Le uscite del sabato sera: che fare?

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Una delle domande ricorrenti che mi rivolgevano i genitori quando ero in oratorio o a scuola era: devo concedere il permesso a mio figlio/a  adolescente di uscire la sera oppure no? Fino a che ora concedere il rientro? Accompagnare i figli in discoteca o consentire loro di andarci con gli amici? Negoziare o impedire?
Non vi è dubbio che per un genitore sia assai difficile rispondere a queste domande. Va detto prima di tutto che il bisogno di libertà e la richiesta di avere sempre più spazi disponibili per condividere con i coetanei sia un’esigenza del tutto normale e fisiologica. La richiesta di libertà appartiene al bisogno di crescere e quello di stare fuori la sera, o per meglio dire la notte, è una messa alla prova di se stessi. Gli adolescenti pretendono quel tempo notturno perché, tra infinite discussioni e l’ebrezza della musica a megadecibel fino al primo albeggiare del giorno, hanno bisogno di capire se stessi e gli altri.

Queste notti, come dice il refrain di una famosa canzone, servono per allontanarsi da un’infanzia ormai troppo stretta e ormai troppo lunga. Perché diventare adulti, vuol dire riconoscersi capaci di orientarsi in quell’oscurità che un tempo faceva paura, ma anche essere riconosciuti come grandi.
Il problema è come assecondare questo bisogno e al contempo proteggere i figli dai pericoli, aiutarli a non incorrere in incidenti, a non provocarne. Entra in gioco la capacità di mediare magari con estenuanti trattative. Diventa urgente per un genitore, quando un figlio comincia a manifestare le sue richieste di autonomia, di tempo serale da condividere in discoteca, con gli amici al bar o in qualsiasi altro luogo di ritrovo, imparare l’arte della negoziazione, ma anche quella di definire regole precise e accordi.

 Certamente vi è la necessità di sapere dove un figlio andrà e con chi.

Certamente il permesso ad uscire il sabato sera, giornata sacra per i giovani, e il tempo della “libera uscita” vanno commisurate all’età degli adolescenti.

L’ora del rientro  sarà certamente diversa se un ragazzo ha 13/14 anni  o 18/19.  Tuttavia è necessario accordarsi senza lasciarsi intrappolare da frasi del tipo: “Tutti i miei amici possono rientrare quando vogliono e solo io non posso…” oppure “Tu non hai fiducia in me” o “Tanto le stupidaggini si fanno a qualsiasi ora”.
Per la prima è sufficiente informarsi, prendere contatti con gli altri genitori, fare alleanze e comunità con altri padri e madri. Basta una  telefonata per scoprire che anche nelle altre famiglie vi è lo stesso problema. Allora ci si organizza. Si definiscono orari e tempi di rientro comuni, condivisi anche dagli altri genitori.

Probabilmente è necessario tenere conto che il sabato sera i locali non cominciano a funzionare prima della mezzanotte e che sarebbe assurdo immaginare il rientro dell’adolescente alle 12,30. Bisogna negoziare un’ora adeguata, mediare e trovare un punto di incontro, poi pretenderne il rispetto. Negoziare non vuol dire rinunciare a decidere e definire il limite. I ragazzi lo sanno bene che esistono i limiti e, per quanto tentino di  avvantaggiarsi, si aspettano che gli adulti sappiano dire loro fin dove possono arrivare. E’ quando i paletti non vengono indicati oppure le trasgressioni non vengono sanzionate che gli adolescenti non sanno più orientarsi e finiscono per non riconoscere le loro responsabilità.
Definire l’ora del rientro e aspettarsi che questa venga osservata è compito del genitore che deve assumersi il carico delle decisioni e allo stesso tempo concordare anticipatamente la sanzione, nel caso in cui vi fosse una trasgressione. Non si tratta di essere ossessivi controllando al minuto l’ora, quanto però di far rispettare un accordo. Non segnalare, o non verificare se il limite è stato rispettato può alimentare nell’adolescente l’idea che tutto è banale e non ha valore.  Che a tutto si può trasgredire senza conseguenze. Il che non aiuta a far crescere il senso di responsabilità.
Certo in alcuni casi, soprattutto nei giovani adolescenti, per aiutarli a rispettare gli impegni è necessario forse anche accompagnarli alla meta e andare a riprenderli. Potranno storcere il naso, reclameranno più fiducia, ma non bisognerà lasciarsi troppo intimidire. Al gruppo dei pari, assolutamente vitale per la crescita di un ragazzo, bisogna contrapporre il gruppo degli adulti. Per questo è importante conoscere gli altri genitori degli amici che un figlio frequenta e con loro trovare accordi e intenti comuni.

Senza aspettare che si metta in funzione dappertutto l’iniziativa salvifica del pullman o del treno delle discoteche possiamo cominciare noi adulti a turno a fare comunità, a condividere il peso e le fatiche dell’essere genitori in un tempo assai difficile.

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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