono necessarie alcune condizioni, senza le quali essa non può esistere.
La prima condizione è l’auto-dominio cui ci si deve educare fin dal fidanzamento ed anche prima. Un’altra condizione è quella che potremmo chiamare la purezza dello sguardo. Gesù nel discorso della montagna parla di uno sguardo che è tale da deturpare la dignità della persona (“chi guarda…”). È la capacità di vedere sempre nel corpo ed attraverso il corpo la persona che merita sempre rispetto e venerazione. Quanto è difficile oggi conservare questa purezza! Uno degli aspetti più deteriori della cultura in cui viviamo è proprio l’uso che si fa del corpo, soprattutto femminile, addirittura per scopi economici, come vediamo in tanti spot televisivi.
Dunque, possiamo concludere questo secondo punto della nostra catechesi. La virtù della castità è quella forza interiore che consente agli sposi di vivere la loro sessualità integralmente ed ordinatamente. Essa si pone al servizio dell’amore coniugale, nel senso che solo la persona casta sa amare come si devono amare gli sposi, nel dono totale reciproco delle loro persone.

CONCLUSIONE

Uno dei titoli in cui la pietà cristiana ha invocato la Madre di Dio è stato: madre del bell’amore. L’amore cioè ha in sé una sua straordinaria bellezza che lo rende così attraente. Ascoltiamo, per terminare, quanto dice il S. Padre nella Lettera alle famiglie: “Quando parliamo del “bell’amore”, parliamo per ciò stesso della bellezza: bellezza dell’amore e bellezza dell’essere umano che, in virtù dello Spirito Santo è capace di tale amore. Parliamo della bellezza dell’uomo e della donna: della loro bellezza come fratelli o sorelle, come fidanzati, come coniugi. Il Vangelo chiarisce non soltanto il mistero del “bell’amore”, ma anche quello non meno profondo della bellezza, che è da Dio come l’amore. Sono da Dio l’uomo e la donna, persone chiamate a diventare dono reciproco. Dal dono originario dello Spirito “che dà la vita” scaturisce il dono vicendevole di essere marito o moglie, non meno del dono di essere fratello o sorella”.
Gli sposi affidino il loro amore alla Madre dell’amore perché non sia deturpato dal peccato, ma sia casto e forte.

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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