Le comunità di Leno e Milanello salutano e ringraziano don Carlo

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Il Saluto di Monsignore

Don Carlo lascia la Parrocchia di Leno dopo dieci anni di servizio all’oratorio. È stata la sua prima esperienza sacerdotale e questo non è un aspetto secondario, se è vero che i primi anni di sacerdozio danno un’impronta che, per alcuni aspetti, segna in modo particolare la vita di un prete.

Credo che don Carlo si sia trovato bene a Leno e che nell’oratorio, a contatto con i ragazzi e le loro famiglie, abbia potuto fare un’esperienza che l’ha arricchito umanamente e spiritualmente: non è fuori luogo dire che lì ha maturato la sua personalità sacerdotale. Il rapporto con le famiglie, in particolare, permette al sacerdote di dare concretezza ed equilibrio alla propria vita.

Di questo dobbiamo ringraziare con lui e per lui il Signore, nella consapevolezza che è proprio il Signore che traccia i percorsi della nostra esistenza e li accompagna con la sua benevolenza.

C’è, poi, una gratitudine che va espressa a don Carlo: e lo faccio con profonda convinzione, non solo a titolo personale, ma a nome soprattutto di tante famiglie i cui ragazzi sono cresciuti in oratorio per l’impegno educativo con il quale li ha seguiti e formati.

Don Carlo ha svolto il ministero in oratorio con freschezza, entusiasmo e dedizione, a tempo pieno, mettendoci le sue energie e capacità, affrontando le situazioni più delicate con intelligenza, avendo come preoccupazione unica la formazione del mondo giovanile. Se c’è un aspetto peculiare che va evidenziato nella sua azione educativa è la ricchezza dei contenuti che egli ha offerto: non si è lasciato tentare da forme giovanilistiche (che magari riscuotono un consenso immediato, ma che, a lungo andare, non lasciano tracce nella vita dei giovani), ma ha “puntato al sodo” e ha privilegiato proposte impegnative, quelle che non durano il tempo di una “moda”, ma motivano seriamente le scelte personali. Di questa ricchezza ne hanno beneficiato, oltre ai ragazzi-adolescenti e giovani, i suoi collaboratori: catechisti, educatori, animatori, responsabili dei vari settori gli devono riconoscenza.

Personalmente gli sono grato per la fiducia e l’affetto dimostrati verso di me. La condivisione quotidiana della mensa, poi, ci ha permesso di acquisire sintonia di pensiero e di valutazione che, pur nella diversità dei ruoli, ha favorito il comune servizio alla parrocchia. Lo ringrazio anche a nome degli altri sacerdoti, con i quali ha sempre avuto rapporti di grande cordialità. Al di là di quanto siamo riusciti a costruire insieme, oso sperare che l’esempio di fraternità abbia costituito la testimonianza più credibile resa alle comunità cristiane di Leno e Milzanello. Sono convinto che il contributo pastorale più efficace che noi sacerdoti possiamo offrire è lo “spirito di comunione” che sa far sintesi di personalità, caratteri e visioni diverse e che antepone il bene della gente a tutte le progettazioni personali.

Sono felice che don Carlo sia stato chiamato all’Ufficio Missionario Diocesano: è una responsabilità e un impegno delicato. Avrà la possibilità, e la grazia, di fare un’esperienza molto ricca, un’esperienza dalla quale imparerà ad amare ancor di più la Chiesa. Nel suo nuovo ministero scoprirà, non senza commozione, negli avamposti umani più dimenticati, la presenza di croci o campanili, all’ombra dei quali, piccole comunità di credenti, per amore del Signore e in nome della Chiesa, hanno scelto di spendere la propria vita per i fratelli.

Caro don Carlo, tantissimi, affettuosi, auguri.

Monsignore

Don Carlo Tartari

Ciao don! il saluto del sindaco

Esiste un età nella quale tutti noi (o almeno è stato così per la mia generazione) frequentiamo quotidianamente l’oratorio. È l’età dei giochi, delle scoperte, dei timori e della curiosità. È l’età in cui si cresce e ci si forma per eccellenza. È l’età in cui si costruiscono e consolidano relazioni e affetti che molto spesso ci accompagnano per tutta la vita. La figura del “don dell’oratorio” è quella più importante, è il motore delle nostre emozioni e colui che ci aiuta con sguardo benevolo e attento a capirle e a capirci, passando spesso sopra ai nostri scivoloni e alle nostre incertezze facendo in modo di aiutarci a tradurre anche i nostri turbamenti (tipici di quell’età) in patrimonio positivo.

Se chiudo gli occhi ricordo ancora con grande nitidezza le parole e i volti di don Eraldo Fracassi e di don Domenico Sudati, che sono stati i miei curati, ricordo le loro risate nei pomeriggi assolati del grest e conservo come uno dei doni più preziosi che la vita mi abbia fatto, l’affetto e il clima nel quale mi hanno fatto crescere e imparare che la vita è un dono importante che ci viene dato da qualcuno di ancora più importante che anche se non si vede, c’è.

Questo è quello che anche tu don Carlo hai saputo fare per la nostra comunità di Leno, e l’hai saputo fare con il tuo inconfondibile stile. Gli stessi ricordi di cui ti ho appena parlato coroneranno la vita di moltissime ragazze e ragazzi del nostro paese e tu sarai con noi e con loro anche se dovessi essere fisicamente lontanissimo, perché sarai nei nostri cuori.

Non pensare però di sparire perché di sicuro ti verremo a cercare ancora, magari per ascoltare insieme della buona musica e bere insieme una birra, ricordando quanto di buono abbiamo fatto insieme e riflettendo sugli errori che immancabilmente si fanno quando si lavora per il bene della comunità, sia in Oratorio che in Comune.

Grazie don, grazie di cuore per tutto quello che ci hai donato, per le tue energie di giovane “uomo del signore” che così generosamente hai saputo distribuire a piene mani e per tutti.

Il tuo sorriso e la tua gentilezza saranno il miglior biglietto da visita che tutti insieme e grazie a te potremo orgogliosamente offrire a chi verrà dopo di te.

Un abbraccio sincero e commosso.

Pietro Bisinella

Caro don Carlo,

il tuo tempo a Leno sta per concludersi e desidero ribadire ciò che ti ho già detto: “mi dispiace!”. Dieci anni di conoscenza e collaborazione, pur minima, lasciano il segno. Inevitabilmente il ricordo va al tuo arrivo, fresco sacerdote, nel nostro oratorio per il tuo primo incarico da curato. Mi colpì la tua giovinezza, il sorriso aperto, dolce, un po’ birichino. Un bel ragazzo che aveva un solo anno in meno di mio figlio. Questo particolare fece vibrare di tenerezza e trepidazione le mie corde di mamma. Pensai alla tua, che certamente fiera di un figlio consacrato a Dio, era pienamente cosciente di quanto fosse ardua la tua scelta, soprattutto in questa epoca poco rassicurante in cui più che mai “nascono nuove morali, ma i peccati degli uomini rimangono sempre gli stessi”, per dirla con lo sconsolato pretino, protagonista del primo romanzo di Bernanos.

Ricordo che allora, augurandoti un buon lavoro, nel nostro oratorio, non proprio facile da gestire, te ne sarai accorto, ti scusasti della tua giovinezza ed inesperienza. Conobbi più di te e della tua vita quando, con Marisa, ti invitammo a dare testimonianza, ai nostri ragazzi del catechismo, della tua scelta vocazionale. Fu un bellissimo incontro. I ragazzi ti posero mille domande, incuriositi dalla tua storia di giovane adulto che, avviato ad una brillante carriera, decideva invece di farsi sacerdote. Fosti avvincente e convincente: veramente un avvocato mancato per la società, ma non per nostro Signore che aveva voluto l’esclusiva. In seguito ho potuto ammirare, sempre più, la tua capacità di trovare le chiavi per entrare in relazione sia con i bambini che con gli adolescenti ed i giovani che riuscivi ad affascinare con i racconti del Vangelo, applicati alle loro realtà.

Personalmente ho trovato spesso nelle tue riflessioni pacificazioni, messaggi di speranza, risposte al mio continuo bisogno di ricerca, lasciandomi sorprendere dalla profondità del tuo pensiero espresso con eleganza e semplicità, propria di chi, nel cammino interiore, mira all’essenza sfrondando l’inutile. Essenziale è la parola evangelica. “La parola ha bisogno di essere annunciata, la parola non va rinchiusa in alcun recinto, la parola parla ad ogni uomo e ci sorprende sempre.

Gesù prima di chiamare a sé è andato verso l’umanità laddove gli uomini faticano, vivono, lavorano, soffrono, festeggiano.” Non ti sembrano profetiche queste parole da te scritte tre anni fa? Il tuo spirito missionario ed ecumenico te le suggeriva ed oggi, ormai guarito dall’inesperienza, grazie anche alle anime di Leno, puoi metterle in pratica nella nuova avventura a cui il Signore ti chiama. Altre anime si nutriranno del tuo esserci.

Grazie, don Carlo. Accetta la benedizione di mamma.

Claudia

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ORANews

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Oratorio San Luigi di Leno


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